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Lettera dal carcere di Biella

Poliziotto penitenziario aggredito dai detenuti. La rabbia dei colleghi: "Scarsa sicurezza"

Tre sigle sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione e scritto al Provveditorato.

Poliziotto penitenziario aggredito dai detenuti. La rabbia dei colleghi: "Scarsa sicurezza"
Cronaca Biella Città, 28 Maggio 2021 ore 09:59

Poliziotto penitenziario aggredito dai detenuti. La rabbia dei colleghi: "Scarsa sicurezza".

Malcontento tra il personale

Ennesimo comunicato da parte di tre sigle sindacali per denunciare le innumerevoli carenze all'interno della Casa circondariale di Biella e le critiche condizioni in cui gli agenti sono costretti a operare. Addirittura, nei giorni scorsi, un poliziotto lasciato da solo in un reparto, è stato aggredito due volte in tre giorni dai reclusi. A intevenire sono stati Grifoni per l'OSAPP Carbone per la UIL e Raffaele Tuttolomondo per il Si.N.A.P.Pe. La lettera è stata inviata al Provveditorato.
"Ancora una volta - riporta -  le scriventi Organizzazioni Sindacali si vedono costrette a denunciare eventi anomali relativi all’organizzazione del servizio che violano le disposizioni emesse in materia. Come emerge dalla copiosa corrispondenza prodotta e dalle diverse CAR attivate per la gestione dei servizi di Polizia Penitenziaria nella CC di Biella, urge segnalare l’ennesima questione che sta generando un consistente malcontento fra il personale.

Poliziotto aggredito due volte

Ci è stato riferito che, facendo seguito alla programmazione del mese di giugno, una ventina di colleghi abbiano avanzato richiesta per la concessione di congedo ordinario per i primi 15 giorni del mese di giugno, ma la loro richiesta non abbia trovato accoglimento, mentre per altri colleghi che hanno fatto la medesima istanza – con leggero discostamento del periodo richiesto -, sia stata accettata. Non essendoci adeguati motivi che abbiano fatto propendere per l’accoglimento dei secondi rispetto ai primi, si ritiene che questa costituisca la prima palese violazione dei diritti dei dipendenti. A questo si aggiunge, a parere di chi scrive, la mancata attuazione del sistema di Sorveglianza dinamica come previsto dagli accordi sul lavoro dei poliziotti, lasciando pertanto il collega da solo al piano per l’intero turno, situazione questa che ha portato, nell’arco di tre giorni, all’aggressione di un poliziotto per ben due volte, con i detenuti accorsi in soccorso.

Mancato rispetto dei diritti

"Al di là delle questioni singole un primo focus deve essere fatto con riferimento allo stato delle relazioni sindacali e al rispetto delle sue prerogative. La violazione delle regole di relazione risiede ad esempio nel mancato coinvolgimento delle OO.SS. per la modifica dell’organizzazione del lavoro appena rappresentata, con evidenti ripercussioni per la sicurezza sul lavoro del personale. Inoltre, corre l’obbligo di ribadire che allo stato risultano sulla carta circa 210 unità di personale di Polizia Penitenziaria di cui amministrati ne sarebbero solo circa 160: un numero insufficiente se vi si aggiungono i sette distacchi in uscita per motivi di opportunità ed altrettanti colleghi inviati in missione al G.O.M. e una decina di Poliziotti penitenziari posti a disposizione della CMO - con sindromi ansiose - , segnale questo di forte malumore per il mancato rispetto dei diritti garantiti ai dipendenti, inadeguata organizzazione del lavoro, e prolungato livello di stress lavorativo accumulato.

Stato di agitazione

"Tenuto conto di quanto sopra si richiede alla S.V. di valutare con la dovuta celerità un invio di personale a supporto dei colleghi, per permettere loro, anche in vista dell’attuazione del piano ferie estivo, la fruizione dei diritti cosi come previsti dall’AQN e soprattutto il rispetto delle condizioni di dignità lavorativa nonché di garanzia della sicurezza intramuraria. In attesa di sollecito riscontro queste Sigle Sindacali proclamano lo stato di agitazione, atte a sensibilizzare le Autorità e l’opinione pubblica relativamente a quella che è la situazione vissuta dai poliziotti penitenziari della realtà per la quale si scrive".