Cronaca

In rete foto osé di ragazzine

In rete foto osé di ragazzine
Cronaca 25 Maggio 2015 ore 14:00

Ha chiesto aiuto a scuola, durante uno degli incontri che la Polizia postale organizza per mettere in guardia gli studenti sui pericoli della rete. Ha 13 anni appena compiuti. Ha avvicinato uno dei poliziotti e gli ha raccontato tutto, del rapporto con un ragazzo di un paio d’anni più grande di lei, di quelle foto a luci rosse scambiate con quello che doveva essere il suo principe azzurro. Il loro segreto da adolescenti, quando la storia è finita, è diventato di dominio pubblico per ripicca. Le foto sono state scambiate via Facebook e sulle chat di gruppo di Whatsapp, la nota applicazione di messaggeria istantanea. La ragazzina si è sentita derisa, con la dignità fatta a pezzi, l’orgoglio calpestato, ha subito un duro contraccolpo a livello psicologico. Ma alla fine ha trovato un aiuto.

E’ iniziata così, nel mese di marzo dell’anno scorso, l’indagine su un reato particolarmente odioso come il “sexting” (scambio di immagini pornografiche tra minori) di cui ha parlato venerdì mattina il questore Arena (che da stamattina è alla guida della Questura di Piacenza, ndr) durante la festa della polizia. Quell’indagine, condotta dalla sezione di Biella della Polizia postale, ha portato alla denuncia di una trentina di ragazzi, per lo più minorenni di buona famiglia, per il reato di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

I telefoni sequestrati dalla Polizia postale in questi mesi sono stati circa quaranta, quasi tutti di marca e parecchio costosi. Altre ragazze hanno trovato il coraggio di denunciare l’ex fidanzato o l’amico che dopo la rottura del rapporto si sono messi a divulgare attraverso i social network o le chat le loro foto intime. Il fenomeno, particolarmente odioso, rischia di allargarsi a macchia d’olio.

Valter Caneparo

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 25 maggio 2015 

Ha chiesto aiuto a scuola, durante uno degli incontri che la Polizia postale organizza per mettere in guardia gli studenti sui pericoli della rete. Ha 13 anni appena compiuti. Ha avvicinato uno dei poliziotti e gli ha raccontato tutto, del rapporto con un ragazzo di un paio d’anni più grande di lei, di quelle foto a luci rosse scambiate con quello che doveva essere il suo principe azzurro. Il loro segreto da adolescenti, quando la storia è finita, è diventato di dominio pubblico per ripicca. Le foto sono state scambiate via Facebook e sulle chat di gruppo di Whatsapp, la nota applicazione di messaggeria istantanea. La ragazzina si è sentita derisa, con la dignità fatta a pezzi, l’orgoglio calpestato, ha subito un duro contraccolpo a livello psicologico. Ma alla fine ha trovato un aiuto.

E’ iniziata così, nel mese di marzo dell’anno scorso, l’indagine su un reato particolarmente odioso come il “sexting” (scambio di immagini pornografiche tra minori) di cui ha parlato venerdì mattina il questore Arena (che da stamattina è alla guida della Questura di Piacenza, ndr) durante la festa della polizia. Quell’indagine, condotta dalla sezione di Biella della Polizia postale, ha portato alla denuncia di una trentina di ragazzi, per lo più minorenni di buona famiglia, per il reato di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

I telefoni sequestrati dalla Polizia postale in questi mesi sono stati circa quaranta, quasi tutti di marca e parecchio costosi. Altre ragazze hanno trovato il coraggio di denunciare l’ex fidanzato o l’amico che dopo la rottura del rapporto si sono messi a divulgare attraverso i social network o le chat le loro foto intime. Il fenomeno, particolarmente odioso, rischia di allargarsi a macchia d’olio.

Valter Caneparo

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