Ieri la sentenza in tribunale

Incendio e aggressioni nel carcere di Biella: detenuto condannato a oltre due anni

Roghi nel padiglione “Mucrone”, aggressioni al personale e devastazioni: due anni e due mesi al detenuto responsabile.

Incendio e aggressioni nel carcere di Biella: detenuto condannato a oltre due anni

La scintilla partì da una cella, ma in pochi minuti il fumo invase un intero reparto del carcere di Biella, costringendo gli agenti della Polizia penitenziaria a evacuare decine di detenuti. Da lì si innescò una sequenza di violenze da parte del detenuto autore del rogo e di tensioni durate giorni, che hanno portato a un processo, terminato ieri con una sentenza di condanna che si aggiunge ad altre. Protagonista della vicenda M.A., 30 anni, di origini nordafricane, difeso dall’avvocato Massimo Pozzo, oggi detenuto nel carcere di Pavia, dove venne trasferito proprio dopo i disordini. Secondo quanto emerso nel processo, il 26 marzo 2023 l’uomo diede fuoco a vestiti, oggetti personali, lenzuola e cuscini del letto nella sua cella, nella sezione 2°B del padiglione “Mucrone”. Le fiamme si propagarono rapidamente agli arredi in legno di altre stanze, rendendo necessaria l’evacuazione di numerosi detenuti.

Lo scontro con gli agenti

Quando gli agenti della polizia penitenziaria intervennero per spegnere l’incendio e mettere in sicurezza l’area, la situazione degenerò. Il detenuto si barricò nel bagno della cella e rifiutò di uscire. Alla richiesta degli operatori, reagì con violenza: si scagliò contro di loro cercando di colpirli con una gamba di tavolo divelta. Rifiutò inoltre di essere trasferito nel reparto isolamento, mantenendo un atteggiamento aggressivo e minaccioso.

I danni fisici agli operatori

Durante l’intervento, diversi agenti riportarono conseguenze fisiche legate soprattutto all’inalazione di fumo. Tra i sintomi riscontrati vi furono difficoltà respiratorie, bruciore agli occhi, tosse e nausea. Le lesioni vennero ritenute penalmente rilevanti perché causate mentre gli operatori erano impegnati nello svolgimento del proprio servizio.

Nuove violenze il giorno successivo

Gli episodi non si esaurirono con l’incendio. Il giorno successivo, 27 marzo 2023, il detenuto oppose nuovamente resistenza agli agenti durante il trasferimento verso il reparto isolamento e, successivamente, verso quello sanitario. In quella circostanza si dimenò, sferrò calci e pugni, sputò contro il personale e colpì alcuni operatori. Un agente riportò un trauma alla mano sinistra, giudicato guaribile in sette giorni.

I danneggiamenti alla struttura

Oltre alle violenze, vennero contestati anche una serie di danneggiamenti avvenuti tra il 14 e il 15 marzo 2023. Tra questi: una televisione lanciata nel corridoio con la relativa staffa divelta, sanitari smurati, un muretto distrutto, cavi elettrici tagliati e allagamenti provocati dall’ostruzione degli impianti.

La sentenza

Ieri il giudice Adriano Bollani ha pronunciato la sentenza. Il detenuto è stato riconosciuto colpevole dei principali reati contestati, tra cui incendio, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e danneggiamento. Il tribunale ha escluso la recidiva reiterata e riconosciuto le attenuanti generiche, ma applicato il vincolo della continuazione tra i reati. Tenuto conto anche della scelta del rito abbreviato, la pena finale è stata fissata in due anni e due mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali.