Medico iraniano condannato a morte

Medico iraniano condannato a morte
05 Febbraio 2017 ore 10:23

Ahmadreza Djalali e? un medico iraniano di 45 anni. Per quattro anni ha lavorato al «Centro di ricerca interdipartimentale in medicina dei disastri» (Crimedim) dell’Universita? del Piemonte Orientale. Poi e? tornato in Svezia, al Karolinska Institutet di Stoccolma, con la sua famiglia. E’ stato invitato in Iran dall’Universita? di Teheran. E’ scomparso il 24 aprile scorso. Dopo tanti mesi di silenzio una terribile verita?: sara? giustiziato entro due settimane per spionaggio. E’ stato arrestato nove mesi fa, ma la moglie, Vida Mehrannia, non ha denunciato il fatto per paura di ripercussioni: un poliziotto ha chiamato la sua famiglia a Teheran avvertendola di non parlare. Martedi?, pero?, Ahmad ha chiamato sua sorella, le ha detto che sara? giustiziato con l’accusa di collaborazione con Paesi nemici. Con il medico iraniano hanno collaborato anche alcuni biellesi che ora si preoccupano per la sua sorte. La famiglia di Ahmad era partita dalla Svezia nel 2009; ha vissuto a Novara, dove il medico dal 2012 al 2015 e? stato assegnato al «Centro di ricerca interdipartimentale in medicina dei disastri» (Crimedim) dell’Universita? del Piemonte Orientale, do- ve ha ancora molti amici. Lo scorso 24 aprile, mentre era a Teheran su invito dell’Universita?, e? scomparso: doveva essere a Novara per un evento universitario, in realta? era stato rinchiuso, senza processo, nella famigerata prigione di Evin.

E anche ieri, all’inaugurazione  dell’anno accademico dell’universita? del Piemonte Orientale, la sua figura e? stata al centro del dibattito. «Il dottor Djalali non si e? mai sognato di fare propaganda anti-Iran in Europa nei suoi ambiti di attivita?; anzi, si e? sempre speso per un’immagine positiva del suo paese». Cosi? il rettore Cesare Emanuel in apertura alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 (il 19° dalla fondazione) dell’Universita? del Piemonte orientale che si e? tenuta ieri al teatro civico di Vercelli. Il rettore ha voluto iniziare la cerimonia proprio con un appello per Ahmadreza Djalali, il medico ricercatore iraniano, che fa parte dello staff docente del Master Europeo in Medicina dei Disastri, impri- gionato per presunto spionaggio. «Noi ci siamo mossi e abbiamo scritto al presidente dell’Iran Rouhani – ha continuato Emanuel – al segretario del consiglio iraniano per i diritti umani, ai rettori delle universita? di Tehran e di Shiraz. Abbiamo informato l’alto rap- presentante dell’Unione europea per gli affari esteri Federica Mogherini e il Governo italiano. Abbiamo coinvolto Amnesty International e altre associazioni internazionali che si oc – cupano di diritti umani. Anche i colleghi del Ka- rolinska Institute di Stoc- colma stanno muovendo i loro passi con l’aiuto del primo ministro svedese. Stiamo facendo tutto il possibile per evitare questa colossale ingiustizia che toglierebbe alla sua famiglia un tenero marito e padre e che costituirebbe per il mondo intero un nuovo, gravissimo attentato contro la liberta? della ricerca e della disseminazione della conoscenza senza barriere, che sono i principi imprescindibili per chi svolge la nostra professione. Coraggio, Ahmadreza – ha concluso il rettore – vogliamo rivederti a Novara il prossimo maggio, quando inaugureremo la nuova edizione del Master».

R.E.B.

Ahmadreza Djalali e? un medico iraniano di 45 anni. Per quattro anni ha lavorato al «Centro di ricerca interdipartimentale in medicina dei disastri» (Crimedim) dell’Universita? del Piemonte Orientale. Poi e? tornato in Svezia, al Karolinska Institutet di Stoccolma, con la sua famiglia. E’ stato invitato in Iran dall’Universita? di Teheran. E’ scomparso il 24 aprile scorso. Dopo tanti mesi di silenzio una terribile verita?: sara? giustiziato entro due settimane per spionaggio. E’ stato arrestato nove mesi fa, ma la moglie, Vida Mehrannia, non ha denunciato il fatto per paura di ripercussioni: un poliziotto ha chiamato la sua famiglia a Teheran avvertendola di non parlare. Martedi?, pero?, Ahmad ha chiamato sua sorella, le ha detto che sara? giustiziato con l’accusa di collaborazione con Paesi nemici. Con il medico iraniano hanno collaborato anche alcuni biellesi che ora si preoccupano per la sua sorte. La famiglia di Ahmad era partita dalla Svezia nel 2009; ha vissuto a Novara, dove il medico dal 2012 al 2015 e? stato assegnato al «Centro di ricerca interdipartimentale in medicina dei disastri» (Crimedim) dell’Universita? del Piemonte Orientale, do- ve ha ancora molti amici. Lo scorso 24 aprile, mentre era a Teheran su invito dell’Universita?, e? scomparso: doveva essere a Novara per un evento universitario, in realta? era stato rinchiuso, senza processo, nella famigerata prigione di Evin.

E anche ieri, all’inaugurazione  dell’anno accademico dell’universita? del Piemonte Orientale, la sua figura e? stata al centro del dibattito. «Il dottor Djalali non si e? mai sognato di fare propaganda anti-Iran in Europa nei suoi ambiti di attivita?; anzi, si e? sempre speso per un’immagine positiva del suo paese». Cosi? il rettore Cesare Emanuel in apertura alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 (il 19° dalla fondazione) dell’Universita? del Piemonte orientale che si e? tenuta ieri al teatro civico di Vercelli. Il rettore ha voluto iniziare la cerimonia proprio con un appello per Ahmadreza Djalali, il medico ricercatore iraniano, che fa parte dello staff docente del Master Europeo in Medicina dei Disastri, impri- gionato per presunto spionaggio. «Noi ci siamo mossi e abbiamo scritto al presidente dell’Iran Rouhani – ha continuato Emanuel – al segretario del consiglio iraniano per i diritti umani, ai rettori delle universita? di Tehran e di Shiraz. Abbiamo informato l’alto rap- presentante dell’Unione europea per gli affari esteri Federica Mogherini e il Governo italiano. Abbiamo coinvolto Amnesty International e altre associazioni internazionali che si oc – cupano di diritti umani. Anche i colleghi del Ka- rolinska Institute di Stoc- colma stanno muovendo i loro passi con l’aiuto del primo ministro svedese. Stiamo facendo tutto il possibile per evitare questa colossale ingiustizia che toglierebbe alla sua famiglia un tenero marito e padre e che costituirebbe per il mondo intero un nuovo, gravissimo attentato contro la liberta? della ricerca e della disseminazione della conoscenza senza barriere, che sono i principi imprescindibili per chi svolge la nostra professione. Coraggio, Ahmadreza – ha concluso il rettore – vogliamo rivederti a Novara il prossimo maggio, quando inaugureremo la nuova edizione del Master».

R.E.B.

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