«Il nostro Vito poteva essere salvato»

«Il nostro Vito poteva essere salvato»
07 Dicembre 2013 ore 10:33

I familiari di Vito Buonocore, 41 anni, morto in circostanze poco chiare, martedì, a casa sua al Piazzo, dicono che poteva essere salvato. L’uomo infatti lunedì è stato soccorso da una pattuglia dei carabinieri e da un’unità del “118” da un sospetto tentativo di suicidio dal ponte di Chiavazza.

E’ stato quindi portato in Pronto soccorso, da cui si è  allontanato. I familiari avrebbero avuto notizie che l’uomo non era più nel nosocomio solo alle 15 di martedì, quando i carabinieri hanno contattato uno dei cognati, Salvatore Curvà. «A questo punto mi sono messo sulle sue tracce, insieme a mia moglie Nicoletta, una delle sorelle di Vito – dice Curvà -. Prima gli abbiamo telefonato, andando poi nei bar e nei luoghi che frequentava. Senza esito. In casa, ovviamente, non rispondeva al telefono. Così abbiamo chiamato il proprietario dell’alloggio, che sta a Torino, e in serata abbiamo aperto la porta». Qui il racconto diventa drammatico. «L’ho visto riverso a terra e ho subito capito che era morto – aggiunge l’uomo, primo ad entrare in casa -. Abbiamo chiamato il “118” e i carabinieri, ma  non c’era nulla da fare. Suicidio? Aspettiamo l’autopsia». Per una delle sorelle, Anna, invece, presente al drammatico ingresso in casa, non ci sono dubbi: «E’ morto d’infarto. Vito era una persona normale, con qualche problema come tutti. E pure sul suo presunto tentativo di farla finita, ci sarebbe da dire: magari stava solo guardando il torrente». Meno certezze, invece, le ha un’altra delle sorella di Buonocore, Nicoletta: «Lavorava. Ed era un ragazzo d’oro, ben voluto da tutti. Con dei problemi personali, ma non in cura da uno psichiatra. Certo, quando non lavorava, andava giù di morale e magari esagerava. Ma non ha mai fatto male a nessuno. E chiunque lo conosceva non potrebbe che parlarne bene. E in ogni caso, se fossimo stati avvisati dall’ospedale in modo tempestivo, l’avremmo salvato. Vogliamo delle spiegazioni».

L’Azienda sanitaria locale. «Il paziente è giunto al Pronto soccorso accompagnato dalle forze dell’ordine alle 19,58 di lunedì 2 dicembre, dove è stato preso in carico e valutato alle 20,27. Si è allontanato volontariamente alle 22,20. Nei suoi confronti non erano stati attuati provvedimenti di restrizione della libertà (“Tso”) né su richiesta dei sanitari né da parte delle forze dell’ordine, in quanto non rientranti nel caso specifico» spiega in una nota l’Asl.

La Procura. Il procuratore della Repubblica Giorgio Reposo in pochissime battute conferma che sulla vicenda bisogna fare chiarezza: «Stiamo indagando. Vogliamo capire cosa è davvero successo nell’arco dei due giorni in questione. Il primo passo, comunque, sono gli esiti dell’autopsia». Proprio per l’autorizzazione al funerale, che ancora non c’è stato, i parenti aspettano il nullaosta che probabilmente arriverà solo ad inizio della prossima settimana.

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