Picchia e manda l’ex marito in ospedale

Picchia e manda l’ex marito in ospedale
06 Aprile 2017 ore 15:16

BIELLA – Stavolta a prendere le botte è stato l’ex marito, reo a detta della donna di non aver svegliato in tempo la figlia per poi affidargliela come prevedeva l’accordo in seguito alla loro separazione. Lo ha spinto così forte da farlo cadere, provocandogli una grave frattura del piatto tibiale laterale del ginocchio sinistro con una prognosi di ben 74 giorni.
Imputata di lesioni personali gravi volontarie, è una donna di 36 anni che abita in Valsessera di cui, per tutelare la figlia minorenne, non pubblicheremo il nome. La donna (difesa dall’avvocato Ketty Zampaglione) non si è presentata due giorni fa davanti al giudice dell’udienza preliminare, Anna Ferretti, che l’ha comunque rinviata a giudizio per l’udienza del 18 aprile del prossimo anno quando inizierà il processo.

La violenza sulle donne è un’emergenza nazionale. Una donna ogni tre giorni viene uccisa da un uomo. Quasi sempre all’interno delle mura domestiche, dal convivente, dal marito, dal fidanzato che non riesce ad accettare di essere stato “abbandonato” e aver perso il “possesso” del suo presunto “amore”. Si organizzano sottoscrizioni, associazioni, denunce, trasmissioni televisive, sit in e raccolta di firme contro questa barbarie. Iniziative che dovrebbero  moltiplicarsi in ogni angolo del Paese. Emerge però che anche tanti uomini in Italia sarebbero vittime di violenze. Il sommerso sarebbe enorme perché sono pochi gli uomini che trovano il coraggio di presentare denuncia.

I fatti evidenziati nel capo d’imputazione, sono avvenuti il 24 settembre di due anni fa in un paese della Valsessera. L’imputata sarebbe apparsa subito infuriata in quanto la figlia doveva ancora essere svegliata. Pochi minuti dopo l’ex marito (rappresentato dall’avvocato Beatrice Novelli di Vercelli) stava scendendo le scale con la bambina in braccio e la donna – secondo il capo d’imputazione – lo avrebbe spintonato con forza per poi strattonarlo. Non ancora soddisfatta, lo avrebbe spinto una seconda volta facendolo cadere. Nel tentativo di proteggere la figlia, l’uomo era caduto in avanti sbattendo con violenza le ginocchia e provocandosi la grave frattura.
V.Ca.

BIELLA – Stavolta a prendere le botte è stato l’ex marito, reo a detta della donna di non aver svegliato in tempo la figlia per poi affidargliela come prevedeva l’accordo in seguito alla loro separazione. Lo ha spinto così forte da farlo cadere, provocandogli una grave frattura del piatto tibiale laterale del ginocchio sinistro con una prognosi di ben 74 giorni.
Imputata di lesioni personali gravi volontarie, è una donna di 36 anni che abita in Valsessera di cui, per tutelare la figlia minorenne, non pubblicheremo il nome. La donna (difesa dall’avvocato Ketty Zampaglione) non si è presentata due giorni fa davanti al giudice dell’udienza preliminare, Anna Ferretti, che l’ha comunque rinviata a giudizio per l’udienza del 18 aprile del prossimo anno quando inizierà il processo.

La violenza sulle donne è un’emergenza nazionale. Una donna ogni tre giorni viene uccisa da un uomo. Quasi sempre all’interno delle mura domestiche, dal convivente, dal marito, dal fidanzato che non riesce ad accettare di essere stato “abbandonato” e aver perso il “possesso” del suo presunto “amore”. Si organizzano sottoscrizioni, associazioni, denunce, trasmissioni televisive, sit in e raccolta di firme contro questa barbarie. Iniziative che dovrebbero  moltiplicarsi in ogni angolo del Paese. Emerge però che anche tanti uomini in Italia sarebbero vittime di violenze. Il sommerso sarebbe enorme perché sono pochi gli uomini che trovano il coraggio di presentare denuncia.

I fatti evidenziati nel capo d’imputazione, sono avvenuti il 24 settembre di due anni fa in un paese della Valsessera. L’imputata sarebbe apparsa subito infuriata in quanto la figlia doveva ancora essere svegliata. Pochi minuti dopo l’ex marito (rappresentato dall’avvocato Beatrice Novelli di Vercelli) stava scendendo le scale con la bambina in braccio e la donna – secondo il capo d’imputazione – lo avrebbe spintonato con forza per poi strattonarlo. Non ancora soddisfatta, lo avrebbe spinto una seconda volta facendolo cadere. Nel tentativo di proteggere la figlia, l’uomo era caduto in avanti sbattendo con violenza le ginocchia e provocandosi la grave frattura.
V.Ca.

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