In arrivo fondi contro la ludopatia

In arrivo fondi contro la ludopatia
Cronaca 27 Gennaio 2017 ore 12:36

Il tema della ludopatia sbarca in consiglio comunale. Se ne è discusso proprio martedì scorso. Il tema, di stretta attualità visto l’ultimo richiamo nel Biellese del questore Salvatore Perrone alle amministrazioni perché adottino in modo omogeneo le disposizioni della nuova legge regionale, è stato trattato dall’assessore alla sanità Antonio Saitta, che ha spiegato: «Molti Comuni hanno iniziato ad adottare misure per limitare il gioco d’azzardo grazie alla nuova legge regionale, che fornisce loro un riferimento legale in caso di ricorsi. E al contempo, le Asl stanno rafforzando il proprio lavoro di prevenzione e di cura sul territorio». Lo ha sottolineato rispondendo ad alcune interrogazioni, tracciando un primo bilancio dell’attuazione della legge contro la ludopatia. Ad oggi la Regione Piemonte eroga 100 milioni di euro l’anno per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle dipendenze ed è stata fra le prime ad organizzarsi per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. In ogni Asl piemontese c’è un’equipe dedicata alla prevenzione e alla presa in carico di persone con questo tipo di patologia: nel 2016 i Servizi delle dipendenze hanno curato quasi 1.400 pazienti. La legge inoltre prevede la costituzione di un piano organico triennale con il compito di coordinare tutti gli interventi in materia, che utilizza uno stanziamento statale disposto con la Legge di stabilità 2016 del valore, per il Piemonte, di 3,7 milioni di euro. «Questi fondi sono però gestiti dal Ministero della Salute e sono stati effettivamente messi a disposizione con un decreto solo il 16 novembre scorso - aggiunge l’assessore -. Per questa ragione abbiamo atteso prima di strutturare il piano, ma ora siamo pronti a partire». L’intenzione della giunta regionale è di costruire un piano integrato unico che contempli tutte le azioni previste dalla legge e coinvolga Comuni, Prefetture, Questure, Agenzia dei Monopoli, Camere di Commercio, Confcommercio, enti di esercizio del trasporto pubblico locale e regionale. A breve ci sarà un incontro con tutti i soggetti interessati per elaborare una strategia comune partendo dalle rispettive competenze specifiche per affrontare il tema.Il tema è trattato anche dal consigliere regionale del Pd, Vittorio Barazzotto, che spiega: «Solo otto comuni della nostra provincia hanno provveduto a emanare un regolamento per i limiti orari relativi all’utilizzo di slot-machine nei locali pubblici. È il grido d’allarme che Salvatore Perrone, questore di Biella. Mi unisco a lui nel sollecitare i sindaci ancora inadempienti a provvedere al più presto, e lo faccio perché non è questione da sottovalutare: si tratta di applicare una normativa approvata dal Consiglio regionale la scorsa primavera. A questo punto, da parte dei sindaci, adeguarsi tempestivamente alla normativa regionale diventa un doveroso atto di responsabilità sociale nei confronti della popolazione. È uno sforzo che come comunità abbiamo il dovere di fare a tutela della salute dei cittadini, che non può - e non deve - essere trattato come un impiccio burocratico». E.P.

Il tema della ludopatia sbarca in consiglio comunale. Se ne è discusso proprio martedì scorso. Il tema, di stretta attualità visto l’ultimo richiamo nel Biellese del questore Salvatore Perrone alle amministrazioni perché adottino in modo omogeneo le disposizioni della nuova legge regionale, è stato trattato dall’assessore alla sanità Antonio Saitta, che ha spiegato: «Molti Comuni hanno iniziato ad adottare misure per limitare il gioco d’azzardo grazie alla nuova legge regionale, che fornisce loro un riferimento legale in caso di ricorsi. E al contempo, le Asl stanno rafforzando il proprio lavoro di prevenzione e di cura sul territorio». Lo ha sottolineato rispondendo ad alcune interrogazioni, tracciando un primo bilancio dell’attuazione della legge contro la ludopatia. Ad oggi la Regione Piemonte eroga 100 milioni di euro l’anno per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle dipendenze ed è stata fra le prime ad organizzarsi per fronteggiare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. In ogni Asl piemontese c’è un’equipe dedicata alla prevenzione e alla presa in carico di persone con questo tipo di patologia: nel 2016 i Servizi delle dipendenze hanno curato quasi 1.400 pazienti. La legge inoltre prevede la costituzione di un piano organico triennale con il compito di coordinare tutti gli interventi in materia, che utilizza uno stanziamento statale disposto con la Legge di stabilità 2016 del valore, per il Piemonte, di 3,7 milioni di euro. «Questi fondi sono però gestiti dal Ministero della Salute e sono stati effettivamente messi a disposizione con un decreto solo il 16 novembre scorso - aggiunge l’assessore -. Per questa ragione abbiamo atteso prima di strutturare il piano, ma ora siamo pronti a partire». L’intenzione della giunta regionale è di costruire un piano integrato unico che contempli tutte le azioni previste dalla legge e coinvolga Comuni, Prefetture, Questure, Agenzia dei Monopoli, Camere di Commercio, Confcommercio, enti di esercizio del trasporto pubblico locale e regionale. A breve ci sarà un incontro con tutti i soggetti interessati per elaborare una strategia comune partendo dalle rispettive competenze specifiche per affrontare il tema.Il tema è trattato anche dal consigliere regionale del Pd, Vittorio Barazzotto, che spiega: «Solo otto comuni della nostra provincia hanno provveduto a emanare un regolamento per i limiti orari relativi all’utilizzo di slot-machine nei locali pubblici. È il grido d’allarme che Salvatore Perrone, questore di Biella. Mi unisco a lui nel sollecitare i sindaci ancora inadempienti a provvedere al più presto, e lo faccio perché non è questione da sottovalutare: si tratta di applicare una normativa approvata dal Consiglio regionale la scorsa primavera. A questo punto, da parte dei sindaci, adeguarsi tempestivamente alla normativa regionale diventa un doveroso atto di responsabilità sociale nei confronti della popolazione. È uno sforzo che come comunità abbiamo il dovere di fare a tutela della salute dei cittadini, che non può - e non deve - essere trattato come un impiccio burocratico». E.P.