lutto

La politica piange la morte di Pier Giorgio Fava

Era ricoverato da settimane all'ospedale di Vercelli. Personaggio di spicco di Forza Italia è mancato all'età di 76 anni.

La politica piange la morte di Pier Giorgio Fava
Biella Città, 13 Marzo 2020 ore 12:06

La politica piange la morte di Pier Giorgio Fava Camillo, mancato questa mattina presto nel reparto di malattie infettive di Vercelli, dove era ricoverato da tempo. Aveva 76 anni.

Una lunga carriera politica e imprenditoriale

Pier Giorgio Fava Camillo, commercialista, si era affacciato alla vita politica militando nei socialdemocratici, per poi approdare, sin dall’inizio della sua fondazione, in Forza Italia. Memorabili le sue “battaglie” per la gestione del partito biellese con Gilberto Pichetto. I due hanno per anni dato vita alle due correnti di pensieri all’interno di Fi. E’ stato anche consigliere provinciale, durante l’amministrazione Simonetti che gli aveva poi ritirato le deleghe. Molti dei politici locali devono le loro fortune proprio a Fava. A partire dal deputato Roberto Pella, passando per l’ex consigliere regionale Lorenzo Leardi, solo per citarne alcuni. Lascia nel dolore Paola, Maria e famiglia. Oltre ai tanti amici con cui ha militato in questi anni.

Il ricordo di Gilberto Pichetto

Gilberto Pichetto ricorda l’amico Pier Giorgio Fava. “Dire che ci mancherà è poco, davvero troppo poco. Ciao Giorgio”.

“Con Giorgio Fava scompare una parte importante della mia vita”. Sono le parole del senatore Gilberto Pichetto Fratin, appena ricevuta la triste notizia. “Ricordo i tempi quando io ero segretario a Biella del Partito Repubblicano e Pier Giorgio di quello Social Democratico (Psdi) –dice ancora il senatore biellese-. Poi, 26 anni insieme in Forza Italia, a volte con rapporto conflittuale al quadro politico ma sempre di stima reciproca e amicizia. Dal carattere burbero, nicolazziano di ferro, valsesserino fino al midollo ma innegabile è stato il suo grande cuore”.

Una vita in politica, con idee a volte diverse ma sempre all’insegna della stima. “Per quarant’anni abbiamo discusso, ci siamo confrontati, rigorosamente in dialetto piemontese e sovente con reciproco dissenso, anche con toni accessi ma qualsiasi discussione terminava sempre con una ritrovata armonia e con il reciproco pensiero alle rispettive famiglie. Conoscevo il suo quadro clinico e nell’ultimo mese, quando andavo a fargli visita in ospedale a Vercelli non mi riconosceva, era ormai debilitato. Tornavo a casa con il groppo in gola ricordando con nostalgia quelle discussioni. In questo momento di dolore sono vicino a Paola, Maria e ai nipoti. Dire che ci mancherà è poco, davvero troppo poco. Ciao Giorgio” conclude Gilberto Pichetto.

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