A dare la misura dell’incendio del Monte Barone adesso sono anche i numeri: circa 1.700 ettari di territorio interessati, oltre 11mila ore di lavoro e più di 1,2 milioni di litri d’acqua scaricati soltanto dai mezzi aerei. A fare il punto è Fabio Callegari, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella, mentre resta ancora attivo un fronte nella zona di Cascinette. Il primo dato da chiarire è proprio quello relativo alla superficie. Parlare di 1.700 ettari non significa infatti che siano andati completamente distrutti 17 chilometri quadrati di vegetazione. «Quando parliamo di superficie percorsa dal fuoco – precisa Callegari – intendiamo un’area individuata ai fini operativi, dove l’incendio è stato presente o dove c’è stato un pericolo. Non significa necessariamente che tutto il materiale combustibile al suo interno sia bruciato».
Un incendio soprattutto nel sottobosco
Nel caso del Monte Barone, anche grazie al lavoro di contenimento svolto dal cielo e da terra, il fuoco è stato principalmente radente. «Ha coinvolto soprattutto il sottobosco e non gli alberi». La stima dei circa 1.700 ettari è stata ottenuta attraverso i sorvoli effettuati con i droni dei Vigili del Fuoco e le immagini satellitari. E può ancora cambiare, visto che l’incendio non è completamente chiuso. Proprio il sottobosco è stato uno dei principali nemici dei soccorritori. Vegetazione secca, aghi, foglie e altro materiale combustibile hanno permesso al calore di resistere e alle fiamme di ripartire anche in punti sui quali si era già intervenuti. A questo si aggiunge la conformazione della montagna. «È un ambiente impervio, che in molti punti non permette di raggiungere i fronti con mezzi terrestri adeguati e con il personale». E anche quando l’acqua arriva dal cielo non sempre riesce ad arrivare dove serve maggiormente: «Le fronde degli alberi fanno da schermo e una parte dell’acqua lanciata dagli aeromobili fatica a raggiungere il sottobosco». Poi c’è stato il vento, capace di cambiare direzione anche più volte nell’arco della stessa giornata e di alimentare nuove riprese in zone che erano già state raffreddate.
Oltre 1,2 milioni di litri dal cielo
Canadair ed elicotteri sono stati fondamentali, ma anche il loro impiego ha dovuto fare i conti con diversi limiti. La stima aggiornata dei Vigili del Fuoco supera 1 milione e 200mila litri d’acqua scaricati dal cielo, ai quali si aggiungono alcuni lanci di ritardante. E non è tutto. «A questa quantità bisogna aggiungere le decine di migliaia di litri utilizzati dalle squadre a terra», precisa il comandante. Gli aeromobili possono però operare soltanto durante il giorno e in alcune giornate persino il fumo prodotto dall’incendio ha complicato il loro lavoro. La scarsa visibilità, con il fumo fermo anche alle quote utilizzate per il volo, ha infatti impedito in alcuni momenti di alzarsi in sicurezza. Inoltre il Monte Barone non era l’unico incendio da combattere. Canadair ed elicotteri sono mezzi disponibili in numero limitato e nelle stesse giornate sono stati richiesti anche per altri incendi scoppiati contemporaneamente in Piemonte e nel resto d’Italia. A terra, invece, il numero delle squadre è stato continuamente adattato all’andamento delle fiamme e soprattutto alla necessità di proteggere abitazioni e infrastrutture. Nel corso dell’emergenza sono arrivati rinforzi da altre province piemontesi.
Più di 11mila ore di lavoro
Anche qui il numero aiuta a comprendere le dimensioni dello sforzo: sono già più di 11mila le ore di lavoro complessivamente accumulate dagli uomini impegnati nell’emergenza. Nel calcolo rientrano i Vigili del Fuoco del Comando di Biella, i volontari dei distaccamenti di Valdilana e Cossato, i Vigili del Fuoco arrivati da Asti, Torino e Novara, i volontari Aib regionali e la Protezione civile. A queste ore se ne devono aggiungere altre: quelle dei volontari del Comune di Coggiola, impegnati nel supporto logistico, e quelle della Croce Rossa, che ha garantito 24 ore su 24 il presidio sanitario al Posto di comando avanzato. «Ringrazio la popolazione di Coggiola e in particolare il sindaco – sottolinea Callegari – hanno compreso gli sforzi che i soccorritori stanno facendo e non hanno fatto mancare vicinanza e supporto». Il rischio, peraltro, non riguarda necessariamente soltanto il Monte Barone. Durante l’emergenza si è acceso un fronte anche sulla cresta del Monte Bors, affrontato utilizzando i mezzi aerei che si trovavano già nella zona. «La presenza di altre aree con condizioni analoghe di sottobosco secco non permette di escludere nuovi rischi». Da qui l’ultimo richiamo alla popolazione: evitare qualsiasi fuoco nelle zone boschive, segnalare immediatamente eventuali fumarole e allontanarsi dalle aree nelle quali siano presenti fumo o fiamme. Perché i numeri raccontano quanto è già accaduto – 1.700 ettari interessati, oltre 11mila ore di lavoro e più di 1,2 milioni di litri d’acqua dal cielo – ma il fronte ancora presente nella zona di Cascinette ricorda che, dopo più di due settimane, sul Monte Barone non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia.