Migranti nell’ex hotel Coggiola, e? protesta

Cronaca 28 Novembre 2016 ore 10:16

BIELLA - Sono preoccupati i residenti di via Cottolengo dopo linizio dei lavori di adeguamento dellex hotel Coggiola, chiuso ormai da una decina danni, che parrebbe essere stato individuato da una cooperativa, di cui non si conosce ancora il nome, come struttura da adibire allaccoglienza dei migranti. Venerdi? sera gli abitanti della zona si sono ritrovati, per cercare di analizzare la situazione, per capire come potersi muovere, preoccupati sia dalla possibilita? che gli alloggi acquistati dopo anni di duro lavoro possano perdere valore, sia da questioni di sicurezza. Come spesso accade nessuno avverte chi abita vicino a queste strutture, ed e? questo il punto che maggiormente preoccupa. Il figlio di un commerciante che da circa sessantanni opera nella zona spiega: «Come si puo? pensare di riaprire in pochi mesi una struttura chiusa da anni. Se ci provasse un imprenditore ci metterebbe tantissimo tempo. Con la scusa dell’accoglienza, invece, si aggirano le regole che la gente comune deve rispettare. Il tutto nel nome del business».

Un altro residente in zona, Giulio Barnabe?, presente alla serata di venerdi? scorso, spiega: «Oltre alla perdita di valore dei nostri alloggi siamo preoccupati per la sicurezza, soprattut- to le donne e le giovani che abitano in zona. Stiamo pensando a come muoverci. Di sicuro ci faremo sentire, chiedendo alle forze dellordine e agli organi preposti di vigilare affinche? tutte la struttura rispetti tutti i crismi di legge». Venerdi? scorso era presente anche Lega Nord, con il consigliere comunale Giacomo Moscarola. Che spiega: «Dopo il Colibri? ecco un altro esempio del business dell’accoglienza. I residenti sono giustamente preoccupati e come Carroccio faremo tutto quanto in nostro possesso per garantire che la loro voce venga ascoltata dalle istituzioni».

Enzo Panelli 

BIELLA - Sono preoccupati i residenti di via Cottolengo dopo l’inizio dei lavori di adeguamento dell’ex hotel Coggiola, chiuso ormai da una decina d’anni, che parrebbe essere stato individuato da una cooperativa, di cui non si conosce ancora il nome, come struttura da adibire all’accoglienza dei migranti. Venerdi? sera gli abitanti della zona si sono ritrovati, per cercare di analizzare la situazione, per capire come potersi muovere, preoccupati sia dalla possibilita? che gli alloggi acquistati dopo anni di duro lavoro possano perdere valore, sia da questioni di sicurezza. Come spesso accade nessuno avverte chi abita vicino a queste strutture, ed e? questo il punto che maggiormente preoccupa. Il figlio di un commerciante che da circa sessant’anni opera nella zona spiega: «Come si puo? pensare di riaprire in pochi mesi una struttura chiusa da anni. Se ci provasse un imprenditore ci metterebbe tantissimo tempo. Con la scusa dell’accoglienza, invece, si aggirano le regole che la gente comune deve rispettare. Il tutto nel nome del business».

Un altro residente in zona, Giulio Barnabe?, presente alla serata di venerdi? scorso, spiega: «Oltre alla perdita di valore dei nostri alloggi siamo preoccupati per la sicurezza, soprattut- to le donne e le giovani che abitano in zona. Stiamo pensando a come muoverci. Di sicuro ci faremo sentire, chiedendo alle forze dell’ordine e agli organi preposti di vigilare affinche? tutte la struttura rispetti tutti i crismi di legge». Venerdi? scorso era presente anche Lega Nord, con il consigliere comunale Giacomo Moscarola. Che spiega: «Dopo il Colibri? ecco un altro esempio del business dell’accoglienza. I residenti sono giustamente preoccupati e come Carroccio faremo tutto quanto in nostro possesso per garantire che la loro voce venga ascoltata dalle istituzioni».

Enzo Panelli