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La bisca clandestina era... in carcere

La bisca clandestina era... in carcere
Cronaca 11 Gennaio 2016 ore 01:49

BIELLA - La bisca clandestina era organizzata direttamente in carcere. Lo hanno scoperto gli agenti della Polizia penitenziaria. Dieci reclusi sono ora indagati per aver trasformato il penitenziario di viale dei Tigli in una sorta di circolo ricreativo dove scommettere somme di denaro al gioco del poker. I debiti venivano saldati in vari modi, attraverso l’acquisto di tabacco o di generi alimentari da destinare al vincitore. Spesso venivano coinvolti i familiari che, dall’esterno, erano incaricati di recapitare pacchi o denaro al detenuto che vantava il credito di gioco.

Nel corso delle indagini, gli agenti hanno smascherato addirittura un pagamento diretto. A novembre un detenuto torinese era stato scarcerato per fine pena. Dopo pochi giorni, aveva però inviato un vaglia a un detenuto biellese con tanto di lettera allegata che era stata sottoposta a visto di controllo da parte del Magistrato di sorveglianza, il quale, alla fine, era arrivato a confermare la tesi del pagamento di un debito derivato dal gioco del poker.

Non è nemmeno da escludere che i recenti atti di violenza (l’ultimo caso riguarda un detenuto marocchino colpito da altri due reclusi italiani che gli avevano causato lesioni giudicate guaribili in un mese e, alla fine, erano stati entrambi condannati per direttissima) siano proprio da collegare a possibili debiti di gioco non onorati nei termini pattuiti.

Su questi fatti sta indagando la Polizia penitenziaria. 

Valter Caneparo

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 11 gennaio 2016 

BIELLA - La bisca clandestina era organizzata direttamente in carcere. Lo hanno scoperto gli agenti della Polizia penitenziaria. Dieci reclusi sono ora indagati per aver trasformato il penitenziario di viale dei Tigli in una sorta di circolo ricreativo dove scommettere somme di denaro al gioco del poker. I debiti venivano saldati in vari modi, attraverso l’acquisto di tabacco o di generi alimentari da destinare al vincitore. Spesso venivano coinvolti i familiari che, dall’esterno, erano incaricati di recapitare pacchi o denaro al detenuto che vantava il credito di gioco.

Nel corso delle indagini, gli agenti hanno smascherato addirittura un pagamento diretto. A novembre un detenuto torinese era stato scarcerato per fine pena. Dopo pochi giorni, aveva però inviato un vaglia a un detenuto biellese con tanto di lettera allegata che era stata sottoposta a visto di controllo da parte del Magistrato di sorveglianza, il quale, alla fine, era arrivato a confermare la tesi del pagamento di un debito derivato dal gioco del poker.

Non è nemmeno da escludere che i recenti atti di violenza (l’ultimo caso riguarda un detenuto marocchino colpito da altri due reclusi italiani che gli avevano causato lesioni giudicate guaribili in un mese e, alla fine, erano stati entrambi condannati per direttissima) siano proprio da collegare a possibili debiti di gioco non onorati nei termini pattuiti.

Su questi fatti sta indagando la Polizia penitenziaria. 

Valter Caneparo

 

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