Cronaca

«Nessun abuso sessuale, il maresciallo era depresso»

«Nessun abuso sessuale, il maresciallo era depresso»
Cronaca 28 Ottobre 2015 ore 17:16

Sarebbe stata una patologia psichiatrica depressiva a far perdere il senso della misura a Mario Sorrentino, il luogotenente dei carabinieri accusato di abusi sessuali nei confronti di un ragazzo di 17 anni che aveva fermato per un controllo e di due volontari della Croce rossa dove il sottufficiale prestava servizio come volontario. Secondo la perizia psichiatrica condotta da Antonio Pellegrino di Torino, il consulente nominato dal Tribunale nell’udienza di luglio, il luogotenente (difeso dagli avvocati Daniela Del Vecchio ed Enrico Scolari), non agì con fini sessuali. Si trattò in realtà di un modo autoritario di imporre il rispetto dell’autorità che lo stesso Sorrentino in quel momento rivestiva in qualità di carabiniere. A contribuire a questo comportamento fuori dalle righe - sempre per il perito - sarebbe stata una patologia psichiatrica depressiva, di cui all’epoca dei fatti il luogotenente soffriva.
La visita psichiatrica dell’imputato era stata consigliata a luglio dalla consulente di parte, Patrizia De Rosa. Sorrentino sarebbe stato quindi affetto da un vizio parziale di intendere e volere quando, due anni fa, portò al comando di Mottalciata il ragazzo che poi avrebbe molestato. 

Sarebbe stata una patologia psichiatrica depressiva a far perdere il senso della misura a Mario Sorrentino, il luogotenente dei carabinieri accusato di abusi sessuali nei confronti di un ragazzo di 17 anni che aveva fermato per un controllo e di due volontari della Croce rossa dove il sottufficiale prestava servizio come volontario. Secondo la perizia psichiatrica condotta da Antonio Pellegrino di Torino, il consulente nominato dal Tribunale nell’udienza di luglio, il luogotenente (difeso dagli avvocati Daniela Del Vecchio ed Enrico Scolari), non agì con fini sessuali. Si trattò in realtà di un modo autoritario di imporre il rispetto dell’autorità che lo stesso Sorrentino in quel momento rivestiva in qualità di carabiniere. A contribuire a questo comportamento fuori dalle righe - sempre per il perito - sarebbe stata una patologia psichiatrica depressiva, di cui all’epoca dei fatti il luogotenente soffriva.
La visita psichiatrica dell’imputato era stata consigliata a luglio dalla consulente di parte, Patrizia De Rosa. Sorrentino sarebbe stato quindi affetto da un vizio parziale di intendere e volere quando, due anni fa, portò al comando di Mottalciata il ragazzo che poi avrebbe molestato. 
Concluso l’esame del consulente, il Tribunale ha rinviato il processo al 21 gennaio quando verrà con ogni probabilità letta la sentenza.
L’asso della manica della perizia psichiatrica, era stato calato nel corso della scorsa udienza quando erano stati peraltro acquisiti gli atti dell’indagine svolta dalla Procura (effettuata dal pool di carabinieri coordinati dal maresciallo Tindaro Gullo).
Intanto emergono particolari più precisi rispetto alla vicenda. Il giovane da cui è partito tutto quanto, è un ragazzo che all’epoca dei fatti, nel novembre del 2013, aveva 17 anni. Secondo il racconto del nonno rilasciato ad un sito online, il ragazzo sarebbe stato prima convocato in caserma come persona informata dei fatti e poi fermato in motorino e portato nuovamente in caserma. In una delle due occasioni, secondo gli inquirenti, sarebbe stato obbligato a calarsi i pantaloni. A quel punto, come raccontato dal ragazzo al magistrato, il luogotenente Sorrentino gli avrebbe schiacciato violentemente le parti intime, tanto da procurargli dei lividi. A quel punto il nonno materno aveva deciso di rivolgersi al sindaco di Mottalciata, Vanzi, che aveva presentato un esposto in procura contro il comandante dei carabinieri del paese.
Gli altri casi. In un secondo momento erano emersi anche gli altri due casi. A denunciare il luogotenente dei carabinieri erano stati due volontari della Croce rossa a cui il militare avrebbe fatto pesanti avance mentre si trovavano di turno nella sede della Cri. Anche questi due episodi sono stati inseriti nel capo d’accusa contestato al sottufficiale.

V.Ca.

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