Cronaca
Fissate le udienze

Inchiesta "furbetti del vaccino": per 14 rito c'è il rito abbreviato, ammessi consulenti e indagini difensive

In dieci tra gli imputati eccellenti hanno scelto di affrontare l'udienza preliminare e l'aventuale processo

Inchiesta "furbetti del vaccino": per 14 rito c'è il rito abbreviato, ammessi consulenti e indagini difensive
Cronaca Biella Città, 20 Gennaio 2023 ore 13:00

Si è discussa mercoledì davanti al giudice la posizione di tutti i 24 imputati per l’inchiesta condotta da Procura e Carabinieri sui cosiddetti “furbetti del vaccino”, personaggi noti che, all’esplosione della pandemia da Covid-19, si sarebbero fatti inserire in modo illegittimo nell’elenco di coloro che avevano titolo per essere vaccinati.
In quattordici imputati hanno chiesto il rito abbreviato (che consente in caso di condanna un eventuale sconto di pena di un terzo e che si svolge solamente sulla base degli atti) condizionato alla presentazione e all’inserimento nel fascicolo processuale dei risultati delle indagini difensive. Gli altri dieci hanno preferito affrontare l’udienza preliminare e, in caso di rinvio a giudizio, il processo. In un caso è stata accolta dal giudice, Paola Rava, la richiesta di abbreviato condizionato all’escussione di testi tecnici. In questo caso l’udienza si terrà il 1° di febbraio. Il 24 maggio e il 1° giugno si svolgeranno le udienze per gli abbreviati.

I vertici dell'Asl

Tra i 14 imputati che hanno scelto questo rito, ci sono i vertici della passata direzione dell’Asl di Biella: il commissario Diego Poggio, l’allora direttore sanitario Francesco D’Aloia e quello amministrativo Carla Bechi. Nessuno dei tre svolge più lo stesso incarico. Sono tutti accusati di omissione di atti d’ufficio, in quanto - secondo la Procura - non avrebbero fornito le necessarie indicazioni a chi operava nei centri vaccinali perché controllasse che effettivamente chi si presentava fosse inserito nelle categorie per cui la vaccinazione fosse in quel momento consentita. Solo per Poggio, che in quel periodo era alla guida dell’Asl di Biella anche se con il ruolo di commissario, viene contestata anche l’omessa denuncia di reato, perché non avrebbe informato la Procura di ciò che stava avvenendo dopo aver letto sui giornali che alcune persone erano state vaccinate senza averne titolo.

Gli altri imputati

Ci sono poi i vertici della cooperativa Anteo, i fratelli Luca e Matteo Tempia con l’addetta stampa Elisabetta Servente. E gli imputati legati al Soggiorno Sereno Giovanni XXIII con sede a Lessona: il direttore sanitario Carlo Marinone, la sorella Maria Rita Marinone, il cognato Luigi Tartaglino e la moglie Laura Aghemo. Hanno scelto di affrontare il processo con rito abbreviato, anche il medico dell’Asl Stefano Rovetti, addetto alle vaccinazioni, che avrebbe inserito nell’elenco il fratello Mario Rovetti, commercialista, nonché la fidanzata di quest’ultimo, Daniela Valeria Rizzollo. Ultimo imputato dei 14 che hanno scelto questa strada giudiziaria, è l’avvocato Carlo Boccacino, che è accusato di falsità ideologica in atto pubblico. Secondo la Procura (in aula mercoledì c’erano il procuratore capo Teresa Angela Camelio - nella foto -  che ha coordinato in prima persona le indagini, e il sostituto procuratore Dario Bernardeschi) per ottenere il vaccino avrebbe attestato di collaborare con la farmacia della moglie per consegnare medicinali.

Verso l'udienza preliminare per dieci

Il prossimo 21 giugno sarà invece la volta dell’udienza preliminare per decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dei dieci imputati che hanno scelto questa via processuale che potrebbe portare all’eventuale proscioglimento oppure al processo con rito ordinario. Si tratta di Pier Francesco Corcione (direttore dell’Unione Industriale), Federica Casalvolone, Domenico Monteleone, Donatella Pelle, Maura Zai, Ettore Poggi (tutti legati in qualche modo alla cooperativa Anteo), Raffaella Botta, Asmaa Gacem, Antonio Politano, e Alessandro Malavasi (tutti legati alla casa di riposo Villa Poma di Miagliano).
Sono in cinque (Corcione, Monteleone, Pelle, Botta e Carlo Marinone), gli imputati che si sono visti contestare anche un secondo reato, quello cioè di false informazioni al Pubblico ministero.

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