Cronaca

Moglie maltrattata costretta a scappare

Moglie maltrattata costretta a scappare
Cronaca 03 Aprile 2016 ore 03:20

Ancora due casi si maltrattamenti familiari sono sfociati nei giorni scorsi in tribunale. Per tutelare le donne che risultato parti offese e i figli, eviteremo di riportare le generalità degli imputati. Il primo caso è giunto a sentenza: una pena tutto sommato mite a quattro mesi di reclusione con la condizionale a un imputato di origini marocchine, 52 anni, che abita a Biella. La condanna gli è stata inflitta dal giudice, Paola Rava, per aver picchiato la moglie il 12 febbraio 2011 provocandole lesioni giudicate guaribili in otto giorni dopo averla pestata e infine presa per la testa e scaraventata con forza sul pavimento. Lo stesso imputato (difeso dall’avvocato Nicoletta Solivo) è stato invece assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il capo d’imputazione parlava di aggressioni fisiche e verbali che avrebbero contribuito a instaurare un clima d’inferno nel contesto del nucleo familiare. E’ invece caduto in prescrizione l’ultimo reato sempre di lesioni personali in quanto i fatti (la moglie graffiata al collo) sarebbero avvenuti ormai otto anni fa.

Nel secondo caso era imputato un italiano, 46 anni, di Coggiola, accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie marocchina. L’uomo è stato alla fine rinviato a giudizio per l’udienza dell’8 febbraio del prossimo anno. I fatti sarebbero avvenuti fino al mese di marzo dell’anno scorso. Nel capo d’accusa si parla di vessazioni fisiche e psicologiche, di insulti, minacce, botte a  schiaffi e pugni, al punto che l’uomo avrebbe cagionato alla consorte condizioni di vita intollerabili che avevano costretto la donna a scappare con i figlie e a rifugiarsi in una struttura protetta. L’aggressione peggiore risale giusto a un anno fa quando, al culmine di una discussione per motivi economici, l’imputato avrebbe causato a calci e pugni alla moglie lesioni giudicate poi guaribili in tre settimane.

V.Ca.

Ancora due casi si maltrattamenti familiari sono sfociati nei giorni scorsi in tribunale. Per tutelare le donne che risultato parti offese e i figli, eviteremo di riportare le generalità degli imputati. Il primo caso è giunto a sentenza: una pena tutto sommato mite a quattro mesi di reclusione con la condizionale a un imputato di origini marocchine, 52 anni, che abita a Biella. La condanna gli è stata inflitta dal giudice, Paola Rava, per aver picchiato la moglie il 12 febbraio 2011 provocandole lesioni giudicate guaribili in otto giorni dopo averla pestata e infine presa per la testa e scaraventata con forza sul pavimento. Lo stesso imputato (difeso dall’avvocato Nicoletta Solivo) è stato invece assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il capo d’imputazione parlava di aggressioni fisiche e verbali che avrebbero contribuito a instaurare un clima d’inferno nel contesto del nucleo familiare. E’ invece caduto in prescrizione l’ultimo reato sempre di lesioni personali in quanto i fatti (la moglie graffiata al collo) sarebbero avvenuti ormai otto anni fa.

Nel secondo caso era imputato un italiano, 46 anni, di Coggiola, accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie marocchina. L’uomo è stato alla fine rinviato a giudizio per l’udienza dell’8 febbraio del prossimo anno. I fatti sarebbero avvenuti fino al mese di marzo dell’anno scorso. Nel capo d’accusa si parla di vessazioni fisiche e psicologiche, di insulti, minacce, botte a  schiaffi e pugni, al punto che l’uomo avrebbe cagionato alla consorte condizioni di vita intollerabili che avevano costretto la donna a scappare con i figlie e a rifugiarsi in una struttura protetta. L’aggressione peggiore risale giusto a un anno fa quando, al culmine di una discussione per motivi economici, l’imputato avrebbe causato a calci e pugni alla moglie lesioni giudicate poi guaribili in tre settimane.

V.Ca.

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