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Il “no” alla violenza sulle donne è legge

Il “no” alla violenza sulle donne è legge
Cronaca 19 Febbraio 2016 ore 10:24

Il Piemonte è la prima regione in Italia ad introdurre il “codice rosa”. Mercoledì sera il consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge “Interventi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere per il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli”. 

Una novità che a Biella è stata accolta con favore: «Varare una legge contro la violenza sulle donne è stato un grandissimo atto di civiltà - afferma Carlotta Grisorio, consigliera di parità dell’amministrazione provinciale - sono molto orgogliosa della rapidità con cui la Regione ha approvato la norma. Ad oggi non si sa ancora quale percentuale di contributi verrà erogata nel Biellese, tuttavia, come ufficio provinciale, abbiamo già contattato le associazioni preposti per interventi condivisi sul territorio».

«La Regione ha recepito le direttive nazionali e internazionali - dice invece Nicoletta Verardo, dell’associazione “Non sei sola”, che dal 2009 si occupa delle donne vittime di violenza - trovo interessante che si ponga l’accento anche sulla comunicazione, è importante contrastare l’uso di termini, immagini e linguaggi verbali che siano lesivi della donna. E’ fondamentale anche promuovere la cultura dell’antiviolenza all’interno delle scuole e avere un occhio di riguardo sulla formazione e l’aggiornamento del personale che si occupa di aiutare le vittime di violenze e abusi».

«La cosa più significativa è che si sta riconoscendo sempre di più il ruolo di chi aiuta e il diritto, delle vittime di violenza, di ricevere un sostegno - interviene Simona Ramella Paia di Paviol, percorsi antiviolenza - con questa legge la Regione dimostra di riconoscere la violenza come un aspetto sociale da combattere, per la cui lotta vale la pena di investire tempo e denaro. E’ importante, nella prevenzione, non concentrarsi solo sulle vittime, ma anche sui figli che, anche se non vengono picchiati, spesso assistono ai maltrattamenti. Per questo il lavoro di Paviol non si concentra solo sulle vittime dirette di violenza, ma anche sulla violenza assistita».

Shama Ciocchetti

Il Piemonte è la prima regione in Italia ad introdurre il “codice rosa”. Mercoledì sera il consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge “Interventi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere per il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli”. 

Una novità che a Biella è stata accolta con favore: «Varare una legge contro la violenza sulle donne è stato un grandissimo atto di civiltà - afferma Carlotta Grisorio, consigliera di parità dell’amministrazione provinciale - sono molto orgogliosa della rapidità con cui la Regione ha approvato la norma. Ad oggi non si sa ancora quale percentuale di contributi verrà erogata nel Biellese, tuttavia, come ufficio provinciale, abbiamo già contattato le associazioni preposti per interventi condivisi sul territorio».

«La Regione ha recepito le direttive nazionali e internazionali - dice invece Nicoletta Verardo, dell’associazione “Non sei sola”, che dal 2009 si occupa delle donne vittime di violenza - trovo interessante che si ponga l’accento anche sulla comunicazione, è importante contrastare l’uso di termini, immagini e linguaggi verbali che siano lesivi della donna. E’ fondamentale anche promuovere la cultura dell’antiviolenza all’interno delle scuole e avere un occhio di riguardo sulla formazione e l’aggiornamento del personale che si occupa di aiutare le vittime di violenze e abusi».

«La cosa più significativa è che si sta riconoscendo sempre di più il ruolo di chi aiuta e il diritto, delle vittime di violenza, di ricevere un sostegno - interviene Simona Ramella Paia di Paviol, percorsi antiviolenza - con questa legge la Regione dimostra di riconoscere la violenza come un aspetto sociale da combattere, per la cui lotta vale la pena di investire tempo e denaro. E’ importante, nella prevenzione, non concentrarsi solo sulle vittime, ma anche sui figli che, anche se non vengono picchiati, spesso assistono ai maltrattamenti. Per questo il lavoro di Paviol non si concentra solo sulle vittime dirette di violenza, ma anche sulla violenza assistita».

Shama Ciocchetti