Inchiesta gico

Mascherine, c’é già un primo arresto per turbativa d’asta in un appalto Consip da 15.8 milioni di euro

Appalto assegnato a una società con guai tributari per 150 milioni e dei 24 milioni di mascherine chirurgiche promesse neppure l'ombra.

Mascherine, c’é già un primo arresto per turbativa d’asta in un appalto Consip da 15.8 milioni di euro
Biella Città, 09 Aprile 2020 ore 11:29

Mascherine: c’è già un primo arresto per turbativa d’asta in un appalto Consip da 15,8 milioni. Appalto assegnato a una società con guai tributari per 150 milioni e dei 24 milioni di mascherine chirurgiche promesse neppure l’ombra.

Mascherine: c’è già un primo arresto

Primi appalti pubblici e primi arresti nell’ambito delle gare per l’acquisto di dispositivi anti coronavirus. In particolare per un appalto da 15,8 milioni di euro per 24 milioni di  mascherine è stato arrestato nelle scorse ore un imprenditore laziale, Antonello Ieffi, originario della provincia di Frosinone, accusato di aver  manipolato una gara d’appalto per la fornitura di mascherine e altri mezzi di protezione indetta dalla Consid Spa (la centrale unica degli acquisti della pubblica amministrazione). Ieffi è ora in carcere su richiesta dei pm Paolo Ielo e Alberto Poletti, che hanno coordinato le indagine condotte dal Gico della Guardia di Finanza. Turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture le accuse contestate. L’appalto che Ieffi si era aggiudicato era uno dei molti indetti da Consip con i criteri dell’urgenza per un valore si oltre 253 milioni di euro, per  l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali.

 

In quel magazzino nessuna traccia delle mascherine

Le mascherine chirurgiche secondo Ieffi erano rimaste bloccate in un magazzino in Cina. Ma le verifiche dell’Agenzia delle Dogane presso il magazzino indicato all’aeroporto di Ghagzhou Balyun, hanno permesso di accertare che di bloccato non vi era nulla. Di mascherine bloccate a non c’erano.  Ieffi, a quanto risulta, operava per conto della Biocrea Società Agricola (una sorta di scatola vuota, di fatto inattiva) peraltro con vecchie violazioni tributarie pari a circa 150 milioni di euro, che Ieffi (o chi per esso) non aveva dichiarato – come prevede la legge – in sede di autocertificazione. Se lo avesse fatto la Biocrea sarebbe stata subito esclusa dalla gara.

 

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