Paura in Posta per una busta sospetta

Paura in Posta per una busta sospetta
01 Giugno 2017 ore 16:05
Era indirizzata da un ente pubblico a un altro (forse due istituti scolastici) e non aveva francobollo, la busta sospetta che l’altra sera alle 18 ha fatto di nuovo scattare l’allarme nella sede di smistamento di via Campagné di Poste Italiane. Potrebbe essersi trattato di uno scherzo, anche se il condizionale è d’obbligo in attesa del risultato delle analisi.
La busta commerciale di colore giallo – rimbalzata più volte da Torino a Biella proprio a causa della mancata affrancatura – sarebbe stata aperta per errore da un impiegato e poi subito richiusa e inserita da un suo collega in una busta più capiente. Non appena nel lembo del plico si è formata una fessura, è uscita una polverina bianca che ha fatto scattare il piano di emergenza previsto dal protocollo. E’ un atto dovuto.
Non si può dopotutto prevedere sin dal principio che potrebbe trattarsi di un falso allarme. In questi casi, le forze dell’ordine non possono dare nulla per scontato. Così è stato. Quando è scattato l’allarme, in una manciata di minuti sono confluiti in via Campagné tutti i mezzi necessari delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco che hanno preso in mano la situazione.
L’area è stata cinturata in attesa degli artificieri antisabotatori dei carabinieri di Torino e del Nucleo Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico) dei Vigili del fuoco che hanno passato la busta ai raggi X e alla fine hanno escluso che potesse contenere dell’esplosivo. A rispondere alle domande dei poliziotti e a cercare di ricostruire nel dettaglio sia gli spostamenti della busta sospetta sia i concitati momenti della sua apertura, è stato il responsabile della sede di via Campagné delle Poste, Paolo Gaglione.
Come da prassi, la busta è stata sigillata, presa in consegna dagli stessi carabinieri e portata all’Istituto Zooprofilattico di Torino per le analisi. Nel frattempo, i due impiegati delle Poste che sono entrati in contatto con la stessa corrispondenza, sono stati portati in ospedale per essere sottoposti a tutte le analisi necessarie a scongiurare qualsivoglia patologia.

Valter Caneparo

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 1 giugno 2017

Era indirizzata da un ente pubblico a un altro (forse due istituti scolastici) e non aveva francobollo, la busta sospetta che l’altra sera alle 18 ha fatto di nuovo scattare l’allarme nella sede di smistamento di via Campagné di Poste Italiane. Potrebbe essersi trattato di uno scherzo, anche se il condizionale è d’obbligo in attesa del risultato delle analisi.
La busta commerciale di colore giallo – rimbalzata più volte da Torino a Biella proprio a causa della mancata affrancatura – sarebbe stata aperta per errore da un impiegato e poi subito richiusa e inserita da un suo collega in una busta più capiente. Non appena nel lembo del plico si è formata una fessura, è uscita una polverina bianca che ha fatto scattare il piano di emergenza previsto dal protocollo. E’ un atto dovuto.
Non si può dopotutto prevedere sin dal principio che potrebbe trattarsi di un falso allarme. In questi casi, le forze dell’ordine non possono dare nulla per scontato. Così è stato. Quando è scattato l’allarme, in una manciata di minuti sono confluiti in via Campagné tutti i mezzi necessari delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco che hanno preso in mano la situazione.
L’area è stata cinturata in attesa degli artificieri antisabotatori dei carabinieri di Torino e del Nucleo Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico) dei Vigili del fuoco che hanno passato la busta ai raggi X e alla fine hanno escluso che potesse contenere dell’esplosivo. A rispondere alle domande dei poliziotti e a cercare di ricostruire nel dettaglio sia gli spostamenti della busta sospetta sia i concitati momenti della sua apertura, è stato il responsabile della sede di via Campagné delle Poste, Paolo Gaglione.
Come da prassi, la busta è stata sigillata, presa in consegna dagli stessi carabinieri e portata all’Istituto Zooprofilattico di Torino per le analisi. Nel frattempo, i due impiegati delle Poste che sono entrati in contatto con la stessa corrispondenza, sono stati portati in ospedale per essere sottoposti a tutte le analisi necessarie a scongiurare qualsivoglia patologia.

Valter Caneparo

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