«Poche vie rosa e intitolate solo a sante»

«Poche vie rosa  e intitolate solo a sante»
11 Aprile 2017 ore 17:36

BIELLA – Se è vero il detto che recita “Tutte le strade portano a Roma”, è anche vero che non tutte le strade, se non pochissime, portano alla parità di genere. E basta leggere targhe e cartelli per rendersene conto: un rapido calcolo, da un capo all’altro dello Stivale, mostra impietoso che, vie, corsi o piazze, sono per lo più intitolati a uomini. E che solo una bassissima percentuale ricorda donne italiane degne di nota. Non perché non ce ne siano state, ma per mera questione di scelta. Una scelta impari. Un Biellese che dimentica le donne. Questa la causa scatenante che ha portato alla fondazione dell’associazione “Toponomastica femminile”, nel lontano 2012. Associazione nazionale fondata da Maria Pia Ercolini, che in questi anni continua a battersi per aumentare i nomi di donna su targhe e cartelli di ogni dove. Biellese compreso. Sì, perché anche nella nostra provincia si verifica ciò che l’analisi, mossa a tappeto da “Toponomastica femminile”, ha evidenziato un po’ in tutta Italia: vale a dire, che nel nostro Paese solo il 4 per cento delle strade è dedicato a una donna. Con una particolarità tutta italiana: ben il 60 per cento delle donne celebrate sono figure religiose e pochissime risultano, invece, quelle legate alla scienza, alla politica o allo sport. “Colmare un vuoto”. «La storia ufficiale ha spesso dimenticato le donne e il loro operato – recita la mission dell’associazione –  Oggi, colmare il vuoto creato da questa dimenticanza significa riscoprire figure significative e originali, ma vuol dire anche imparare a guardare la storia e la vita di tutte e tutti con occhi diversi, capaci di cogliere valori dagli orizzonti più ampi». Il censimento in provincia. Il Biellese, se non è stato subito messo di fronte all’analisi, si è trovato di recente al centro di uno studio messo a punto da alcune scuole locali partecipanti al concorso indetto da “Toponomastica femminile”, intitolato “Sulle vie della parità” edizione 2017. Gli studenti di questi istituti – medie e superiori e un’agenzia di formazione – hanno scelto una figura femminile significativa del territorio e un luogo pubblico adatto per l’intitolazione. Due di loro, nominate lo scorso 8 marzo da una apposita giuria al palazzo della Provincia (l’iniziativa, nel Biellese, è stata promossa dalla consigliera di Parità Carlotta Grisorio), sono passate alle prossime fasi nazionali: si tratta della scuola media “Benedetto Croce” di Pralungo e dell’Enaip Piemonte. All’incontro era presente anche l’assessore regionale alle Pari Opportunità, Monica Cerutti, che ha assicurato l’appoggio per sollecitare gli amministratori comunali, d’ora in avanti, a “cambiare rotta”. E intanto? Intanto, salvo alcuni piccoli cambiamenti occorsi di recente, la situazione del Biellese racconta di alcuni comuni a “maglia nera”, come di due virtuosi, nei quali le intitolazioni a donne superano quelli a personaggi maschili. Degli ottantadue osservati speciali del censimento, firmato da Daniela Sautto (ndr. che non tiene conto delle fusioni territoriali seguite): non hanno strade, vie o piazze che ricordano donne i Comuni di Ailoche, Bioglio, Borriana, Callabiana, Camandona, Casapinta, Cerreto Castello, Donato, Dorzano, Gaglianico, Graglia, Mezzana Mortigliengo, Miagliano, Mongrando Muzzano, Occhieppo Superiore (Occhieppo Inferiore, che nell’analisi sta a zero, ha in seguito intitolato un vicolo a Rita Levi Montalcini), Piedicavallo, Ponderano, Pray, Ronco, Rosazza, Sagliano Micca, Selve Marcone, Soprana, Tollegno, Torrazzo, Trivero, Valle Mosso, Villa Del Bosco, Viverone, Zimone e Zubiena. Non presentano intitolazioni a donne e neppure a uomini, invece, i Comuni di: Callabiana, Caprile, Gifflenga, Piatto, Portula, Strona, Tavigliano, Ternengo, Vallanzengo, Valle San Nicolao, Veglio e Zumaglia. 
A Biella. Degli altri Comuni che non stanno a zero, spicca il margine di scarto: a Biella, capoluogo di provincia, su 545 intitolazioni, 236 sono a uomini e solo 11 a donne (l’analisi non conta, ma c’è anche piazza Santa Marta). Dei nomi femminili usati, è provato si tratti per lo più di sante: Costa alla Madonnina, S. Maria di Campagnate (via), Suor Maria (piazza), S. Agata (strada), S. Eurosia (strada), S. Barbara (strada), Suor Maria (porta). In minoranza, nomi che rimandano ad altri ambiti: la più famosa Margherita da Trento (piazza), che fu la compagna di Fra’ Dolcino; Anna Ludovica Brucco (via), Cascina Speranza (strada), la benefattrice Anna Varelli (via). Giovanna Boglietti

BIELLA – Se è vero il detto che recita “Tutte le strade portano a Roma”, è anche vero che non tutte le strade, se non pochissime, portano alla parità di genere. E basta leggere targhe e cartelli per rendersene conto: un rapido calcolo, da un capo all’altro dello Stivale, mostra impietoso che, vie, corsi o piazze, sono per lo più intitolati a uomini. E che solo una bassissima percentuale ricorda donne italiane degne di nota. Non perché non ce ne siano state, ma per mera questione di scelta. Una scelta impari. Un Biellese che dimentica le donne. Questa la causa scatenante che ha portato alla fondazione dell’associazione “Toponomastica femminile”, nel lontano 2012. Associazione nazionale fondata da Maria Pia Ercolini, che in questi anni continua a battersi per aumentare i nomi di donna su targhe e cartelli di ogni dove. Biellese compreso. Sì, perché anche nella nostra provincia si verifica ciò che l’analisi, mossa a tappeto da “Toponomastica femminile”, ha evidenziato un po’ in tutta Italia: vale a dire, che nel nostro Paese solo il 4 per cento delle strade è dedicato a una donna. Con una particolarità tutta italiana: ben il 60 per cento delle donne celebrate sono figure religiose e pochissime risultano, invece, quelle legate alla scienza, alla politica o allo sport. “Colmare un vuoto”. «La storia ufficiale ha spesso dimenticato le donne e il loro operato – recita la mission dell’associazione –  Oggi, colmare il vuoto creato da questa dimenticanza significa riscoprire figure significative e originali, ma vuol dire anche imparare a guardare la storia e la vita di tutte e tutti con occhi diversi, capaci di cogliere valori dagli orizzonti più ampi». Il censimento in provincia. Il Biellese, se non è stato subito messo di fronte all’analisi, si è trovato di recente al centro di uno studio messo a punto da alcune scuole locali partecipanti al concorso indetto da “Toponomastica femminile”, intitolato “Sulle vie della parità” edizione 2017. Gli studenti di questi istituti – medie e superiori e un’agenzia di formazione – hanno scelto una figura femminile significativa del territorio e un luogo pubblico adatto per l’intitolazione. Due di loro, nominate lo scorso 8 marzo da una apposita giuria al palazzo della Provincia (l’iniziativa, nel Biellese, è stata promossa dalla consigliera di Parità Carlotta Grisorio), sono passate alle prossime fasi nazionali: si tratta della scuola media “Benedetto Croce” di Pralungo e dell’Enaip Piemonte. All’incontro era presente anche l’assessore regionale alle Pari Opportunità, Monica Cerutti, che ha assicurato l’appoggio per sollecitare gli amministratori comunali, d’ora in avanti, a “cambiare rotta”. E intanto? Intanto, salvo alcuni piccoli cambiamenti occorsi di recente, la situazione del Biellese racconta di alcuni comuni a “maglia nera”, come di due virtuosi, nei quali le intitolazioni a donne superano quelli a personaggi maschili. Degli ottantadue osservati speciali del censimento, firmato da Daniela Sautto (ndr. che non tiene conto delle fusioni territoriali seguite): non hanno strade, vie o piazze che ricordano donne i Comuni di Ailoche, Bioglio, Borriana, Callabiana, Camandona, Casapinta, Cerreto Castello, Donato, Dorzano, Gaglianico, Graglia, Mezzana Mortigliengo, Miagliano, Mongrando Muzzano, Occhieppo Superiore (Occhieppo Inferiore, che nell’analisi sta a zero, ha in seguito intitolato un vicolo a Rita Levi Montalcini), Piedicavallo, Ponderano, Pray, Ronco, Rosazza, Sagliano Micca, Selve Marcone, Soprana, Tollegno, Torrazzo, Trivero, Valle Mosso, Villa Del Bosco, Viverone, Zimone e Zubiena. Non presentano intitolazioni a donne e neppure a uomini, invece, i Comuni di: Callabiana, Caprile, Gifflenga, Piatto, Portula, Strona, Tavigliano, Ternengo, Vallanzengo, Valle San Nicolao, Veglio e Zumaglia. 
A Biella. Degli altri Comuni che non stanno a zero, spicca il margine di scarto: a Biella, capoluogo di provincia, su 545 intitolazioni, 236 sono a uomini e solo 11 a donne (l’analisi non conta, ma c’è anche piazza Santa Marta). Dei nomi femminili usati, è provato si tratti per lo più di sante: Costa alla Madonnina, S. Maria di Campagnate (via), Suor Maria (piazza), S. Agata (strada), S. Eurosia (strada), S. Barbara (strada), Suor Maria (porta). In minoranza, nomi che rimandano ad altri ambiti: la più famosa Margherita da Trento (piazza), che fu la compagna di Fra’ Dolcino; Anna Ludovica Brucco (via), Cascina Speranza (strada), la benefattrice Anna Varelli (via). Giovanna Boglietti

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