La maxi inchiesta

Il giudice: "La Mercedes di gran valore dello spacciatore finisca ai poliziotti per attività antidroga"

Con l'auto, sequestrati anche tre Rolex da 30mila euro l'uno e un appartamento in centro a Biella.

Il giudice: "La Mercedes di gran valore dello spacciatore finisca ai poliziotti per attività antidroga"
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Finirà alla sezione narcotici della Squadra mobile di Biella la Mercedes - che dovrà essere utilizzata per azioni antidroga, - confiscata dal giudice al presunto boss dello spaccio coinvolto nella maxi inchiesta per droga condotta dalla Polizia che aveva fatto finire sul registro degli indagati ventuno persone, tra giovan insospettabili e vecchie conoscenze dello spaccio biellese. In tanti hanno patteggiato, qualcuno ha scelto la via del processo. Principale imputato è Gabriele Verdoia, 25 anni, di Biella (avvocati Domenica Duso e Marco Graziola), l’insospettabile che nonostante l’età si era trasformato - per poliziotti e Procura - in un vero professionista dello spaccio. Secondo quanto ha riportato lo stesso giudice nel dispositivo della sentenza, Verdoia «spacciava chili di marijuana e hashish nella provincia di Biella e che lui stesso si definiva “un bocia che ha fatto i soldi con la droga”. Verdoia, inoltre, non spacciava al dettaglio agli assuntori finali, ma riforniva altri spacciatori che effettuavano questa attività di vendita al dettaglio».

Mercedes e Rolex

Tra gli oggetti sequestrati, appunto, vi è anche la Mercedes di gran valore utilizzata dal principale imputato che il giudice ha disposto che venga affidata alla Squadra mobile di Biella «affinché la usi - è scritto nella sentenza - in attività di polizia antidroga». Sia gli orologi (dei Rolex da 30mila euro l'uno) sia la vettura di lusso, «sono beni - scrive il giudice - che Verdoia stesso ha riconosciuto essere stati acquistati con i proventi della sua attività di spaccio». E per quanto riguarda il denaro, «nessuno degli imputati aveva un’attività lecita tale da giustificarne il guadagno».

Anche un immobile

E’ stato disposta per sproporzione anche la confisca dell’immobile di Biella, in corso Risorgimento, di proprietà dello stesso Verdoia. Il giovane aveva giustificato la sua provenienza riferendo che si trattava di un immobile acquistato per la soma di 100mila euro e che tale somma gli era stata prestata in parte dai genitori e dai nonni e in parte era stata pagata con accensione di un mutuo fondiario. L’accusa era però arrivata a un’altra conclusione stando a quanto riportato dalle intercettazioni e dai movimenti bancari di Verdoia. In effetti sul conto sarebbero confluiti dei versamenti di familiari, ma stando ad alcune intercettazioni, tutte le somme che gli erano state prestate, il giovane le aveva restituite. Proprio dalle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra Verdoia e la fidanzata dell’epoca, era emerso che l’imputato guadagnava in un mese fino a 15mila euro, risparmiava di tutto quel malloppo circa 10mila euro al mese e che si preoccupava di come avrebbe fatto a investire il denaro contante.

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