Per i biellesi che vogliono avvicinarsi al mondo della pesca oppure per i turisti, l’amministrazione provinciale consente, da pochi giorni, di ottenere un permesso temporaneo giornaliero. Il permesso consiste nella ricevuta di un versamento di cinque euro (sul conto corrente n.° 13792130 intestato alla Provincia di Biella, via Quintino Sella 12, oppure con bonifico bancario anche via internet utilizzando il codice Ibam IT 53 T 06090 22308 000008000553 intestato alla Tesoreria provinciale). L’iniziativa – in via sperimentale – è lodevole, ma appare già monca in partenza. Si poteva infatti fare di più. Ad esempio prevedendo una licenza anche per il turista convinto (vedi i villeggianti delle nostre valli) che è solito fermarsi di più di un solo giorno. Ci poteva stare anche il permesso di due giorni nonché quello settimanale o mensile. A prezzo ovviamente inferiore, ma non di troppo, rispetto al costo della licenza annuale (il cittadino biellese è tenuto a effettuare due versamenti, uno alla Regione e uno alla Provincia, il primo di 12 euro, il secondo di 23 euro). Il permesso giornaliero è necessario anche se si decide di gettare la propria esca nelle acque di concessione della Fipsas (dal comune di Coggiola a quello di Crevacuore), nel Lago di Viverone e nella riserva turistica della Valle Cervo. In questo caso, però, sarà necessario versare un ulteriore importo ai titolari del diritto.
L’idea, ripeto, pare buona. C’è solo un particolare non da poco da ricordare: davvero un turista o un principiante è disposto a pagare per pescare in torrenti dove di pesce ce n’è sempre meno? Negli ultimi anni – complici i conti in rosso della Provincia – di semine, i nostri torrenti, non ne hanno più viste se non quelle di “pronto pesca” che non lasciano segni in quanto, in men che non si dica, le trotelle immesse vengono catturate. Senza contare i prelievi sotto misura o quelli in tratti vietati o fuori stagione. Tanto, si sa, i guardapesca sono specie in via d’estinzione come il pesce spatola cinese o il nostro gambero di fiume. Se non si realizzerà al più presto un piano di ripopolamento come si deve, magari con immissioni pre-invernali di trotelle autoctone, i turisti che decideranno di pescare lungo i nostri torrenti, pagheranno quei cinque euro solamente per ammirare la bellezza dei luoghi e per respirare aria buona. Perché difficilmente avranno l’occasione di godere dell’attacco di una grossa fario alla loro esca naturare o artificiale.
Valter Caneparo
Per i biellesi che vogliono avvicinarsi al mondo della pesca oppure per i turisti, l’amministrazione provinciale consente, da pochi giorni, di ottenere un permesso temporaneo giornaliero. Il permesso consiste nella ricevuta di un versamento di cinque euro (sul conto corrente n.° 13792130 intestato alla Provincia di Biella, via Quintino Sella 12, oppure con bonifico bancario anche via internet utilizzando il codice Ibam IT 53 T 06090 22308 000008000553 intestato alla Tesoreria provinciale). L’iniziativa – in via sperimentale – è lodevole, ma appare già monca in partenza. Si poteva infatti fare di più. Ad esempio prevedendo una licenza anche per il turista convinto (vedi i villeggianti delle nostre valli) che è solito fermarsi di più di un solo giorno. Ci poteva stare anche il permesso di due giorni nonché quello settimanale o mensile. A prezzo ovviamente inferiore, ma non di troppo, rispetto al costo della licenza annuale (il cittadino biellese è tenuto a effettuare due versamenti, uno alla Regione e uno alla Provincia, il primo di 12 euro, il secondo di 23 euro). Il permesso giornaliero è necessario anche se si decide di gettare la propria esca nelle acque di concessione della Fipsas (dal comune di Coggiola a quello di Crevacuore), nel Lago di Viverone e nella riserva turistica della Valle Cervo. In questo caso, però, sarà necessario versare un ulteriore importo ai titolari del diritto.
L’idea, ripeto, pare buona. C’è solo un particolare non da poco da ricordare: davvero un turista o un principiante è disposto a pagare per pescare in torrenti dove di pesce ce n’è sempre meno? Negli ultimi anni – complici i conti in rosso della Provincia – di semine, i nostri torrenti, non ne hanno più viste se non quelle di “pronto pesca” che non lasciano segni in quanto, in men che non si dica, le trotelle immesse vengono catturate. Senza contare i prelievi sotto misura o quelli in tratti vietati o fuori stagione. Tanto, si sa, i guardapesca sono specie in via d’estinzione come il pesce spatola cinese o il nostro gambero di fiume. Se non si realizzerà al più presto un piano di ripopolamento come si deve, magari con immissioni pre-invernali di trotelle autoctone, i turisti che decideranno di pescare lungo i nostri torrenti, pagheranno quei cinque euro solamente per ammirare la bellezza dei luoghi e per respirare aria buona. Perché difficilmente avranno l’occasione di godere dell’attacco di una grossa fario alla loro esca naturare o artificiale.
Valter Caneparo