Penalisti in sciopero contro la riforma del processo penale

Penalisti in sciopero contro la riforma del processo penale
Cronaca 21 Marzo 2017 ore 11:38

BIELLA - Dopo lo sciopero dei magistrati onorari, ora tocca agli avvocati. La Giunta delle Camere Penali Italiane, con delibera del 4 marzo, ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nei da ieri fino al 24 marzo. Gli avvocati penalisti incrociano le braccia per protestare contro il disegno di legge di riforma del processo penale, sul quale il governo ha posto la fiducia, con una decisione che, «di fatto - scrive l’avvocato Giorgio Triban, presidente della Camera penale biellese “Fernando Bello” - azzera ogni discussione e possibile miglioramento del testo in parlamento, che possa eliminare quelle evidenti storture che l’Unione delle Camere Penali ha da tempo e con forza denunciato».

L’avvocato Triban prosegua puntualizzando che «siamo di fronte all’ennesimo tentativo di riforma privo di un disegno organico, che muove a tentoni e che, come in passato, non potrà produrre alcun effetto migliorativo della “giustizia” penale, alle prese, da anni, con drammatici problemi, carenze di mezzi e di organici che sono sotto gli occhi di tutti e che non consentono di offrire un servizio neppure lontanamente accettabile. In particolare, l’allungamento dei termini della prescrizione, con aumenti sproporzionati delle pene e attraverso nuovi meccanismi di sospensione dopo le sentenze di condanna di primo e secondo grado, significa dilatare irragionevolmente i già eterni tempi del processo, con buona pace del principio della presunzione di innocenza, dei diritti e della dignità degli imputati-indagati (ma anche delle persone offese) e pregiudica l’interesse (famelico… si vedano i talk-show che imperversano su tutte le reti) della collettività a conoscere nei tempi più brevi l’esito di un giudizio».

Il presidente della Camera penale biellese ribadisce con forza che «emettere una sentenza troppo distante dal fatto contestato (magari dopo lustri) rappresenta quanto di più ingiusto e lontano dai principi costituzionali possa immaginarsi, e porta con sé il rischio di veder condannato un soggetto magari totalmente diverso, riabilitato socialmente, reinserito nella società, con famiglia e figli, da quello che, lustri prima, si era reso protagonista di un atto penalmente rilevante».

Per l’avvocato Triban ,«l’estensione del “processo a distanza” ai processi con detenuti costituisce una profonda ferita ai principi di civiltà giuridica e dello stato di diritto, negando agli imputati detenuti (perché no, ingiustamente) di stare davanti al giudice che dovrà emettere la sentenza a loro carico, senza contare che mancano del tutto i mezzi tecnici per attuare questa parte della “riforma”...».

Cosa serve? «Tutti gli addetti ai lavori - prosegue Triban - sanno benissimo cosa manca al sistema penale per uscire dal profondissimo baratro in cui da anni è piombato: più risorse finanziarie, più magistrati e più personale di cancelleria, una seria depenalizzazione, ben più di sostanza rispetto a quella assai deludente di inizio 2016, il “coraggio” di un provvedimento di amnistia, che manca dalla primavera del 1990, senza il quale i drammatici arretrati di tutti gli uffici giudiziari, dalle Alpi alle Isole, soffocheranno irreversibilmente un sistema già al oltre il collasso».

Secondo il legale, «nessuna traccia di tutto ciò si rinviene nel progetto di riforma. La delicata materia del processo penale coinvolge le garanzie di libertà costituzionali di ogni cittadino (chiunque di noi potrebbe trovarsi nelle maglie della giustizia penale, anche senza essere un delinquente…) e non costituisce un semplice “pallino” dei penalisti, che sono la voce di chi quei diritti non può esercitare. Per questo è necessario protestare e reagire, come faranno i trenta avvocati penalisti biellesi iscritti alla Camera Penale».

BIELLA - Dopo lo sciopero dei magistrati onorari, ora tocca agli avvocati. La Giunta delle Camere Penali Italiane, con delibera del 4 marzo, ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nei da ieri fino al 24 marzo. Gli avvocati penalisti incrociano le braccia per protestare contro il disegno di legge di riforma del processo penale, sul quale il governo ha posto la fiducia, con una decisione che, «di fatto - scrive l’avvocato Giorgio Triban, presidente della Camera penale biellese “Fernando Bello” - azzera ogni discussione e possibile miglioramento del testo in parlamento, che possa eliminare quelle evidenti storture che l’Unione delle Camere Penali ha da tempo e con forza denunciato».

L’avvocato Triban prosegua puntualizzando che «siamo di fronte all’ennesimo tentativo di riforma privo di un disegno organico, che muove a tentoni e che, come in passato, non potrà produrre alcun effetto migliorativo della “giustizia” penale, alle prese, da anni, con drammatici problemi, carenze di mezzi e di organici che sono sotto gli occhi di tutti e che non consentono di offrire un servizio neppure lontanamente accettabile. In particolare, l’allungamento dei termini della prescrizione, con aumenti sproporzionati delle pene e attraverso nuovi meccanismi di sospensione dopo le sentenze di condanna di primo e secondo grado, significa dilatare irragionevolmente i già eterni tempi del processo, con buona pace del principio della presunzione di innocenza, dei diritti e della dignità degli imputati-indagati (ma anche delle persone offese) e pregiudica l’interesse (famelico… si vedano i talk-show che imperversano su tutte le reti) della collettività a conoscere nei tempi più brevi l’esito di un giudizio».

Il presidente della Camera penale biellese ribadisce con forza che «emettere una sentenza troppo distante dal fatto contestato (magari dopo lustri) rappresenta quanto di più ingiusto e lontano dai principi costituzionali possa immaginarsi, e porta con sé il rischio di veder condannato un soggetto magari totalmente diverso, riabilitato socialmente, reinserito nella società, con famiglia e figli, da quello che, lustri prima, si era reso protagonista di un atto penalmente rilevante».

Per l’avvocato Triban ,«l’estensione del “processo a distanza” ai processi con detenuti costituisce una profonda ferita ai principi di civiltà giuridica e dello stato di diritto, negando agli imputati detenuti (perché no, ingiustamente) di stare davanti al giudice che dovrà emettere la sentenza a loro carico, senza contare che mancano del tutto i mezzi tecnici per attuare questa parte della “riforma”...».

Cosa serve? «Tutti gli addetti ai lavori - prosegue Triban - sanno benissimo cosa manca al sistema penale per uscire dal profondissimo baratro in cui da anni è piombato: più risorse finanziarie, più magistrati e più personale di cancelleria, una seria depenalizzazione, ben più di sostanza rispetto a quella assai deludente di inizio 2016, il “coraggio” di un provvedimento di amnistia, che manca dalla primavera del 1990, senza il quale i drammatici arretrati di tutti gli uffici giudiziari, dalle Alpi alle Isole, soffocheranno irreversibilmente un sistema già al oltre il collasso».

Secondo il legale, «nessuna traccia di tutto ciò si rinviene nel progetto di riforma. La delicata materia del processo penale coinvolge le garanzie di libertà costituzionali di ogni cittadino (chiunque di noi potrebbe trovarsi nelle maglie della giustizia penale, anche senza essere un delinquente…) e non costituisce un semplice “pallino” dei penalisti, che sono la voce di chi quei diritti non può esercitare. Per questo è necessario protestare e reagire, come faranno i trenta avvocati penalisti biellesi iscritti alla Camera Penale».