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la testimonianza in tempo di pandemia

Nella bolla di Casa Lions dove i sorrisi battono l’ansia

A Biella la residenza gestita dalla Cooperativa Sociale Tantintenti per aiutare quattordici persone disabili a integrarsi nella società.

Nella bolla di Casa Lions dove i sorrisi battono l’ansia
Cronaca Biella Città, 01 Dicembre 2020 ore 11:17

A Biella Chiavazza la residenza Casa Lions gestita dalla Cooperativa Sociale Tantintenti per aiutare quattordici persone disabili a integrarsi nella società. Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza.

C’è una bolla, in via Milano a Biella, dove quella barriera trasparente e invisibile costruita per tenere fuori il Coronavirus sembra più spessa e impenetrabile che mai. Se la quarantena, l’isolamento, le limitazioni ai movimenti sono pesanti per chiunque, è facile immaginare quanto siano gravosi per gli ospiti di Casa Lions, la residenza gestita dalla Cooperativa Sociale Tantintenti per aiutare quattordici persone disabili a integrarsi nella società. Quella società, però, è fuori dal cancello verde perennemente chiuso. E dentro la prima necessità è spiegare, aiutare, spegnere il fuoco dell’ansia e della paura. «A volte si ha la sensazione di essere in gabbia» racconta Nadia Bonino, un’operatrice socio sanitaria della struttura di Chiavazza. «E la retorica dell’andrà tutto bene suona stonata».

Nella bolla di Casa Lions dove i sorrisi battono l’ansia

Eppure le mani si stringono, gli abbracci si serrano, le parole rasserenano. E la via per superare i mesi difficili è segnata dallo stare insieme, dall’aiutarsi, una delle missioni di Casa Lions fin dalla sua nascita: «Qualche giorno fa» spiega ancora Nadia Bonino «una delle persone arrivate da poco ha osservato: “Mi stupisce la familiarità che c’è tra voi operatori e con noi ragazzi”. Questa frase fotografa quello che fa di Casa Lions un posto particolare: siamo una squadra compatta e andiamo tutti nella stessa direzione, con gli stessi obiettivi e rafforzati da un affetto reciproco che è palpabile».

È questa la forza che sta facendo superare le difficoltà, dal non poter uscire, all’impossibilità di ricevere visite dai parenti per non violare la bolla di sicurezza, al doversi guardare solo negli occhi perché il resto del viso è coperto dalla mascherina. «Per gli ospiti» osserva l’operatrice «è complicato elaborare informazioni e decifrare il linguaggio tecnico dei telegiornali, ma noi cerchiamo di essere chiari e trasparenti nella comunicazione. Agli obiettivi educativi e assistenziali che hanno sempre caratterizzato il nostro lavoro si è aggiunto quello prioritario della protezione e la soglia di attenzione è altissima.  Questo fa sì che non ci sia più soluzione di continuità tra la nostra vita privata e quella professionale. La responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi è aumentata enormemente. Tutti i nostri comportamenti al di fuori di Casa Lions possono avere conseguenze all’interno. Lo sforzo che stiamo facendo è quello di gestire l’ansia legittima e trasformarla in atteggiamenti positivi e rassicuranti».

Per questo sotto le mascherine si intuiscono spesso i sorrisi: «Si continua ad aver voglia di ridere insieme e anche di festeggiare. Non si può più andare a mangiare la pizza? Non importa, la pizza può venire da noi. Ed è buona lo stesso. Ci “stringiamo” gli uni agli altri e, quando tutto ciò sarà passato, scopriremo di essere usciti ancora più forti e uniti». Per questo il lenzuolo con l’arcobaleno e lo slogan “Andrà tutto bene” è rimasto appeso anche al balcone di Casa Lions. In quel caso non è per nulla retorica…

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