Manda kappaò un ciclista e gli frattura il naso

Manda kappaò un ciclista e gli frattura il naso
Cronaca 16 Marzo 2016 ore 15:30

«Non è vero quello che hanno riportato i giornali e i siti web: noi non abbiamo tagliato la strada ad alcuno. Anzi, abbiamo rischiato addirittura di essere investiti e siamo stati aggrediti». A parlare sono i due ciclisti che martedì 8 marzo, nella rotatoria di Vergnasco, sono stati protagonisti di un violento episodio di cronaca, che si è concluso con la corsa in ospedale per uno di loro.

Ora, mentre sono ancora visibili i segni di quel pugno da kappaò che gli ha fratturato il setto nasale, il ciclista ferito («niente nomi, per favore, sono ancora scosso e preferisco non espormi», dice, in attesa di decidere se sporgere o meno denuncia) racconta la sua verità.

«Io e il mio amico – spiega – stavamo uscendo dalla rotatoria, quando l’auto che ci seguiva ci ha clacsonati. Abbiamo chiesto, a gesti, il motivo all’automobilista, visto che non eravamo d’intralcio al traffico, e costui, per tutta risposta, ha incominciato a sbraitare».

Sarebbe potuto finire tutto lì, invece… «Invece – continua – il conducente, sulla cinquantina, ha tentato una prima volta di fermare l’auto in mezzo alla strada, per cercare un contatto fisico con noi, con il chiaro intento di aggredirci. Ci siamo immediatamente resi conto del pericolo e abbiamo continuato a pedalare per allontanarci, ma il tizio, completamente fuori di sé, è ripartito e ci ha inseguiti, costringendoci sulla destra: per un istante abbiamo temuto che volesse investirci o buttarci fuori strada».

E’ in quel momento che è entrato in scena un secondo uomo, il passeggero. «Quell’energumeno, avrà avuto circa trent’anni, aveva già aperto la portiera mentre l’auto era ancora in movimento: si è catapultato fuori dalla vettura e ha provato a inseguirci a piedi», ricorda il ciclista.

A quel punto le strade dei due amici si sono divise: uno ha cercato di ripartire in direzione di Biella in sella alla propria bici, inseguito a piedi dall’uomo, l’altro si è fermato. «Neanche il tempo di realizzare cosa stesse accadendo – spiega – e ho visto tornare indietro quell’omaccione che, non riuscendo ad agguantare il mio amico, aveva evidentemente deciso di prendersela con me, che ero rimasto fermo». Così, in men che non si dica, il poveretto è stato raggiunto in pieno viso da un pugno sferrato con una tale violenza da rompergli il setto nasale. Poi l’aggressore è risalito a bordo dell’automobile ed è ripartito con il suo “complice”, lasciando la vittima in strada dolorante e con il volto ridotto a una maschera di sangue.

«Non mi aspettavo una reazione di quel genere e quindi non sono riuscito a parare il colpo. Cosa comunque non facile, visto che ero ancora, oltretutto, in sella alla bicicletta… Nel frattempo – aggiunge – il mio amico era riuscito a prendere il numero di targa (l’auto, un’utilitaria di color verde bottiglia, tuttora ricercata, non risulta immatricolata in provincia di Biella, nda) e a chiedere aiuto nel bar lì vicino, facendo intervenire i carabinieri di Salussola».

«Contrariamente a quanto molto spesso si pensi, e cioè che i ciclisti “di regola” tagliano la strada e non rispettano il codice, stavolta le cose sono andate diversamente. Noi – conclude il ciclista ferito – stavamo soltanto transitando nella rotatoria e non abbiamo intralciato in alcun modo il traffico. Ma, in ogni caso, nulla può giustificare una reazione così violenta, tanto da farmi finire al Pronto soccorso con il naso rotto».

Lara Bertolazzi

«Non è vero quello che hanno riportato i giornali e i siti web: noi non abbiamo tagliato la strada ad alcuno. Anzi, abbiamo rischiato addirittura di essere investiti e siamo stati aggrediti». A parlare sono i due ciclisti che martedì 8 marzo, nella rotatoria di Vergnasco, sono stati protagonisti di un violento episodio di cronaca, che si è concluso con la corsa in ospedale per uno di loro.

Ora, mentre sono ancora visibili i segni di quel pugno da kappaò che gli ha fratturato il setto nasale, il ciclista ferito («niente nomi, per favore, sono ancora scosso e preferisco non espormi», dice, in attesa di decidere se sporgere o meno denuncia) racconta la sua verità.

«Io e il mio amico – spiega – stavamo uscendo dalla rotatoria, quando l’auto che ci seguiva ci ha clacsonati. Abbiamo chiesto, a gesti, il motivo all’automobilista, visto che non eravamo d’intralcio al traffico, e costui, per tutta risposta, ha incominciato a sbraitare».

Sarebbe potuto finire tutto lì, invece… «Invece – continua – il conducente, sulla cinquantina, ha tentato una prima volta di fermare l’auto in mezzo alla strada, per cercare un contatto fisico con noi, con il chiaro intento di aggredirci. Ci siamo immediatamente resi conto del pericolo e abbiamo continuato a pedalare per allontanarci, ma il tizio, completamente fuori di sé, è ripartito e ci ha inseguiti, costringendoci sulla destra: per un istante abbiamo temuto che volesse investirci o buttarci fuori strada».

E’ in quel momento che è entrato in scena un secondo uomo, il passeggero. «Quell’energumeno, avrà avuto circa trent’anni, aveva già aperto la portiera mentre l’auto era ancora in movimento: si è catapultato fuori dalla vettura e ha provato a inseguirci a piedi», ricorda il ciclista.

A quel punto le strade dei due amici si sono divise: uno ha cercato di ripartire in direzione di Biella in sella alla propria bici, inseguito a piedi dall’uomo, l’altro si è fermato. «Neanche il tempo di realizzare cosa stesse accadendo – spiega – e ho visto tornare indietro quell’omaccione che, non riuscendo ad agguantare il mio amico, aveva evidentemente deciso di prendersela con me, che ero rimasto fermo». Così, in men che non si dica, il poveretto è stato raggiunto in pieno viso da un pugno sferrato con una tale violenza da rompergli il setto nasale. Poi l’aggressore è risalito a bordo dell’automobile ed è ripartito con il suo “complice”, lasciando la vittima in strada dolorante e con il volto ridotto a una maschera di sangue.

«Non mi aspettavo una reazione di quel genere e quindi non sono riuscito a parare il colpo. Cosa comunque non facile, visto che ero ancora, oltretutto, in sella alla bicicletta… Nel frattempo – aggiunge – il mio amico era riuscito a prendere il numero di targa (l’auto, un’utilitaria di color verde bottiglia, tuttora ricercata, non risulta immatricolata in provincia di Biella, nda) e a chiedere aiuto nel bar lì vicino, facendo intervenire i carabinieri di Salussola».

«Contrariamente a quanto molto spesso si pensi, e cioè che i ciclisti “di regola” tagliano la strada e non rispettano il codice, stavolta le cose sono andate diversamente. Noi – conclude il ciclista ferito – stavamo soltanto transitando nella rotatoria e non abbiamo intralciato in alcun modo il traffico. Ma, in ogni caso, nulla può giustificare una reazione così violenta, tanto da farmi finire al Pronto soccorso con il naso rotto».

Lara Bertolazzi

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