Morì annegato, per due mesi in obitorio

Morì annegato, per due mesi in obitorio
Cronaca 18 Ottobre 2016 ore 12:48

Parte stamattina dall’aeroporto della Malpensa, diretta in Mali, la salma di Babà Tangara, 30 anni, morto annegato il 26 agosto scorso nella piscina di cascina Bellavista, una tenuta rurale immersa nel verde della collina di Castellengo di Cossato, trasformata in villa padronale, dove lavorava ormai da quasi cinque anni come custode e stalliere.

Finalmente, dopo che la salma è rimasta in una cella frigorifera dell’obitorio per quasi due mesi, le formalità burocratiche sono state risolte. Così - come scrive un amico sul sito della parrocchia di Ronco di Cossato, di San Defendente, curato da don Mario Marchiori - l’immigrato, giunto «stremato in Italia su un barcone galleggiante in quel mare opaco divenuto cimitero per migliaia di disperati, che non aveva con sé documenti, né passaporto né timbri dell'Ambasciata, ora, da morto, necessita di consenso della famiglia, permessi, nulla osta dell’ufficiale sanitario, dell’Ambasciata... per essere accompagnato nella calda terra d’Africa ove riposerà per sempre».

Babà Tangara, era uno degli immigrati arrivati nel Biellese anni fa, ospite inizialmente dei Salesiani, a Muzzano, prima che riuscisse a trovare lavoro in quella proprietà sulla collina di Castellengo, a due passi dal cuore della Baraggia. Col tempo si era fatto conoscere e voler bene. «Lavorava sodo ed era sempre disponibile - ricorda la vicina di tenuta, ancora scossa da quanto accaduto -. Con i cavalli e con gli altri animali era bravissimo. La mattina di quel tragico giorno abbiamo chiacchierato un sacco di tempo. Mi diceva che era felice della sua condizione e delle responsabilità che gli erano state affidate...»

Ieri pomeriggio si è svolto il rito funebre secondo il rituale mussulmano. Nel Mali, la salma del giovane immigrato sarà accolta dai genitori, dalla giovanissima moglie, dalla figlioletta, dai fratelli e dai tanti amici che il giovane aveva salutato il giorno della partenza con la speranza e la promessa di poter donare a tutti loro, col tempo, una vita migliore. Così, sin dal primo giorno di lavoro, Babà aveva inviato a moglie e figlia tutto ciò che aveva iniziato a guadagnare.

 

Il sogno era sempre lo stesso: potersi presto ricongiungere con la propria sposa e la propria famiglia. Le speranze sono state spezzate per sempre quel caldo pomeriggio di agosto quando il corpo del giovane custode africano venne trovato in fondo alla piscina.

Valter Caneparo

Parte stamattina dall’aeroporto della Malpensa, diretta in Mali, la salma di Babà Tangara, 30 anni, morto annegato il 26 agosto scorso nella piscina di cascina Bellavista, una tenuta rurale immersa nel verde della collina di Castellengo di Cossato, trasformata in villa padronale, dove lavorava ormai da quasi cinque anni come custode e stalliere.

Finalmente, dopo che la salma è rimasta in una cella frigorifera dell’obitorio per quasi due mesi, le formalità burocratiche sono state risolte. Così - come scrive un amico sul sito della parrocchia di Ronco di Cossato, di San Defendente, curato da don Mario Marchiori - l’immigrato, giunto «stremato in Italia su un barcone galleggiante in quel mare opaco divenuto cimitero per migliaia di disperati, che non aveva con sé documenti, né passaporto né timbri dell'Ambasciata, ora, da morto, necessita di consenso della famiglia, permessi, nulla osta dell’ufficiale sanitario, dell’Ambasciata... per essere accompagnato nella calda terra d’Africa ove riposerà per sempre».

Babà Tangara, era uno degli immigrati arrivati nel Biellese anni fa, ospite inizialmente dei Salesiani, a Muzzano, prima che riuscisse a trovare lavoro in quella proprietà sulla collina di Castellengo, a due passi dal cuore della Baraggia. Col tempo si era fatto conoscere e voler bene. «Lavorava sodo ed era sempre disponibile - ricorda la vicina di tenuta, ancora scossa da quanto accaduto -. Con i cavalli e con gli altri animali era bravissimo. La mattina di quel tragico giorno abbiamo chiacchierato un sacco di tempo. Mi diceva che era felice della sua condizione e delle responsabilità che gli erano state affidate...»

Ieri pomeriggio si è svolto il rito funebre secondo il rituale mussulmano. Nel Mali, la salma del giovane immigrato sarà accolta dai genitori, dalla giovanissima moglie, dalla figlioletta, dai fratelli e dai tanti amici che il giovane aveva salutato il giorno della partenza con la speranza e la promessa di poter donare a tutti loro, col tempo, una vita migliore. Così, sin dal primo giorno di lavoro, Babà aveva inviato a moglie e figlia tutto ciò che aveva iniziato a guadagnare.

 

Il sogno era sempre lo stesso: potersi presto ricongiungere con la propria sposa e la propria famiglia. Le speranze sono state spezzate per sempre quel caldo pomeriggio di agosto quando il corpo del giovane custode africano venne trovato in fondo alla piscina.

Valter Caneparo