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Rave party, a sentenza dopo dieci anni

Rave party, a sentenza dopo dieci anni
Cronaca 25 Marzo 2016 ore 16:22

Qualcuno ha pagato, anche, se in termini di pena, in modo decisamente mite. Altri sono stati prosciolti di recente dal giudice, Pietro Brovarone, che ha disposto per diciassette di loro il non doversi procedere «per estinzione del reato di cui all’imputazione per intervenuta prescrizione». Stiamo parlando dei 61 giovani denunciati a suo tempo dai carabinieri per aver partecipato a un rave party organizzato nel cuore della Bessa, tra Zubiena e Mongrando, lungo la strada sterrata che si collega a Borriana, a due passi dal torrente Elvo.

L’ultimo strascico di quel procedimento, si è chiuso nei giorni scorsi. Di anni ne sono passati addirittura nove, o quasi, considerato che quel rave si è svolto a giugno del 2007. Se è vero che la giustizia lenta non è mai vera giustizia, siamo di fronte a uno dei casi lampanti.

I reati di cui di norma vengono accusati i partecipanti ai rave party (gli ultimi due, con centinaia di denunciati, si sono svolti a Masserano e a Verrone, nei capannoni abbandonati ex Aiazzone), primo tra tutti l’invasione di terreni ed edifici, ci mettono poco a cadere in prescrizione. Nel caso della festa organizzata alla Bessa, qualcuno i conti con la giustizia li ha dovuti però fare. L’allora Pubblico ministero, infatti, aveva chiesto per tutti l’emissione del decreto di condanna per aver “invaso ”il Parco della Bessa di proprietà della Regione Piemonte (che, a onor del vero, non si è mai presentata per la costituzione di parte civile, così come l’ente parco), «per svolgervi un raduno non autorizzato». Il piemme era partito da una pena base di 30 giorni di reclusione più 150 euro di multa, ridotta per effetto dello “sconto” previsto per le attenuanti e per il rito alternativo, a 430 euro di multa per ciascun imputato identificato dai carabinieri.

Chi si è affidato a un legale e ha fatto opposizione, è andato incontro alla sentenza di non doversi procedere per prescrizione, gli altri, trascorso il periodo canonico previsto per presentare ricorso, si sono visti ratificare la condanna, minima, ma pur sempre condanna iscritta nel casellario giudiziale.

Nel corso di quella festa (durante le quali, è notorio, circolano fiumi di droga e di alcol), i carabinieri non erano rimasti con le mani in mano. Oltre a identificare numerosi tra i partecipanti grazie alle targhe delle tante auto parcheggiate in zona oppure direttamente fermando i giovani lungo le strade, i militari avevano arrestato un giovane milanese per spaccio di droga (era stato trovato con un “panetto” di hashish) e altri cinque erano stati solo denunciati per lo stesso reato. Tra i giovani finiti nei guai, provenienti per lo più da Veneto e Lombardia, c’erano anche alcuni biellesi, tra i quali i due che avevano portato sul posto, con un furgone, la potente apparecchiatura tecnica utilizzata per la diffusione della musica durante il raduno e alimentata grazie a un gruppo elettrogeno. Qualche biellese ha accettato il decreto penale di condanna, cinque di loro (residenti a Zumaglia, Candelo, Pollone, Occhieppo Superiore, Valle San Nicolao e Biella) hanno tenuto duro sino alla lettura della sentenza dei giorni scorsi che ha confermato l’estinzione del reato.

Valter Caneparo

Qualcuno ha pagato, anche, se in termini di pena, in modo decisamente mite. Altri sono stati prosciolti di recente dal giudice, Pietro Brovarone, che ha disposto per diciassette di loro il non doversi procedere «per estinzione del reato di cui all’imputazione per intervenuta prescrizione». Stiamo parlando dei 61 giovani denunciati a suo tempo dai carabinieri per aver partecipato a un rave party organizzato nel cuore della Bessa, tra Zubiena e Mongrando, lungo la strada sterrata che si collega a Borriana, a due passi dal torrente Elvo.

L’ultimo strascico di quel procedimento, si è chiuso nei giorni scorsi. Di anni ne sono passati addirittura nove, o quasi, considerato che quel rave si è svolto a giugno del 2007. Se è vero che la giustizia lenta non è mai vera giustizia, siamo di fronte a uno dei casi lampanti.

I reati di cui di norma vengono accusati i partecipanti ai rave party (gli ultimi due, con centinaia di denunciati, si sono svolti a Masserano e a Verrone, nei capannoni abbandonati ex Aiazzone), primo tra tutti l’invasione di terreni ed edifici, ci mettono poco a cadere in prescrizione. Nel caso della festa organizzata alla Bessa, qualcuno i conti con la giustizia li ha dovuti però fare. L’allora Pubblico ministero, infatti, aveva chiesto per tutti l’emissione del decreto di condanna per aver “invaso ”il Parco della Bessa di proprietà della Regione Piemonte (che, a onor del vero, non si è mai presentata per la costituzione di parte civile, così come l’ente parco), «per svolgervi un raduno non autorizzato». Il piemme era partito da una pena base di 30 giorni di reclusione più 150 euro di multa, ridotta per effetto dello “sconto” previsto per le attenuanti e per il rito alternativo, a 430 euro di multa per ciascun imputato identificato dai carabinieri.

Chi si è affidato a un legale e ha fatto opposizione, è andato incontro alla sentenza di non doversi procedere per prescrizione, gli altri, trascorso il periodo canonico previsto per presentare ricorso, si sono visti ratificare la condanna, minima, ma pur sempre condanna iscritta nel casellario giudiziale.

Nel corso di quella festa (durante le quali, è notorio, circolano fiumi di droga e di alcol), i carabinieri non erano rimasti con le mani in mano. Oltre a identificare numerosi tra i partecipanti grazie alle targhe delle tante auto parcheggiate in zona oppure direttamente fermando i giovani lungo le strade, i militari avevano arrestato un giovane milanese per spaccio di droga (era stato trovato con un “panetto” di hashish) e altri cinque erano stati solo denunciati per lo stesso reato. Tra i giovani finiti nei guai, provenienti per lo più da Veneto e Lombardia, c’erano anche alcuni biellesi, tra i quali i due che avevano portato sul posto, con un furgone, la potente apparecchiatura tecnica utilizzata per la diffusione della musica durante il raduno e alimentata grazie a un gruppo elettrogeno. Qualche biellese ha accettato il decreto penale di condanna, cinque di loro (residenti a Zumaglia, Candelo, Pollone, Occhieppo Superiore, Valle San Nicolao e Biella) hanno tenuto duro sino alla lettura della sentenza dei giorni scorsi che ha confermato l’estinzione del reato.

Valter Caneparo