Cronaca

«Se non paghi ti faccio passare dei guai»

«Se non paghi ti faccio passare dei guai»
Cronaca 06 Giugno 2015 ore 08:05

Per l’accusa di estorsione da 20mila euro all’ex datore di lavoro di un’impresa funebre, il pubblico ministero ha chiesto due anni e mezzo di reclusione, mercoledì mattina nel corso dell’udienza preliminare, nei confronti di Gian Paolo Finotti, 62 anni, di Vigliano, arrestato a maggio dell’anno scorso e poi messo subito ai “domiciliari”, al termine di un’operazione condotta dai carabinieri della Procura coordinati dal maresciallo Tindaro Gullo.
«Se non paghi - aveva intimato l’imputato all’ex datore di lavoro, non sapendo di essere filmato e registrato - ti faccio passare dei guai, ti rovino l’azienda, mi rivolgo alla Guardia di finanza, all’Ispettorato del lavoro e ai giornali...».
Secondo l’imputato - difeso dall’avvocato Lucia Acconci - quei soldi gli erano dovuti a titolo di arretrati in quando aveva lavorato per conto dell’imprenditore dal 2011 all’aprile del 2013 quando un’altra impresa era stata costretta a cessare l’attività. Così, mercoledì mattina, davanti al giudice Claudio Ferrero, il difensore ha chiesto per Finotti l’assoluzione e, in subordine, la derubricazione del reato da estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni, che prevede pene molto più miti.
Ha chiesto infine la condanna, allineandosi alle richiesta delle pubblica accusa, il rappresentante di parte civile, avvocato Sandro Delmastro, che rappresentava la parte offesa e cioé l’Impresa funebre Marucchi di Gaglianico.
L’incontro tra il titolare dell’impresa, Gianluca Marucchi, e l’ex dipendente c’era effettivamente stato. Ma non appena era avvenuta la consegna dei soldi e il presunto estorsore era salito in macchina con l’intenzione di allontanarsi, erano intervenuti i carabinieri che gli avevano sbarrato la strada con un’azione da telefilm poliziesco, lo avevano controllato e gli avevano sequestrato oltre ai soldi anche due cutter (uno regolarmente chiuso, l’altro lungo 23 centimetri inserito nella tasca portaoggetti laterale dell’auto, dalla parte del conducente, a portata di mano e con la lama estratta e pronta all’uso) e una mazza in legno lunga 59 centimetri, larga 5 e spessa 3, tutta nastrata con nastro isolante di colore nero.
I soldi, quaranta banconote da 500 euro in precedenza fotocopiate e con i numeri di matricola annotati uno ad uno, erano inseriti in un sacchetto che l’indagato aveva appoggiato sul sedile del passeggero non immaginando ciò che da lì a pochi minuti lo avrebbe aspettato.
Valter Caneparo

Per l’accusa di estorsione da 20mila euro all’ex datore di lavoro di un’impresa funebre, il pubblico ministero ha chiesto due anni e mezzo di reclusione, mercoledì mattina nel corso dell’udienza preliminare, nei confronti di Gian Paolo Finotti, 62 anni, di Vigliano, arrestato a maggio dell’anno scorso e poi messo subito ai “domiciliari”, al termine di un’operazione condotta dai carabinieri della Procura coordinati dal maresciallo Tindaro Gullo.
«Se non paghi - aveva intimato l’imputato all’ex datore di lavoro, non sapendo di essere filmato e registrato - ti faccio passare dei guai, ti rovino l’azienda, mi rivolgo alla Guardia di finanza, all’Ispettorato del lavoro e ai giornali...».
Secondo l’imputato - difeso dall’avvocato Lucia Acconci - quei soldi gli erano dovuti a titolo di arretrati in quando aveva lavorato per conto dell’imprenditore dal 2011 all’aprile del 2013 quando un’altra impresa era stata costretta a cessare l’attività. Così, mercoledì mattina, davanti al giudice Claudio Ferrero, il difensore ha chiesto per Finotti l’assoluzione e, in subordine, la derubricazione del reato da estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni, che prevede pene molto più miti.
Ha chiesto infine la condanna, allineandosi alle richiesta delle pubblica accusa, il rappresentante di parte civile, avvocato Sandro Delmastro, che rappresentava la parte offesa e cioé l’Impresa funebre Marucchi di Gaglianico.
L’incontro tra il titolare dell’impresa, Gianluca Marucchi, e l’ex dipendente c’era effettivamente stato. Ma non appena era avvenuta la consegna dei soldi e il presunto estorsore era salito in macchina con l’intenzione di allontanarsi, erano intervenuti i carabinieri che gli avevano sbarrato la strada con un’azione da telefilm poliziesco, lo avevano controllato e gli avevano sequestrato oltre ai soldi anche due cutter (uno regolarmente chiuso, l’altro lungo 23 centimetri inserito nella tasca portaoggetti laterale dell’auto, dalla parte del conducente, a portata di mano e con la lama estratta e pronta all’uso) e una mazza in legno lunga 59 centimetri, larga 5 e spessa 3, tutta nastrata con nastro isolante di colore nero.
I soldi, quaranta banconote da 500 euro in precedenza fotocopiate e con i numeri di matricola annotati uno ad uno, erano inseriti in un sacchetto che l’indagato aveva appoggiato sul sedile del passeggero non immaginando ciò che da lì a pochi minuti lo avrebbe aspettato.
Valter Caneparo

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