lo sfogo di un padre

In coda 4 ore fuori dall’ospedale per il tampone alla bambina. L’odissea di un padre: “Una vergogna” – FOTOGALLERY

Ieri mattina c’erano più di 100 macchine in coda, che hanno creato anche disagi alla viabilità.

In coda 4 ore fuori dall’ospedale per il tampone alla bambina. L’odissea di un padre: “Una vergogna” – FOTOGALLERY
Grande Biella, 13 Ottobre 2020 ore 07:30
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In coda 4 ore fuori dall’ospedale per il tampone alla bambina. L’odissea di un padre: “Una vergogna”.

Ieri mattina c’erano più di 100 macchine in coda, che hanno creato anche disagi alla viabilità.

In coda 4 ore fuori dall’ospedale

E’ una vera e propria odissea quella vissuta da una famiglia biellese che, ieri, si è recata in ospedale, a Ponderano, su consiglio del medico per sottoporre la propria bambina di quattro anni al tampone orofaringeo. «Quasi quattro ore di coda e nessuna indicazione – si sfoga con Prima Biella il padre della piccola, al quale concederemo l’anonimato per tutelare la bambina, che accusava  sintomi riconducibili al Covid-19 – la nostra bimba era esausta. Abbiamo provato anche a informarci per capire come procedere privatamente, ma nessuno ha saputo darci informazioni precise in merito».

Una giornata da incubo quella vissuto dalla famiglia biellese: «La nostra bambina di quattro anni -racconta il padre –  aveva la febbre e altri sintomi riconducibili al Covid-19, così il pediatra ha dato disposizione che le venisse fatto il tampone».

Ieri mattina, intorno alle 10, l’uomo – insieme alla moglie e alla bimba – si è recato all’ospedale per l’effettuazione del tampone: «Ci siamo diretti con l’auto verso l’ospedale – racconta – in prossimità del nosocomio non c’era neanche un cartello, un’indicazione su dove si facessero i tamponi. C’era una coda infinita di auto, saranno stati 600 metri di coda, forse anche di più. La colonna di auto – almeno un centinaio una dietro l’altra – partiva dall’Obi e finiva alla rotonda dei laboratori Asl, creando non pochi disagi alla viabilità ordinaria. C’era gente arrabbiatissima, che urlava, e nessuno a regolare quel marasma: né della Protezione civile, né delle forze dell’ordine. Era lasciato tutto all’improvvisazione».

Sono servite molte ore di coda prima che fosse il turno della piccola: «Ad un certo punto la coda si è arrestata per circa un’ora perché facevano passare prima chi era prenotato – racconta ancora l’uomo -. Ma io mi chiedo: non basta essere accreditati al portale?».

A quel punto, dopo aver trascorso ore sotto al sole, l’uomo ha cercato una soluzione alternativa: «Ho telefonato in Asl per avere maggiori informazioni – anche per capire come eventualmente potessi risolvere la questione privatamente. Ma nessuno mi sapeva dare informazioni certe. E ho aspettato ancora. Per fortuna c’era mia moglie a cercare di tenere calma la nostra bambina». Verso le 14 ecco finalmente il turno della sua piccola: «Il personale addetto al tampone è stato molto gentile – racconta – è tutto il resto che a mio avviso dovrebbe funzionare meglio. Come si può pensare che una famiglia, con una bambina che non sta bene, possa stare tutto quel tempo in auto, in coda? Possibile che non ci sia una corsia preferenziale per chi ha figli in età pediatrica, che per di più presentano sintomi? E soprattutto, possibile che non si possa mettere qualcuno di preparato a regolare il traffico e a fornire le informazioni di base a chi si reca in ospedale per il tampone?».

 

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