Il legale del ‘Corvo’: ” il mio cliente è innocente”

Rinviato il processo per le lettere velenose ai vertici di Ascom.

Il legale del ‘Corvo’: ” il mio cliente è innocente”
Biella Città, 31 Gennaio 2019 ore 17:41

Il legale del ‘Corvo’: ” il mio cliente è innocente”.

Via al processo

E iniziato il processo al presunto “corvo” dell’Ascom con due testimonianze cruciali, quella del luogotenente Tindaro Gullo che aveva coordinato le indagini e quella del tecnico Leonardo Buffo “mago” dell’elettronica e dei computer, che era riuscito a scovare un file cancellato in una chiavetta. Un file che nascondeva – per l’accusa – il documento con il quale erano stati infangati i vertici dell’Ascom.

Rinvio a metà marzo

Il maresciallo Tindaro Gullo ha coordinato i carabinieri della Procura nelle indagini

L’imputato, Domenico Conti, 52 anni, napoletano trapiantato a Biella, dovrebbe rispondere alle domande e fornire finalmente una propria versione dei fatti nella prossima udienza, fissata dal giudice per metà marzo. E’ lui l’accusato, l’ex dipendente che a detta dell’accusa avrebbe inviato a centinaia di commercianti, forze dell’ordine, autorità, istituzioni, semplici cittadini, una mail velenosa con la quale vomitava insultati e accuse nei confronti del presidente dell’associazione dei commercianti, Mario Novaretti, dell’allora direttore, Manuel Pera, e di una segretaria.

Non c’entra

 

Il difensore, avvocato Domenico Duso, è apparso fiducioso: «Il mio cliente non c’entra con quella lettera e lo ribadirà in aula la prossima udienza se lo riterremo necessario», si limita a dichiarare il legale. Lo stesso Duso si farebbe forte anche dell’intervento del Tribunale del riesame tirato in ballo nei giorni in cui nei confronti dell’imputato era scattato i lprovvedimento di custodia cautelare. I giudici del riesame avevano escluso nella loro ordinanza la sussistenza del reato di calunnia che tra i due è di certo il più grave. Sulla scorta di ciò, la misura cautelare era stata revocata.

I testimoni chiave

L’altro giorno, il luogotenente Gullo ha ricostruito per fiolo e per segno le indagini che avevano portato i carabinieri a identificare l’attuale imputato come il presunto “corvo” che aveva inviato la lettera a numerose persone con goli indirizzi che erano stati pescati in toto, guarda caso, dall’indirizzario dell’Ascom. Sono state tarpate a novembre del 2014 le ali al presunto “corvo”. Come ha spiegato il luogotenente dei carabinieri, quando i militari hanno capito chi poteva essere il “corvo”, hanno chiesto e ottenuto dal giudice un decreto di perquisizione grazie al quale è stata trovata a casa del sospettato una chiavetta “Usb” contenente il documento originale che è stato estratto da un tecnico insieme ad ulteriori file cancellati che sono risultati molto utili all’attività di indagine.
Il consulente Leonardo Buffo, dal canto suo, grazie a una notevole capacità dialettica in grado di rendere comprensibile da tutti il linguaggio tecnico, ha spiegato tutti i passaggi che gli avevano consentito di estrapolare dalla chiavetta sequestrata all’imputato, il documento originale dal quale era stata poi formata la lettera anonima.

I fatti

La lettera era firmata “un assortito gruppo di commercianti biellesi, nostro malgrado ancora associati Ascom”. Era intitolata “La storia dell’Ascom”: quattro pagine di insulti, di presunte relazioni sessuali, di amanti, interessi economici, accuse personali infamanti soprattutto nei confronti di Novaretti, indicato quale distruttore dell’associazione di categoria, con fuga di iscritti, bilanci in rosso e dipendenti in cassa integrazione.
Una lettera così velenosa da diventare persino pesante da leggere, scritta evidentemente da chi conosceva bene le dinamiche dell’Ascom, senza dubbio da uno dei dipendenti o ex dipendenti.

Le indagini

All’inizio, nelle mani dei carabinieri, c’erano solo la denuncia di Novaretti e la lettera che aveva inondato i negozi della città, le bancarelle del mercato, gli uffici delle forze dell’ordine e dei giornali. L’indagato aveva creato quattro diversi indirizzi mail intestati a nomi inesistenti. Lo aveva fatto attraverso una rete Wi-Fi non protetta di una macelleria di Biella (risultata estranea ai fatti). Le lettere erano state inviate utilizzando proprio quei quattro indirizzi. Grazie a un indirizzo “Ip”, i carabinieri sono riusciti a risalire alla rete Wi-Fi. Analizzando poi gli indirizzi di casa di tutti i dipendenti ed ex dipendenti dell’Ascom, sono quindi risaliti a una manciata di nominativi di sospettati che abitavano nei pressi dell’esercizio commerciale. E in breve hanno chiuso le maglie dell’indagine puntando la loro attenzione verso il dipendente. La perquisizione era poi servita a smascherarlo del tutto.

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