Rubate undici mucche da una stalla

Rubate undici mucche da una stalla
28 Febbraio 2017 ore 11:25

MOTTALCIATA – Dopo le pecore, i ladri hanno preso di mira le mucche: nella notte tra venerdi? e sabato, ne sono sparite undici, tutte di razza pezzata rossa d’Oropa, per un valore complessivo di circa ventimila euro. Il furto e? stato commesso da una gang di specialisti in una cascina di frazione Garella a Mottalciata. Delle indagini se ne stanno occupando i carabinieri del paese e gli ex appartenenti del Corpo forestale dello Stato che, dal primo gennaio, sono confluiti nell’Arma dei carabinieri per formare uno speciale nucleo.

Si tratta quasi certamente di un furto su commissione commesso da professionisti del settore. Non e? da tutti, infatti, convincere delle vacche del peso compreso tra i seicento e gli ottocento chili, a salire su un camion. «E’ necessario avere esperienza, sapere molto bene cosa si sta facendo. E’ evidente che chi ha agito era un professionista, non e? infatti da tutti far salire simili bestioni nel cassone di un camion…», spiega un allevatore d’esperienza.

Tutte le mucche rubate erano dotate di apposito microchip (come prescrive la legge in materia), non e? chiaro se applicato a un orecchio o inserito nello stomaco. I dispositivi elettronici, infatti, possono essere di vario genere. Come il “Bolo ruminale”, una capsula di ceramica che contiene un microchip e che viene introdotto nel rumine dell’animale con un accessorio che si chiama “Lanciaboli”. In alternativa si puo? scegliere di marcare l’animale con una “marca elettronica auricolare” che contiene un microchip. In questo caso, per i ladri, grazie a una particolare pinza, e? piu? facile levare il microchip.

Difficile supporre che il furto sia stato commesso per dispetto. E’ piu? probabile che i ladri si siano impadroniti delle undici vacche per poi rivenderle a qualche allevatore compiacente e senza scrupoli, di quelli che non si soffermano a chiedere la provenienza degli animali. Applicando nuovi microchip con i dati del nuovo proprietari, potranno per cosi? dire “riciclare” le mucche rubate. Secondo quanto e? stato comunicato sinora, i ladri sono entrati nel cortile dell’azienda agricola dopo aver forzato il cancello. Hanno quindi aperto la stalla e fatto salire una ad una le mucche su un camion. Si sono pertanto allontanati indisturbati. A chiedere l’intervento dei carabinieri e? stato l’allevatore, 41 anni, che durante la notte del furto non si sarebbe accorto di nulla.
A novembre i ladri, sempre tra Mottalciata e Castelletto Cervo, avevano rubato due greggi di pecore e capre, anche in questo caso fatti salire su furgoni e camion. Parte dei capi di bestiame rubati, erano poi stati trovati dai carabinieri del Nucleo forestale.

V.Ca. 

MOTTALCIATA – Dopo le pecore, i ladri hanno preso di mira le mucche: nella notte tra venerdi? e sabato, ne sono sparite undici, tutte di razza pezzata rossa d’Oropa, per un valore complessivo di circa ventimila euro. Il furto e? stato commesso da una gang di specialisti in una cascina di frazione Garella a Mottalciata. Delle indagini se ne stanno occupando i carabinieri del paese e gli ex appartenenti del Corpo forestale dello Stato che, dal primo gennaio, sono confluiti nell’Arma dei carabinieri per formare uno speciale nucleo.

Si tratta quasi certamente di un furto su commissione commesso da professionisti del settore. Non e? da tutti, infatti, convincere delle vacche del peso compreso tra i seicento e gli ottocento chili, a salire su un camion. «E’ necessario avere esperienza, sapere molto bene cosa si sta facendo. E’ evidente che chi ha agito era un professionista, non e? infatti da tutti far salire simili bestioni nel cassone di un camion…», spiega un allevatore d’esperienza.

Tutte le mucche rubate erano dotate di apposito microchip (come prescrive la legge in materia), non e? chiaro se applicato a un orecchio o inserito nello stomaco. I dispositivi elettronici, infatti, possono essere di vario genere. Come il “Bolo ruminale”, una capsula di ceramica che contiene un microchip e che viene introdotto nel rumine dell’animale con un accessorio che si chiama “Lanciaboli”. In alternativa si puo? scegliere di marcare l’animale con una “marca elettronica auricolare” che contiene un microchip. In questo caso, per i ladri, grazie a una particolare pinza, e? piu? facile levare il microchip.

Difficile supporre che il furto sia stato commesso per dispetto. E’ piu? probabile che i ladri si siano impadroniti delle undici vacche per poi rivenderle a qualche allevatore compiacente e senza scrupoli, di quelli che non si soffermano a chiedere la provenienza degli animali. Applicando nuovi microchip con i dati del nuovo proprietari, potranno per cosi? dire “riciclare” le mucche rubate. Secondo quanto e? stato comunicato sinora, i ladri sono entrati nel cortile dell’azienda agricola dopo aver forzato il cancello. Hanno quindi aperto la stalla e fatto salire una ad una le mucche su un camion. Si sono pertanto allontanati indisturbati. A chiedere l’intervento dei carabinieri e? stato l’allevatore, 41 anni, che durante la notte del furto non si sarebbe accorto di nulla.
A novembre i ladri, sempre tra Mottalciata e Castelletto Cervo, avevano rubato due greggi di pecore e capre, anche in questo caso fatti salire su furgoni e camion. Parte dei capi di bestiame rubati, erano poi stati trovati dai carabinieri del Nucleo forestale.

V.Ca. 

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