«Le mie nipotine rischiano di morire»

«Le mie nipotine rischiano di morire»
Cronaca 16 Maggio 2017 ore 12:20

CAMPIGLIA - Alìz è la più piccola. La più debole. Zoe quella un po’ più robusta. «Ma lo dico così, perché in realtà non c’è grande differenza tra loro. Una è sì più vulnerabile, ma entrambe condividono gli stessi problemi. Non si muovono, non riescono a tenere su la testa. Ogni volta che ci provano, questa cade giù. Senza la mano di qualcuno che le sorregga, non possono fare assolutamente nulla».

Zia Caterina Stella, da Riabella, dedica la sua lacrima alle piccole sulle quali da sei mesi concentra tutti i suoi pensieri. Sono le figlie di sua sorella Katalin, una ragazza di 28 anni che vive ancora là, in Ungheria, nella piccola frazione di Màtraterenye in cui è cresciuta tutta la loro famiglia. Sei mesi di amore per due bellissime bambine, interrotti a metà da un incubo che ha tranciato di netto la felicità: «Avevano tre mesi quando, visti i problemi di movimento, abbiamo ricevuto la diagnosi - racconta Caterina -. Atrofia muscolare spinale. Una malattia che colpisce il sistema nervoso e blocca le funzioni motorie, rendendo loro di fatto impossibile vivere».

In Ungheria, dove questi casi si contano sulle dita delle mani, la storia di Zoe ed Alìz ha preso la strada della resa. «I medici non conoscono la malattia. E non hanno cure da proporre - racconta ancora la zia -. Per questi mesi hanno proposto solo un po’ di fisioterapia, della riabilitazione in piscina. Ma niente più». E infatti è ben altro che le piccole avrebbero bisogno di ricevere. Cure mediche, ad esempio. Terapie. Un aiuto che l’Italia può offrire, e che di fatto da oggi tenterà di dare loro. «Ho fatto il possibile, grazie anche all’aiuto dell’associazione famiglie Sma - spiega Caterina -, per dare loro modo di curarsi. Ho raccolto un po’ di fondi tra le persone che conosco e ho racimolato 400 euro. Mi sono stati utili per preparare loro i passaporti e il viaggio per l’Italia: oggi arriveranno a Roma con mamma e papà. E si affideranno alle mani del Policlinico Gemelli».

La speranza è che per le piccole la drammatica prognosi ricevuta in Ungheria non sia realistica. «Hanno dato loro un solo anno di vita - spiega la zia -. Ma a Roma una speranza c’è: il Gemelli tenterà su di loro una nuova terapia sperimentale, e vedremo come andrà. Non spenderemo nulla, sarà tutto gratuito. Ma mamma e papà in questi mesi hanno lasciato entrambi il lavoro per stare con le piccole. E ora dovranno stare in Italia almeno tre mesi. Ecco perché c’è bisogno dell’aiuto di tutti».

Caterina sarà nella capitale domani, al fianco delle sue amate nipotine. «Ma anche io non potrò restare a lungo - prosegue -. Qui nel Biellese ho i miei doveri, potrò stare una settimana poi dovrò rientrare. Ma farò di tutto per loro. Cercherò di raccogliere aiuti e di fare ogni cosa per far sì che possano sopravvivere». «Ho ricevuto già tanta solidarietà - conclude la zia delle piccole -. Tutti coloro che mi hanno sostenuta nel momento della raccolta fondi, e poi ancora gli amici Gabriele martinazzo, Massimo Ramella, Federico Boggio Togna e Lina Maciotta. Tutti, ciascuno a suo modo, mi hanno dato grande dimostrazione di bontà. E mi hanno fatta sentire a casa. Ora però i pensieri sono tutti per le mie piccole, perché tanto è ancora da fare per loro». E non è mai tardi per fare del bene.

Veronica Balocco   

CAMPIGLIA - Alìz è la più piccola. La più debole. Zoe quella un po’ più robusta. «Ma lo dico così, perché in realtà non c’è grande differenza tra loro. Una è sì più vulnerabile, ma entrambe condividono gli stessi problemi. Non si muovono, non riescono a tenere su la testa. Ogni volta che ci provano, questa cade giù. Senza la mano di qualcuno che le sorregga, non possono fare assolutamente nulla».

Zia Caterina Stella, da Riabella, dedica la sua lacrima alle piccole sulle quali da sei mesi concentra tutti i suoi pensieri. Sono le figlie di sua sorella Katalin, una ragazza di 28 anni che vive ancora là, in Ungheria, nella piccola frazione di Màtraterenye in cui è cresciuta tutta la loro famiglia. Sei mesi di amore per due bellissime bambine, interrotti a metà da un incubo che ha tranciato di netto la felicità: «Avevano tre mesi quando, visti i problemi di movimento, abbiamo ricevuto la diagnosi - racconta Caterina -. Atrofia muscolare spinale. Una malattia che colpisce il sistema nervoso e blocca le funzioni motorie, rendendo loro di fatto impossibile vivere».

In Ungheria, dove questi casi si contano sulle dita delle mani, la storia di Zoe ed Alìz ha preso la strada della resa. «I medici non conoscono la malattia. E non hanno cure da proporre - racconta ancora la zia -. Per questi mesi hanno proposto solo un po’ di fisioterapia, della riabilitazione in piscina. Ma niente più». E infatti è ben altro che le piccole avrebbero bisogno di ricevere. Cure mediche, ad esempio. Terapie. Un aiuto che l’Italia può offrire, e che di fatto da oggi tenterà di dare loro. «Ho fatto il possibile, grazie anche all’aiuto dell’associazione famiglie Sma - spiega Caterina -, per dare loro modo di curarsi. Ho raccolto un po’ di fondi tra le persone che conosco e ho racimolato 400 euro. Mi sono stati utili per preparare loro i passaporti e il viaggio per l’Italia: oggi arriveranno a Roma con mamma e papà. E si affideranno alle mani del Policlinico Gemelli».

La speranza è che per le piccole la drammatica prognosi ricevuta in Ungheria non sia realistica. «Hanno dato loro un solo anno di vita - spiega la zia -. Ma a Roma una speranza c’è: il Gemelli tenterà su di loro una nuova terapia sperimentale, e vedremo come andrà. Non spenderemo nulla, sarà tutto gratuito. Ma mamma e papà in questi mesi hanno lasciato entrambi il lavoro per stare con le piccole. E ora dovranno stare in Italia almeno tre mesi. Ecco perché c’è bisogno dell’aiuto di tutti».

Caterina sarà nella capitale domani, al fianco delle sue amate nipotine. «Ma anche io non potrò restare a lungo - prosegue -. Qui nel Biellese ho i miei doveri, potrò stare una settimana poi dovrò rientrare. Ma farò di tutto per loro. Cercherò di raccogliere aiuti e di fare ogni cosa per far sì che possano sopravvivere». «Ho ricevuto già tanta solidarietà - conclude la zia delle piccole -. Tutti coloro che mi hanno sostenuta nel momento della raccolta fondi, e poi ancora gli amici Gabriele martinazzo, Massimo Ramella, Federico Boggio Togna e Lina Maciotta. Tutti, ciascuno a suo modo, mi hanno dato grande dimostrazione di bontà. E mi hanno fatta sentire a casa. Ora però i pensieri sono tutti per le mie piccole, perché tanto è ancora da fare per loro». E non è mai tardi per fare del bene.

Veronica Balocco