Omicidio stradale: imputato a 96 anni

Omicidio stradale: imputato a 96 anni
27 Maggio 2017 ore 15:06

A giugno dell’anno scorso aveva travolto e ucciso con l’auto un anziano che stava attraversando la strada tre mesi dopo l’approvazione del nuovo articolo del  Codice penale, inserito in seguito all’approvazione di un’apposita legge, meglio noto come “omicidio stradale”. Ed è stata proprio ipotizzata il nuovo reato nei confronti di Silvio M., imprenditore di 96 anni portati bene, di Biella, che davanti al giudice dell’udienza preliminare, Anna Ferretti, ha ascoltato il consiglio del suo difensore, avvocato Giovanni Bonino, e ha patteggiato una pena a undici mesi di reclusione con la condizionale. Il giudice ha avuto la mano pesante come sanzione accessoria amministrativa. Ha infatti revocato all’imputato la patente di guida.
L’omicidio stradale altro non è che una particolare fattispecie di omicidio colposo che si verifica ogni qualvolta venga violata una delle condotte individuate nel Codice penale dall’apposito articolo. Sono sostanzialmente delle violazioni di alcune norme che disciplinano la circolazione stradale. Nello specifico – secondo quanto avevano rilevato gli agenti della Polizia stradale – l’imputato avrebbe «condotto il proprio veicolo non ponendo sufficiente attenzione alla guida, ad una velocità tale, nonostante le buone condizioni di visibilità della strada, da non consentirgli il controllo del mezzo, il tempestivo arresto, l’avvistamento del pedone e il rispetto delle condizioni di sicurezza per gli altri utenti della strada, quindi per aver omesso di concedere la dovuta precedenza ad un pedone intento all’attraversamento sulle strisce pedonali».
La tragedia era avvenuta in un tratto abitato e tagliato da attraversamenti pedonali lungo la strada provinciale 338, in territorio di Mongrando. Erano le 11 e mezza del mattino dell’11 giugno dell’anno scorso quando l’Audi dell’imputato aveva travolto e ucciso un altro pensionato, Lino Zampieri, 80 anni, che per una vita aveva gestito con la moglie il distributore di carburante che si trova proprio nell’incrocio con la strada del Maghetto. In quel momento stava attraversando la strada sulle strisce pedonali proprio in compagnia della moglie. Si trovava nei pressi dell’incrocio con via Elvo, a poche decine di metri da casa. Per lui, dopo l’impatto, non c’era stato più nulla da fare.
La moglie della vittima della tragedia, Francesca Melis, sotto shock, era stata portata per precauzione in ospedale. Era ovviamente rimasto sconvolto anche il conducente dell’auto. «E’ una pagina molto triste per il nostro paese – era stato il commento del sindaco di Mongrando, Toni Filoni -. Perché è rimasta colpita una famiglia molto conosciuta e stimata con la vittima che lascia oltre alla moglie anche tre figli…». Un pensiero era andato anche all’imputato: «Un caso umano, molto triste, anche per chi era alla guida dell’auto…», aveva aggiunto il sindaco.
Le prime a soccorrere il pensionato ormai in fin di vita, erano state due volontarie della Croce rossa che avevano provato a praticargli il massaggio cardiaco. Poi erano arrivati i loro colleghi dell’ambulanza che avevano a loro volta tentato, inutilmente, il possibile.
V.Ca.

A giugno dell’anno scorso aveva travolto e ucciso con l’auto un anziano che stava attraversando la strada tre mesi dopo l’approvazione del nuovo articolo del  Codice penale, inserito in seguito all’approvazione di un’apposita legge, meglio noto come “omicidio stradale”. Ed è stata proprio ipotizzata il nuovo reato nei confronti di Silvio M., imprenditore di 96 anni portati bene, di Biella, che davanti al giudice dell’udienza preliminare, Anna Ferretti, ha ascoltato il consiglio del suo difensore, avvocato Giovanni Bonino, e ha patteggiato una pena a undici mesi di reclusione con la condizionale. Il giudice ha avuto la mano pesante come sanzione accessoria amministrativa. Ha infatti revocato all’imputato la patente di guida.
L’omicidio stradale altro non è che una particolare fattispecie di omicidio colposo che si verifica ogni qualvolta venga violata una delle condotte individuate nel Codice penale dall’apposito articolo. Sono sostanzialmente delle violazioni di alcune norme che disciplinano la circolazione stradale. Nello specifico – secondo quanto avevano rilevato gli agenti della Polizia stradale – l’imputato avrebbe «condotto il proprio veicolo non ponendo sufficiente attenzione alla guida, ad una velocità tale, nonostante le buone condizioni di visibilità della strada, da non consentirgli il controllo del mezzo, il tempestivo arresto, l’avvistamento del pedone e il rispetto delle condizioni di sicurezza per gli altri utenti della strada, quindi per aver omesso di concedere la dovuta precedenza ad un pedone intento all’attraversamento sulle strisce pedonali».
La tragedia era avvenuta in un tratto abitato e tagliato da attraversamenti pedonali lungo la strada provinciale 338, in territorio di Mongrando. Erano le 11 e mezza del mattino dell’11 giugno dell’anno scorso quando l’Audi dell’imputato aveva travolto e ucciso un altro pensionato, Lino Zampieri, 80 anni, che per una vita aveva gestito con la moglie il distributore di carburante che si trova proprio nell’incrocio con la strada del Maghetto. In quel momento stava attraversando la strada sulle strisce pedonali proprio in compagnia della moglie. Si trovava nei pressi dell’incrocio con via Elvo, a poche decine di metri da casa. Per lui, dopo l’impatto, non c’era stato più nulla da fare.
La moglie della vittima della tragedia, Francesca Melis, sotto shock, era stata portata per precauzione in ospedale. Era ovviamente rimasto sconvolto anche il conducente dell’auto. «E’ una pagina molto triste per il nostro paese – era stato il commento del sindaco di Mongrando, Toni Filoni -. Perché è rimasta colpita una famiglia molto conosciuta e stimata con la vittima che lascia oltre alla moglie anche tre figli…». Un pensiero era andato anche all’imputato: «Un caso umano, molto triste, anche per chi era alla guida dell’auto…», aveva aggiunto il sindaco.
Le prime a soccorrere il pensionato ormai in fin di vita, erano state due volontarie della Croce rossa che avevano provato a praticargli il massaggio cardiaco. Poi erano arrivati i loro colleghi dell’ambulanza che avevano a loro volta tentato, inutilmente, il possibile.
V.Ca.

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