Lo scontro con gli agenti
Quando gli agenti della polizia penitenziaria intervennero per spegnere l’incendio e mettere in sicurezza l’area, la situazione degenerò. Il detenuto si barricò nel bagno della cella e rifiutò di uscire. Alla richiesta degli operatori, reagì con violenza: si scagliò contro di loro cercando di colpirli con una gamba di tavolo divelta. Rifiutò inoltre di essere trasferito nel reparto isolamento, mantenendo un atteggiamento aggressivo e minaccioso.
I danni fisici agli operatori
Durante l’intervento, diversi agenti riportarono conseguenze fisiche legate soprattutto all’inalazione di fumo. Tra i sintomi riscontrati vi furono difficoltà respiratorie, bruciore agli occhi, tosse e nausea. Le lesioni vennero ritenute penalmente rilevanti perché causate mentre gli operatori erano impegnati nello svolgimento del proprio servizio.
Nuove violenze il giorno successivo
Gli episodi non si esaurirono con l’incendio. Il giorno successivo, 27 marzo 2023, il detenuto oppose nuovamente resistenza agli agenti durante il trasferimento verso il reparto isolamento e, successivamente, verso quello sanitario. In quella circostanza si dimenò, sferrò calci e pugni, sputò contro il personale e colpì alcuni operatori. Un agente riportò un trauma alla mano sinistra, giudicato guaribile in sette giorni.
I danneggiamenti alla struttura
Oltre alle violenze, vennero contestati anche una serie di danneggiamenti avvenuti tra il 14 e il 15 marzo 2023. Tra questi: una televisione lanciata nel corridoio con la relativa staffa divelta, sanitari smurati, un muretto distrutto, cavi elettrici tagliati e allagamenti provocati dall’ostruzione degli impianti.
La sentenza
Ieri il giudice Adriano Bollani ha pronunciato la sentenza. Il detenuto è stato riconosciuto colpevole dei principali reati contestati, tra cui incendio, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e danneggiamento. Il tribunale ha escluso la recidiva reiterata e riconosciuto le attenuanti generiche, ma applicato il vincolo della continuazione tra i reati. Tenuto conto anche della scelta del rito abbreviato, la pena finale è stata fissata in due anni e due mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali.