Cronaca

«La prescrizione ha cancellato le botte»

«La prescrizione ha cancellato le botte»
Cronaca 06 Aprile 2016 ore 14:48

BIELLA - «Quando vieni picchiata da un uomo non lo puoi dimenticare. Non si dimenticano quei lividi, i graffi, il dolore sulla pelle e nel cuore. Non si può. Neppure quando hai a che fare con un padre che non vuole vedere i propri figli. Come si fa a dimenticarlo e a continuare a vivere in modo sereno? Ripeto: non si può. Lo si cerca di fare per i propri figli, di trovare forza ed energia per continuare e per lottare. E per ottenere giustizia. Ho lottato per otto lunghi anni. Ma tutto mi è sembrato inutile. La giustizia ha deciso che il reato commesso da quell’uomo contro di me e contro i miei figli doveva essere cancellato...».

La storia, drammatica, è quella di Maria Teresa Muratore, di Biella («Mettete pure il mio nome, non ho nulla da nascondere o di cui vergognarmi...»). In questi anni ne ha passate di tutti i colori. Ha denunciato l’ex marito per maltrattamenti e per non aver versato gli alimenti ai figli. E ora si sente abbandonata da ciò in cui più sperava: la giustizia. L’istituto giuridico della prescrizione ha combinato un altro disastro. Nell’udienza di venerdì scorso, la Corte d’appello di Torino ha disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, nei confronti del marito della donna, Marco Calì, 37 anni, di Cerreto Castello, condannato in primo grado a due anni di reclusione con la condizionale.

Era accusato d’aver maltrattato, picchiato e insultato la moglie e, in un caso, anche uno dei figli. Il bimbo, quando aveva appena due anni, si era messo di mezzo per proteggere la mamma dalle botte. La giustizia lenta non è mai vera giustizia. Né per l’imputato e neppure per la parte offesa. Come in questo caso. La ratio della prescrizione è che, a distanza di molto tempo da un fatto, viene meno sia l’interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo. A seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo (che in questo caso, per i maltrattamenti in famiglia, è di sette anni), si ha l’estinzione del reato. Sono anni che si valuta la possibilità di modificare tale istituto giuridico. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la prescrizione dei reati penali è prevista senza un termine massimo inderogabile: se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme, senza la prescrizione dei reati.

In Italia sono migliaia ogni anno i processi che cadono in prescrizione. Eppure, dietro a quei freddi numeri statistici, ci sono delle persone, le loro storie, la loro sofferenza. La storia di Maria Teresa - che da qualche mese ha ottenuto il diploma di insegnante di zumba ed è molto apprezzata dalle sue allieve - è stata presa a cuore anche dalla trasmissione di Rai 3 “Amori Criminali” che già si era occupata in modo molto professionale del caso di Deborah Rizzato, la giovane cossatese uccisa dal ragazzo che aveva respinto. La mamma di Biella - che per fortuna ha trovato un lavoro part-time in un’azienda che si occupa della vendita di abbigliamento online che le ha permesso di crescere i propri figli - è stata intervistata qualche mese fa dai giornalisti Rai. I venti minuti di racconto di una donna che ha patito gravi maltrattamenti (presunti, in quanto la colpevolezza è stata annullata) verrano mandati in onda a maggio, nel corso della trasmissione che, nella programmazione Rai, è stata inserita tutti i lunedì sera alle 21.

Valter Caneparo

BIELLA - «Quando vieni picchiata da un uomo non lo puoi dimenticare. Non si dimenticano quei lividi, i graffi, il dolore sulla pelle e nel cuore. Non si può. Neppure quando hai a che fare con un padre che non vuole vedere i propri figli. Come si fa a dimenticarlo e a continuare a vivere in modo sereno? Ripeto: non si può. Lo si cerca di fare per i propri figli, di trovare forza ed energia per continuare e per lottare. E per ottenere giustizia. Ho lottato per otto lunghi anni. Ma tutto mi è sembrato inutile. La giustizia ha deciso che il reato commesso da quell’uomo contro di me e contro i miei figli doveva essere cancellato...».

La storia, drammatica, è quella di Maria Teresa Muratore, di Biella («Mettete pure il mio nome, non ho nulla da nascondere o di cui vergognarmi...»). In questi anni ne ha passate di tutti i colori. Ha denunciato l’ex marito per maltrattamenti e per non aver versato gli alimenti ai figli. E ora si sente abbandonata da ciò in cui più sperava: la giustizia. L’istituto giuridico della prescrizione ha combinato un altro disastro. Nell’udienza di venerdì scorso, la Corte d’appello di Torino ha disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, nei confronti del marito della donna, Marco Calì, 37 anni, di Cerreto Castello, condannato in primo grado a due anni di reclusione con la condizionale.

Era accusato d’aver maltrattato, picchiato e insultato la moglie e, in un caso, anche uno dei figli. Il bimbo, quando aveva appena due anni, si era messo di mezzo per proteggere la mamma dalle botte. La giustizia lenta non è mai vera giustizia. Né per l’imputato e neppure per la parte offesa. Come in questo caso. La ratio della prescrizione è che, a distanza di molto tempo da un fatto, viene meno sia l’interesse dello Stato a punire la relativa condotta, sia la necessità di un processo di reinserimento sociale del reo. A seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo (che in questo caso, per i maltrattamenti in famiglia, è di sette anni), si ha l’estinzione del reato. Sono anni che si valuta la possibilità di modificare tale istituto giuridico. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la prescrizione dei reati penali è prevista senza un termine massimo inderogabile: se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme, senza la prescrizione dei reati.

In Italia sono migliaia ogni anno i processi che cadono in prescrizione. Eppure, dietro a quei freddi numeri statistici, ci sono delle persone, le loro storie, la loro sofferenza. La storia di Maria Teresa - che da qualche mese ha ottenuto il diploma di insegnante di zumba ed è molto apprezzata dalle sue allieve - è stata presa a cuore anche dalla trasmissione di Rai 3 “Amori Criminali” che già si era occupata in modo molto professionale del caso di Deborah Rizzato, la giovane cossatese uccisa dal ragazzo che aveva respinto. La mamma di Biella - che per fortuna ha trovato un lavoro part-time in un’azienda che si occupa della vendita di abbigliamento online che le ha permesso di crescere i propri figli - è stata intervistata qualche mese fa dai giornalisti Rai. I venti minuti di racconto di una donna che ha patito gravi maltrattamenti (presunti, in quanto la colpevolezza è stata annullata) verrano mandati in onda a maggio, nel corso della trasmissione che, nella programmazione Rai, è stata inserita tutti i lunedì sera alle 21.

Valter Caneparo

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