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“Noi infermieri, professionisti che ora più che mai pretendono di essere ascoltati”

La lettera del nuovo direttivo Opi Biella, l'Ordine delle Professioni Infermieristiche della città, che rivolge un ringraziamento a tutti gli infermieri e al personale sanitario

“Noi infermieri, professionisti che ora più che mai pretendono di essere ascoltati”
Cronaca Biella Città, 14 Marzo 2021 ore 12:37

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del nuovo direttivo Opi Biella, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche della città, che rivolge un ringraziamento a tutti gli infermieri e al personale sanitario.

“Il 9 marzo 2020 esattamente un anno fa, la vita di ciascuno di noi è stata travolta all’improvviso da una impressionante sequenza di eventi incontrollabili, eravamo tanto inconsapevoli quanto spaventati dalle notizie che disordinatamente ci piovevano addosso dal mondo e da Wuhan in particolare.
Catapultati tutti in una realtà che non era più la nostra, uno scenario surreale, in cui gli anziani, la nostra memoria storica, vedevano drammatiche analogie con il tempo di guerra… il coprifuoco, le lunghe code per fare la spesa, gli scaffali dei negozi svuotati dai beni di prima necessità, il silenzio nelle strade interrotto solo dalle sirene delle autoambulanze… e poi quel terribile spettacolo dei mezzi militari carichi di bare che nel silenzio partivano da Bergamo per raggiungere cimiteri lontani. Giorni terribili.

Lo smarrimento

Tutte le degenze negli ospedali pubblici e privati, si apprestavano velocemente ad accogliere molte persone con una nuova e sconosciuta malattia; la disperazione di chi respirava a fatica, il terrore negli occhi degli ammalati, lo smarrimento negli occhi di chi prestava loro assistenza. Ecco, gli occhi, si vedevano solo gli occhi…unica parte del viso rimasta libera alla socialità…un viso spesso segnato dai dispositivi che si dovevano mantenere per intere lunghissime giornate.
Gli anziani nelle RSA isolati, allontanati dai loro cari ma seguiti e sostenuti dal personale che diventava figlio o nipote di quell’ospite fragile e smarrito.

Mai dimenticare

Non dimenticheremo mai quelle lunghe giornate dense di fatica e paura, quanti occhi si sono incrociati colmi di domande e timorosi delle risposte; quante volte al telefono è stata dura relazionarsi con famigliari e parenti lontani, in attesa di una parola e una speranza, spesso delusa. A distanza di un anno, con fatica abbiamo imparato a convivere con questo terribile nemico, abbiamo familiarizzato con parole quali: “lockdown”, “FFP2”, “indice RT” … distinguiamo i territori con i colori. Solo ora incominciamo a vedere una luce lontana ma ferma, una speranza che un po’ alla volta diventa certezza, la distribuzione del vaccino quale unica vera soluzione.
E’ giunto il momento di curare chi ha curato, infermieri stanchi che hanno vissuto una prima, una seconda e in questo momento una terza fase, dove, l’adrenalina è sparita lasciando spazio ad una fatica che è sempre più grande. Ad ogni minima risalita degli indici di contagio, si apprezza sensibilmente la paura di tornare a rivivere quanto è stato. La stanchezza fisica e psicologica, che accomuna tutto il personale sanitario negli ospedali pubblici, privati, nelle RSA e sul territorio è una compagna da cui vorremmo separaci.
A, tutti i i professionisti, da quelli più esperti a quelli meno esperti, che hanno saputo andare “oltre” la professionalità quotidianamente espressa per raggiungere l’anima, l’essenza della cura… l’Ordine degli Infermieri di Biella vuole dire GRAZIE!

Grazie di cuore

GRAZIE a tutti i professionisti che sono riusciti a reinventarsi in tutti i setting di cura Covid e non Covid. Siamo orgogliosi di rappresentare una professione importante, sempre in prima linea in ogni realtà, a sostegno delle fragilità della persona nella malattia, come molto chiaramente dichiara il nostro Codice Deontologico. E’ stato e sarà nostro impegno sostenere con decisione tutti i colleghi che hanno dato tanto, tutto.
Il nostro pensiero va a tutti i cittadini-pazienti ai quali è rivolto ogni giorno tutto l’impegno della nostra professione. Spesso in questi mesi ci hanno chiamati “eroi”, ma ancora una volta ribadiamo che siamo professionisti seri, impegnati, competenti e garanti della sicurezza dei nostri assistiti. Siamo i loro alleati nel percorso di cura. Siamo professionisti che, ora più che mai, pretendono di essere ascoltati da chi ha potere decisionale affinché tante criticità che hanno ulteriormente aggravato questa situazione drammatica non si ripresentino. Questo sarà il vero modo di ringraziare chi, ogni giorno, non ha mai smesso di fornire cura e assistenza anche rischiando in prima persona”.

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