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Ristoranti e bar: quasi 7 su 10 rischiano di non sopravvivere

Le Regioni del Nord Est e del Centro Italia sembrano soffrire meno, mentre più grave è la situazione nelle Isole e al Sud.

Ristoranti e bar: quasi 7 su 10 rischiano di non sopravvivere
Biella Città, 14 Settembre 2020 ore 09:07

Ristoranti e bar: quasi 7 su 10 rischiano di non sopravvivere.

Numeri impietosi

Secondo una stima Confesercenti, 90mila imprese hanno chiuso a causa del coronavirus, quasi 600mila potrebbero non sopravvivere e circa mezzo milione taglieranno posti di lavoro. L’Istat conferma questi dati: a rischio chiusura è il 38% delle imprese, percentuale che sale al 57,8% nell’ospitalità e al 66,5% nella ristorazione. A scriverlo, i colleghi di Primanovara.

I dati

L’ultima stima realizzata da Confesercenti sulle imprese in Italia, conseguentemente alla crisi dovuta al coronavirus, è allarmante: tra saracinesche abbassate, ingressi chiusi e tavoli e sedie accatastate, si contano 90mila tra hotel, b&b, negozi, bar e ristoranti che hanno chiuso i battenti in questi mesi. Quasi 600mila sono le realtà in bilico, che rischiano di dover chiudere se la situazione non dovesse stabilizzarsi nei prossimi mesi. Circa mezzo milione quelle pronte a tagliare posti di lavoro, che siano indeterminati o no.

Il sondaggio

Questi dati, riportati da Confesercenti (che rappresenta, ricordiamolo, un milione e 200mila imprese in tutta Italia), sono il risultato di un sondaggio sottoposto a tutti gli associati ed elaborato con Swg. Il 7% delle realtà, alla domanda di Confesercenti, ha risposto dichiarando di essere fallito. E le prospettive non sono buone soprattutto per i bar e i ristoranti che si stanno preparando all’autunno: l’estate, infatti, è stata caratterizzata dai dehors temporanei (e non) che hanno permesso all’attività di ricevere un maggior numero di clienti in tutta sicurezza. Ma con le temperature pronte a scendere, gli esterni non saranno più disponibili e ci si dovrà accontentare dei metri quadri al coperto che si hanno a disposizione. Se bar e ristoranti soffrono a causa di questa obbligata ed imminente limitazione, le strutture extra-alberghiere e gli hotel risentono ancora delle limitazioni degli spostamenti, del rinvio dei viaggi internazionali, dei controlli sanitari alle frontiere. A questa situazione va poi aggiunto il peso dello smart working, che anche per spostamenti interni ai confini, ha effetti collaterali sul turismo dei convegni, molti dei quali si dovrebbero svolgere in questi mesi (e molti dei quali rinviati all’anno prossimo).

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