Ladri di bestiame rubano 155 pecore

Ladri di bestiame rubano 155 pecore
Cronaca 18 Novembre 2016 ore 12:58

COSSATO - Altri cento capi di bestiame, tra pecore e capre, sono stati rubati nei giorni scorsi, stavolta in un allevamento di via per Castellengo, in territorio del comune di Cossato. E’ il secondo caso di furto di bestiame registrato negli ultimi giorni dopo quello di 55 pecore avvenuto in territorio di Coggiola e denunciato dal proprietario, un allevatore di Valle Mosso. L’ultima denuncia è stata presentata al comando dei carabinieri di Mottalciata da un imprenditore agricolo che risiede a Milano, Ottavio L., 56 anni, che aveva affidato il gregge a un allevatore biellese. Si tratta quasi certamente di un furto su commissione commesso da professionisti del settore. Non è da tutti, infatti, convincere delle pecore, nel caso specifico ben cento capi, a salire su un camion. «E’ necessario avere esperienza, sapere molto bene cosa si sta facendo. E’ evidente che chi ha agito era un professionista, non è infatti da tutti convincere pecore e capre a salire nel cassone di un camion...», spiega uno specialista del settore del calibro di Daniele Francioli, allevatore e produttore di pecorino toscano.

Tutte le pecore e le capre rubate erano dotate di apposito microchip (come prescrive la legge in materia), in questo caso applicato a un orecchio. Non è stato pertanto difficile, per i ladri, rimuovere la prova della provenienza degli animali. In questo caso, infatti, basta un paio di forbici per far saltare la targhetta di plastica e metallo.

Il valore del bestiame rubato si aggira sui quindicimila euro. Difficile che il furto sia stato commesso per dispetto. E’ più probabile che i ladri si siano impadroniti di pecore e capre per poi rivenderle in nero a qualche allevatore compiacente e senza scrupoli, di quelli che non si soffermano a chiedere la provenienza degli animali. Per “riciclare”  il gregge, basterà applicare nuovi microchip all’orecchio di tutti i capi.

In taluni allevamenti, proprio per arginare il fenomeno dei furti di bestiame che negli ultimi tempi è tornato in voga, i microchip vengono inseriti nello stomaco degli animali  che hanno un peso che si aggira dai 30 ai 60 chili a seconda della specie. L’aggeggio elettronico viene infatti inserito in un bolo realizzato in ceramica che non crea alcun problema di rigetto e che rimarrà nello stomaco degli animali per tutto il ciclo di vita. In questo caso, per conoscere il numero di matricola dell’animale e l’allevamento a cui appartiene, è necessario possedere un apposito lettore di microchip.

La razzia avvenuta a Coggiola, risale al periodo compreso tra il 5 e il 15 novembre. Il piccolo gregge, composto da 55 pecore, era stato lasciato come spesso capita in un esteso recinto. Anche in questo caso ha agito una banda di professionisti che ha fatto salire il bestiame su un camioncino e lo ha rubato.

Valter Caneparo

COSSATO - Altri cento capi di bestiame, tra pecore e capre, sono stati rubati nei giorni scorsi, stavolta in un allevamento di via per Castellengo, in territorio del comune di Cossato. E’ il secondo caso di furto di bestiame registrato negli ultimi giorni dopo quello di 55 pecore avvenuto in territorio di Coggiola e denunciato dal proprietario, un allevatore di Valle Mosso. L’ultima denuncia è stata presentata al comando dei carabinieri di Mottalciata da un imprenditore agricolo che risiede a Milano, Ottavio L., 56 anni, che aveva affidato il gregge a un allevatore biellese. Si tratta quasi certamente di un furto su commissione commesso da professionisti del settore. Non è da tutti, infatti, convincere delle pecore, nel caso specifico ben cento capi, a salire su un camion. «E’ necessario avere esperienza, sapere molto bene cosa si sta facendo. E’ evidente che chi ha agito era un professionista, non è infatti da tutti convincere pecore e capre a salire nel cassone di un camion...», spiega uno specialista del settore del calibro di Daniele Francioli, allevatore e produttore di pecorino toscano.

Tutte le pecore e le capre rubate erano dotate di apposito microchip (come prescrive la legge in materia), in questo caso applicato a un orecchio. Non è stato pertanto difficile, per i ladri, rimuovere la prova della provenienza degli animali. In questo caso, infatti, basta un paio di forbici per far saltare la targhetta di plastica e metallo.

Il valore del bestiame rubato si aggira sui quindicimila euro. Difficile che il furto sia stato commesso per dispetto. E’ più probabile che i ladri si siano impadroniti di pecore e capre per poi rivenderle in nero a qualche allevatore compiacente e senza scrupoli, di quelli che non si soffermano a chiedere la provenienza degli animali. Per “riciclare”  il gregge, basterà applicare nuovi microchip all’orecchio di tutti i capi.

In taluni allevamenti, proprio per arginare il fenomeno dei furti di bestiame che negli ultimi tempi è tornato in voga, i microchip vengono inseriti nello stomaco degli animali  che hanno un peso che si aggira dai 30 ai 60 chili a seconda della specie. L’aggeggio elettronico viene infatti inserito in un bolo realizzato in ceramica che non crea alcun problema di rigetto e che rimarrà nello stomaco degli animali per tutto il ciclo di vita. In questo caso, per conoscere il numero di matricola dell’animale e l’allevamento a cui appartiene, è necessario possedere un apposito lettore di microchip.

La razzia avvenuta a Coggiola, risale al periodo compreso tra il 5 e il 15 novembre. Il piccolo gregge, composto da 55 pecore, era stato lasciato come spesso capita in un esteso recinto. Anche in questo caso ha agito una banda di professionisti che ha fatto salire il bestiame su un camioncino e lo ha rubato.

Valter Caneparo