Cronaca

Prescrizioni a raffica: giustizia che non c’è

Prescrizioni a raffica: giustizia che non c’è
Cronaca 14 Aprile 2016 ore 12:14

E’ l’era della giustizia che arranca e annaspa come vecchia e sgangherata auto in salita, che ha fatto segnare il record storico in fatto di prescrizioni (150 mila in un anno in Italia) e, paradossalmente, il più alto numero di condanne della Corte Europea dei diritti dell’uomo per l’irragionevole durata dei processi. In alcuni casi gli effetti disastrosi della prescrizione prendono forma in tutta la loro negatività. Tra gli addetti ai lavori, avvocati in primis, la proposta di allungare i termini della prescrizione appare come una sconfitta su tutta la linea. I legali dicono no all’allungamento dei termini in quanto si allungherebbero di conseguenza i tempi dei processi con la conseguente mortificazione dei valori della ragionevole durata e della presunta innocenza. Al più, i penalisti hanno di recente chiesto un più razionale impiego delle risorse umane ed economiche in dotazione alla giustizia, al fine di bloccare la falla di uffici giudiziari ridotti all’osso in termini di personale amministrativo.
Scrisse l’avvocato Sandro Delmastro: «Montesquieu affermava che “giustizia ritardata è comunque giustizia negata”. Ed immaginare che un cittadino resti con procedimenti a carico per quindici o vent’anni a disposizione dei pubblici ministeri, espone gli italiani ad una sorta di intollerabile detenzione… “in libertà”, con angoscia per l’imputato, per la sua famiglia, con grave danno morale e materiale per l’inquisito».
Di processi che si protraggono per anni, anche sette-otto e cadono in prescrizione, se ne contano ogni giorno.

Come quello in cui c’erano di mezzo persino una pistola e delle minacce di morte. Ma il giudice, Iolanda Villano, considerato che dalla contestazione dei fatti ad oggi sono trascorsi i cinque anni previsti come massimo periodo per procedere con uno dei reati contestati nel capo d’accusa (detenzione illegale di cartucce nonché mancata custodia di un’arma), ha dichiarato il non doversi procedere per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione. Per un altro capo d’imputazione (il reato di lesioni personali), il giudice ha invece disposto il non doversi procedere per remissione di querela. E per il terzo capo d’accusa (il reato di ingiurie, di recente depenalizzato), è stato infine disposto il non doversi procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. I fatti sono avvenuti il 17 febbraio 2011 a Candelo. Secondo il capo d’accusa, l’imputato, Domenico C., 80 anni, di Candelo, avrebbe colpito in testa la nuora (prognosi di cinque giorni) con una cassetta di legno normalmente utilizzata per contenere la frutta. Avrebbe quindi minacciato pesantemente la donna («Ho la pistola, ti sparo due colpi...»). Avrebbe quindi aggiunto insulti molto pesanti. In seguito alla segnalazione della donna, i carabinieri avevano effettuato una perquisizione a casa dell’imputato dopo aver accertato che, in effetti, era detentore di una pistola marca Bernardinelli calibro 7 e 65. I militari avevano così trovato 25 cartucce dello stesso calibro marca Fiocchi mai denunciate. La pistola, inoltre, non era chiusa in un armadio blindato, si trovava bensì in una scatola di cartone, avvolta in un panno, a sua volta posto in un cassetto di un armadio, peraltro non chiuso a chiave, della camera da letto.

Valter Caneparo

Leggi altre storie sull'Eco di Biella di giovedì 14 aprile 2016

E’ l’era della giustizia che arranca e annaspa come vecchia e sgangherata auto in salita, che ha fatto segnare il record storico in fatto di prescrizioni (150 mila in un anno in Italia) e, paradossalmente, il più alto numero di condanne della Corte Europea dei diritti dell’uomo per l’irragionevole durata dei processi. In alcuni casi gli effetti disastrosi della prescrizione prendono forma in tutta la loro negatività. Tra gli addetti ai lavori, avvocati in primis, la proposta di allungare i termini della prescrizione appare come una sconfitta su tutta la linea. I legali dicono no all’allungamento dei termini in quanto si allungherebbero di conseguenza i tempi dei processi con la conseguente mortificazione dei valori della ragionevole durata e della presunta innocenza. Al più, i penalisti hanno di recente chiesto un più razionale impiego delle risorse umane ed economiche in dotazione alla giustizia, al fine di bloccare la falla di uffici giudiziari ridotti all’osso in termini di personale amministrativo.
Scrisse l’avvocato Sandro Delmastro: «Montesquieu affermava che “giustizia ritardata è comunque giustizia negata”. Ed immaginare che un cittadino resti con procedimenti a carico per quindici o vent’anni a disposizione dei pubblici ministeri, espone gli italiani ad una sorta di intollerabile detenzione… “in libertà”, con angoscia per l’imputato, per la sua famiglia, con grave danno morale e materiale per l’inquisito».
Di processi che si protraggono per anni, anche sette-otto e cadono in prescrizione, se ne contano ogni giorno.

Come quello in cui c’erano di mezzo persino una pistola e delle minacce di morte. Ma il giudice, Iolanda Villano, considerato che dalla contestazione dei fatti ad oggi sono trascorsi i cinque anni previsti come massimo periodo per procedere con uno dei reati contestati nel capo d’accusa (detenzione illegale di cartucce nonché mancata custodia di un’arma), ha dichiarato il non doversi procedere per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione. Per un altro capo d’imputazione (il reato di lesioni personali), il giudice ha invece disposto il non doversi procedere per remissione di querela. E per il terzo capo d’accusa (il reato di ingiurie, di recente depenalizzato), è stato infine disposto il non doversi procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. I fatti sono avvenuti il 17 febbraio 2011 a Candelo. Secondo il capo d’accusa, l’imputato, Domenico C., 80 anni, di Candelo, avrebbe colpito in testa la nuora (prognosi di cinque giorni) con una cassetta di legno normalmente utilizzata per contenere la frutta. Avrebbe quindi minacciato pesantemente la donna («Ho la pistola, ti sparo due colpi...»). Avrebbe quindi aggiunto insulti molto pesanti. In seguito alla segnalazione della donna, i carabinieri avevano effettuato una perquisizione a casa dell’imputato dopo aver accertato che, in effetti, era detentore di una pistola marca Bernardinelli calibro 7 e 65. I militari avevano così trovato 25 cartucce dello stesso calibro marca Fiocchi mai denunciate. La pistola, inoltre, non era chiusa in un armadio blindato, si trovava bensì in una scatola di cartone, avvolta in un panno, a sua volta posto in un cassetto di un armadio, peraltro non chiuso a chiave, della camera da letto.

Valter Caneparo

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