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“Ma quale diga, per ripartire il Biellese ha bisogno di ben altro”

La voce è quella di Gianluca Susta che invita la Regione a rivedere i punti prioritari per il Biellese nell'ambito del Recovery Fund per il Piemonte.

“Ma quale diga, per ripartire il Biellese ha bisogno di ben altro”
Cronaca Valli Mosso e Sessera, 06 Marzo 2021 ore 13:00

La voce è quella di Gianluca Susta che invita la Regione a rivedere i punti prioritari per il Biellese nell’ambito del Recovery Fund per il Piemonte.

Il no di Susta

“ADESSO BASTA CON LA DIGA! – scrive Gianluca Susta sui social – Presidente Cirio, questo dibattito stucchevole che ritorna periodicamente sulla diga in Valsessera deve finire!
IL BIELLESE VA REINDUSTRIALIZZATO, COME ALTRI DISTRETTI DEL PIEMONTE.
ABBIAMO LA CULTURA INDUSTRIALE PER TORNARE AD ESSERE IL CUORE PULSANTE DEL RILANCIO MANIFATTURIERO, ITALIANO ED EUROPEO, CON I TRE POLI LOGISTICI DI TORINO, ALESSANDRIA E NOVARA A SUPPORTO.
LA DIGA NON AGGIUNGE NULLA ALLO SVILUPPO DEL BIELLESE E DEL PIEMONTE, salvo un disastro ambientale che penalizzerebbe l’Alta Valsessera, distruggendone il potenziale turistico.
La Regione riveda il piano regionale delle acque e usi i finanziamenti destinati alle risorse idriche per l’agricoltura per fare una corretta manutenzione straordinaria degli invasi esistenti (a cominciare dalla diga sull’ Ostola) e della rete acquedottistica e recuperare così milioni di m3 da immettere anche nel ciclo agricolo”.

La proposta

“Usiamo, invece, le risorse del N.G.Eu per finanziare la diversificazione industriale nel Biellese (fu una legge simile che 50 anni fa spianò la strada a stabilimenti come la Lancia a Verrone o la Vogue a Cerrione…), per riconvertire le aree industriali dismesse, per elettrificare la Biella-Novara (anche rivoluzionando la stazione di partenza a Biella), per incentivare la valorizzazione del territorio collinare e montano.
NO a operazioni inutili che non producono valore aggiunto, in un tempo in cui la stessa coltura del riso ha subito profonde trasformazioni.
Nel contempo rivediamo le norme urbanistiche incoraggiando la riconversione degli immobili industriali dismessi e bloccando ogni forma speculativa.
Il pubblico metta in campo idee guida forti per attrarre investimenti in un territorio in cui c’è ancora una diffusa “cultura industriale”.
DI QUESTO HA BISOGNO IL BIELLESE, NON DI UN INVASO DA 12 MILIONI DI METRI CUBI CHE NON AGGIUNGE NULLA AL TERRITORIO”.

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