In cella 7 giorni, un inferno: ora paghi il ministero

In cella 7 giorni, un inferno: ora paghi il ministero
Cronaca 30 Gennaio 2017 ore 15:41

BIELLA - «E’ il Ministero che deve occuparsi dell’incolumità e del benessere delle persone che si trovano in carcere. Se uno entra in carcere sano, così deve uscirne: sano. Non può e non deve subire violenze. La responsabilità del Ministero è palese, dev’essere pertanto chiamato in causa come responsabile civile di quanto è successo al mio cliente».
E’ ciò che ha chiesto al giudice, in aula, l’avvocato Andrea Conz, in qualità di rappresentante di parte civile di un ex detenuto del carcere di viale dei Tigli che era stato sequestrato e seviziato per un’intera settimana dai due compagni di cella ora accusati, tra l’altro, di sequestro di persona, estorsione, lesioni personali gravi e gravissime per avergli bruciato braccia e gambe con le sigarette, per averlo costretto a bere del detersivo o l’acqua della tazza del bagno.
Il giudice, Paola Rava, si è riservata la decisione e, nel frattempo, ha rinviato il processo al prossimo 17 maggio. Se anche la richiesta del difensore verrà respinta, ciò non precluderà l’azione civile nei confronti del Ministero, come peraltro previsto in maniera esplicita dalla norma e come ha sentenziato a sezioni unite la Suprema Corte di Cassazione.

I due presunti aguzzini, avrebbero provocato al compagno di cella ferite giudicate guaribili in un mese: quella breve convivenza era stata per lui un vero inferno. Gli imputati sono personaggi della mala di tutto rispetto, del calibro di Gianluca Dercello, 37 anni, in carcere per reati contro il patrimonio, per lo più per rapina. E Roberto Monterosso, 36 anni, di Ceresole d’Alba, balzato alla ribalta della cronaca per aver partecipato in prima persona alla rapina che si era poi trasformata in delitto di Vanda Vazzoler, la pensionata di Vigliano (sorella del sindaco Cristina Vazzoler) che era stata torturata e uccisa perché si era rifiutata di fornire ai due rapinatori che erano riusciti a entrare nella sua abitazione la combinazione della cassaforte che, peraltro, nemmeno conosceva. Di quella gang che avrebbe partecipato alla rapina finita nel sangue, Monterosso è il componente a cui è stato inflitto il periodo più lungo da scontare in una cella: 15 anni, confermati peraltro dalla Corte d’assise d’appello.
Valter Caneparo

Leggi di più sull'Eco di Biella di lunedì 30 gennaio 2017 

BIELLA - «E’ il Ministero che deve occuparsi dell’incolumità e del benessere delle persone che si trovano in carcere. Se uno entra in carcere sano, così deve uscirne: sano. Non può e non deve subire violenze. La responsabilità del Ministero è palese, dev’essere pertanto chiamato in causa come responsabile civile di quanto è successo al mio cliente».
E’ ciò che ha chiesto al giudice, in aula, l’avvocato Andrea Conz, in qualità di rappresentante di parte civile di un ex detenuto del carcere di viale dei Tigli che era stato sequestrato e seviziato per un’intera settimana dai due compagni di cella ora accusati, tra l’altro, di sequestro di persona, estorsione, lesioni personali gravi e gravissime per avergli bruciato braccia e gambe con le sigarette, per averlo costretto a bere del detersivo o l’acqua della tazza del bagno.
Il giudice, Paola Rava, si è riservata la decisione e, nel frattempo, ha rinviato il processo al prossimo 17 maggio. Se anche la richiesta del difensore verrà respinta, ciò non precluderà l’azione civile nei confronti del Ministero, come peraltro previsto in maniera esplicita dalla norma e come ha sentenziato a sezioni unite la Suprema Corte di Cassazione.

I due presunti aguzzini, avrebbero provocato al compagno di cella ferite giudicate guaribili in un mese: quella breve convivenza era stata per lui un vero inferno. Gli imputati sono personaggi della mala di tutto rispetto, del calibro di Gianluca Dercello, 37 anni, in carcere per reati contro il patrimonio, per lo più per rapina. E Roberto Monterosso, 36 anni, di Ceresole d’Alba, balzato alla ribalta della cronaca per aver partecipato in prima persona alla rapina che si era poi trasformata in delitto di Vanda Vazzoler, la pensionata di Vigliano (sorella del sindaco Cristina Vazzoler) che era stata torturata e uccisa perché si era rifiutata di fornire ai due rapinatori che erano riusciti a entrare nella sua abitazione la combinazione della cassaforte che, peraltro, nemmeno conosceva. Di quella gang che avrebbe partecipato alla rapina finita nel sangue, Monterosso è il componente a cui è stato inflitto il periodo più lungo da scontare in una cella: 15 anni, confermati peraltro dalla Corte d’assise d’appello.
Valter Caneparo

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