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Nessuna iniziativa nel Biellese, c’è consiglio comunale

Nessuna iniziativa nel Biellese, c’è consiglio comunale
Cronaca 22 Marzo 2016 ore 18:22

«A nome mio personale ed a nome del sindaco della Città di Biella Marco Cavicchioli spiace comunicare che la reazione istintiva di organizzare una marcia, come già avvenuto per gli accadimenti di Parigi, per la serata di oggi, risulta impossibile in quanto ci sarà il Consiglio comunale cittadino e il fine settimana venturo, che sarebbe stato un momento che avrebbe consentito anche ampia partecipazione da parte della cittadinanza, coincide con la festività Pasquale». E’ questa la prima parte della lettera aperta del presidente della Provincia, Emanuele Ramella Pralungo, dopo la strage di Bruxelles di questa mattina.  «Crediamo però altrettanto fermamente – aggiungono Ramella Pralungo e Cavicchioli - che sia indispensabile che tutte le nostre Amministrazioni non lascino passare indifferente questo attentato e pertanto vi rivolgiamo l’invito ad abbassare le bandiere a mezz’asta, come già fatto  nel Palazzo della Provincia e in quello del Comune di Biella, in segno di lutto e condivisione del dolore con tutti i famigliari delle vittime e dei feriti di Bruxelles, vittime innocenti della violenza e del terrore. È stata nostra cura interloquire anche con la Prefettura e la Questura di Biella».

«Vorremmo infine rivolgere un appello ai biellesi – concludono i due politici - affinché nessuno rinunci ai propri programmi per le festività pasquali, ma di continuare a muoversi e viaggiare perché anche questa è la nostra libertà. Tutte le nostre libertà vanno sfruttate e godute, come anche quella di criticare le istituzioni ed il sottoscritto. Noi, le nostre donne e i nostri bambini dobbiamo essere liberi; con serietà, decisione e restando uniti riusciremo a superare questo difficile momento di scontro tra civiltà. A nulla serve, ora, fare del populismo, incitando ad andarsene tutti coloro che non hanno origini italiane, perché oggi l’Italia è multietnica con famiglie che di straniero hanno solo più l’origine perché sono già anche alla terza generazione di nati in Italia».

«A nome mio personale ed a nome del sindaco della Città di Biella Marco Cavicchioli spiace comunicare che la reazione istintiva di organizzare una marcia, come già avvenuto per gli accadimenti di Parigi, per la serata di oggi, risulta impossibile in quanto ci sarà il Consiglio comunale cittadino e il fine settimana venturo, che sarebbe stato un momento che avrebbe consentito anche ampia partecipazione da parte della cittadinanza, coincide con la festività Pasquale». E’ questa la prima parte della lettera aperta del presidente della Provincia, Emanuele Ramella Pralungo, dopo la strage di Bruxelles di questa mattina.  «Crediamo però altrettanto fermamente – aggiungono Ramella Pralungo e Cavicchioli - che sia indispensabile che tutte le nostre Amministrazioni non lascino passare indifferente questo attentato e pertanto vi rivolgiamo l’invito ad abbassare le bandiere a mezz’asta, come già fatto  nel Palazzo della Provincia e in quello del Comune di Biella, in segno di lutto e condivisione del dolore con tutti i famigliari delle vittime e dei feriti di Bruxelles, vittime innocenti della violenza e del terrore. È stata nostra cura interloquire anche con la Prefettura e la Questura di Biella».

«Vorremmo infine rivolgere un appello ai biellesi – concludono i due politici - affinché nessuno rinunci ai propri programmi per le festività pasquali, ma di continuare a muoversi e viaggiare perché anche questa è la nostra libertà. Tutte le nostre libertà vanno sfruttate e godute, come anche quella di criticare le istituzioni ed il sottoscritto. Noi, le nostre donne e i nostri bambini dobbiamo essere liberi; con serietà, decisione e restando uniti riusciremo a superare questo difficile momento di scontro tra civiltà. A nulla serve, ora, fare del populismo, incitando ad andarsene tutti coloro che non hanno origini italiane, perché oggi l’Italia è multietnica con famiglie che di straniero hanno solo più l’origine perché sono già anche alla terza generazione di nati in Italia».