Cronaca

«Per poter vendere i fiori mi devi dare 5.000 euro»

«Per poter vendere i fiori mi devi dare 5.000 euro»
Cronaca 21 Giugno 2015 ore 09:49

E’ sfociato in tribunale un episodio della guerra tra venditori di rose del Bangladesh per riuscire ad accaparrarsi una piazza piuttosto che una discoteca o un disco-pub. Uno dei due imputati era tra l’altro uno dei “rosari” più noti a Biella, tale Tajdid Rahman, 36 anni, nipote peraltro dell’altro “rosario” che lo ha denunciato per il reato di tentata estorsione insieme al suo coinquilino, Ahmed Ismail, 28 anni. Entrambi gli imputati sono stati alla fine assolti dal Tribunale con la formula che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove: “perché il fatto non sussiste”.

A rendere ogni cosa difficile nel corso del processo, è stato lo stesso denunciante che non ha più confermato nulla di ciò che aveva dichiarato in un primo momento. Ciò nonostante, il pubblico ministero, Maria Bambino, ha chiesto la condanna di entrambi gli imputati a un anno e nove mesi di reclusione.

I fatti sono avvenuti a Torino e a Biella a cavallo tra il 6 novembre e il 2 dicembre del 2010 quando in città i “rosari” erano solo un paio. La piazza pareva però interessante e altri venditori di rose cingalesi stavano cercando di ottenere il loro spazio. Le accuse nei confronti dei due erano pesanti. La sera della denuncia era intervenuta una volante della polizia. L’equipaggio aveva cercato di ricostruire i fatti nei minimi particolari. A chiedere aiuto al “113” era stato un altro “rosario” il quale aveva sostenuto che i due imputati gli avevano chiesto la somma di 5.000 euro altrimenti gli avrebbero tagliato la pancia.

La sera del 2 dicembre, il cingalese aveva fatto ritrovare agli agenti un coltello avvolto in un telo e una busta del supermercato Dico contenente la fodera del coltello in plastica di colore rosso, un lenzuolo tagliato e un paio di jeans. Aveva dichiarato che, poco prima, l’imputato lo aveva minacciato con il coltello ma lui era riuscito a rifugiarsi dietro a una macchina e a dare l’allarme. A quel punto l’imputato era scappato abbandonando busta e coltello. Sia il sospettato sia il presunto complice erano stati rintracciati la sera stessa. Il secondo stava vendendo rose ai clienti dell’allora Melting Pot, uno dei locali più in voga a quei tempi.

V.Ca.

E’ sfociato in tribunale un episodio della guerra tra venditori di rose del Bangladesh per riuscire ad accaparrarsi una piazza piuttosto che una discoteca o un disco-pub. Uno dei due imputati era tra l’altro uno dei “rosari” più noti a Biella, tale Tajdid Rahman, 36 anni, nipote peraltro dell’altro “rosario” che lo ha denunciato per il reato di tentata estorsione insieme al suo coinquilino, Ahmed Ismail, 28 anni. Entrambi gli imputati sono stati alla fine assolti dal Tribunale con la formula che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove: “perché il fatto non sussiste”.

A rendere ogni cosa difficile nel corso del processo, è stato lo stesso denunciante che non ha più confermato nulla di ciò che aveva dichiarato in un primo momento. Ciò nonostante, il pubblico ministero, Maria Bambino, ha chiesto la condanna di entrambi gli imputati a un anno e nove mesi di reclusione.

I fatti sono avvenuti a Torino e a Biella a cavallo tra il 6 novembre e il 2 dicembre del 2010 quando in città i “rosari” erano solo un paio. La piazza pareva però interessante e altri venditori di rose cingalesi stavano cercando di ottenere il loro spazio. Le accuse nei confronti dei due erano pesanti. La sera della denuncia era intervenuta una volante della polizia. L’equipaggio aveva cercato di ricostruire i fatti nei minimi particolari. A chiedere aiuto al “113” era stato un altro “rosario” il quale aveva sostenuto che i due imputati gli avevano chiesto la somma di 5.000 euro altrimenti gli avrebbero tagliato la pancia.

La sera del 2 dicembre, il cingalese aveva fatto ritrovare agli agenti un coltello avvolto in un telo e una busta del supermercato Dico contenente la fodera del coltello in plastica di colore rosso, un lenzuolo tagliato e un paio di jeans. Aveva dichiarato che, poco prima, l’imputato lo aveva minacciato con il coltello ma lui era riuscito a rifugiarsi dietro a una macchina e a dare l’allarme. A quel punto l’imputato era scappato abbandonando busta e coltello. Sia il sospettato sia il presunto complice erano stati rintracciati la sera stessa. Il secondo stava vendendo rose ai clienti dell’allora Melting Pot, uno dei locali più in voga a quei tempi.

V.Ca.

 

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