Pesci schiacciati dalle ruspe

Pesci schiacciati dalle ruspe
24 Marzo 2015 ore 12:11

E’ iniziata sabato su Eco di Biella la pubblicazione di una rubrica legata al tema della pesca con consigli di campioni, notizie, indicazioni varie e, perché no, anche polemiche le quali, ci si augura, possano essere costruttive. Chi vuole dire la sua può scrivere a: info@primabiella.it . Di seguito il primo intervento pubblicato sabato 21. La rubrica sulla pesca la potrete trovare tutti i sabati nella pagina degli appuntamenti.

Il pescatore moderno, si sa, tende per natura a tutelare l’ambiente che lo circonda. Lasciare la città, lo smog e il traffico impazzito per tuffarsi nel verde di un bosco e risalire un torrente o fermarsi in riva a un fiume, godere dei profumi e dei rumori di quei posti meravigliosi, vale per un appassionato come il migliore antistress, come almeno tre sedute dallo psicologo. Purtroppo la madre degli imbecilli è sempre incinta e non è quindi raro ritrovarsi a dover raccogliere cartacce, bottiglie di vetro e di plastica o pacchetti di sigarette accartocciati. Roba da farsi venire l’orticaria. Come scegliere una meta per recarsi a pesca e trovarsi di fronte una ruspa o un trattore (nella foto a pagina 23 nel Cervo a Chiavazza) intenti a rimettere in sesto gli argini distrutti dalle ultime piene o a pulire le sponde da alberi e arbusti. Nulla di male, s’intende. Se lo si fa però rispettando alla lettera le regole per il bene della fauna ittica. E’ necessario mettere il moto il normale iter: informare la Provincia dei lavori che si intendono effettuare, consentire il sopralluogo dei tecnici, dare la possibilità agli specialisti del recupero ittico di associazioni come la Fipsas di prelevare i pesci dei tratti di torrente interessati dai lavori e reimmetterli, vivi e vegeti, a monte o a valle. E non schiacciati dai cingoli di una ruspa o insabbiati dal peso di un trattore. Lo hanno fatto a Valdengo – grazie all’amministrazione del sindaco Roberto Pella -: in un breve tratto di Chiebbia sono stati recuperati un paio di quintali di pesci d’ogni specie prima che le ruspe di Bazzani si mettessero al lavoro. Complimenti, questa si chiama correttezza e rispetto delle regole e della natura. Non è successo a Cossato, nello Strona, con decine e decine di pesci, per lo più cavedani e trote, rimasti uccisi. E lungo il Cervo, prima del ponte di Chiavazza, peraltro in una zona “no kill” (obbligo di rilascio del pescato, ndr), protetta e tutelata, dove ho visto pescare a mosca e rilasciare trotone da 50 e più centimetri. Mi piacerebbe sapere cosa fanno, in questi casi di irriguardosa incuria, la Forestale e la Provincia. Domandare è lecito…
Valter Caneparo

E’ iniziata sabato su Eco di Biella la pubblicazione di una rubrica legata al tema della pesca con consigli di campioni, notizie, indicazioni varie e, perché no, anche polemiche le quali, ci si augura, possano essere costruttive. Chi vuole dire la sua può scrivere a: info@primabiella.it . Di seguitoil primo intervento pubblicato sabato 21. La rubrica sulla pesca la potrete trovare tutti i sabati nella pagina degli appuntamenti.

Il pescatore moderno, si sa, tende per natura a tutelare l’ambiente che lo circonda. Lasciare la città, lo smog e il traffico impazzito per tuffarsi nel verde di un bosco e risalire un torrente o fermarsi in riva a un fiume, godere dei profumi e dei rumori di quei posti meravigliosi, vale per un appassionato come il migliore antistress, come almeno tre sedute dallo psicologo. Purtroppo la madre degli imbecilli è sempre incinta e non è quindi raro ritrovarsi a dover raccogliere cartacce, bottiglie di vetro e di plastica o pacchetti di sigarette accartocciati. Roba da farsi venire l’orticaria. Come scegliere una meta per recarsi a pesca e trovarsi di fronte una ruspa o un trattore (nella foto a pagina 23 nel Cervo a Chiavazza) intenti a rimettere in sesto gli argini distrutti dalle ultime piene o a pulire le sponde da alberi e arbusti. Nulla di male, s’intende. Se lo si fa però rispettando alla lettera le regole per il bene della fauna ittica. E’ necessario mettere il moto il normale iter: informare la Provincia dei lavori che si intendono effettuare, consentire il sopralluogo dei tecnici, dare la possibilità agli specialisti del recupero ittico di associazioni come la Fipsas di prelevare i pesci dei tratti di torrente interessati dai lavori e reimmetterli, vivi e vegeti, a monte o a valle. E non schiacciati dai cingoli di una ruspa o insabbiati dal peso di un trattore. Lo hanno fatto a Valdengo – grazie all’amministrazione del sindaco Roberto Pella -: in un breve tratto di Chiebbia sono stati recuperati un paio di quintali di pesci d’ogni specie prima che le ruspe di Bazzani si mettessero al lavoro. Complimenti, questa si chiama correttezza e rispetto delle regole e della natura. Non è successo a Cossato, nello Strona, con decine e decine di pesci, per lo più cavedani e trote, rimasti uccisi. E lungo il Cervo, prima del ponte di Chiavazza, peraltro in una zona “no kill” (obbligo di rilascio del pescato, ndr), protetta e tutelata, dove ho visto pescare a mosca e rilasciare trotone da 50 e più centimetri. Mi piacerebbe sapere cosa fanno, in questi casi di irriguardosa incuria, la Forestale e la Provincia. Domandare è lecito…
Valter Caneparo

Nelle foto il recupero in un torrente prima dei lavori da parte degli specialisti della Fipsas per mezzo di un elettrostorditore. Nelle due foto d’incastro, una bella trota fario salvata e poi reimmessa e un particolare dell’elettrostorditore.

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