«I migranti? Ora li gestiamo noi Comuni»

«I migranti? Ora li gestiamo noi Comuni»
Cronaca 23 Ottobre 2016 ore 10:54

VALLE MOSSO - Banalizzando in maniera forse estrema, l’idea di base e? quella di superare innanzitutto le problematiche che attirano le critiche piu? feroci. Quelle che, piu? o meno populisticamente, scatenano ire e malumori dell’opinione pubblica. In sostanza, cambiare totalmente approccio alla questione dell’accoglienza dei migranti, dando per assunto di base l’ineluttabilita? degli arrivi e la necessita? di farvi fronte nel modo piu? conveniente possibile. E dare cosi? il via a un nuovo corso delle cose, evitando che troppi migranti vengano assembrati in pochi centri; togliendo la gestione diretta, e dunque l’assegnazione dei fondi europei giornalieri, ai gestori tradizionali, molto spesso rivelatisi incapaci di amministrare al meglio l’emergenza; trasferendo agli enti locali, e dunque al settore pubblico, la responsabilita? della partita, facendone anche i destinatari dei finanziamenti. E, non ultimo, consentendo ai Comuni di avere voce in capitolo (anche con scelte precise) sul numero di migranti che sono disposti ad ospitare, sui locali nei quali accoglierli, sulle modalita? di azione e sull'identità dell'ente terzo che, tramite convenzione, dovra? farsi carico di erogare ai migranti i servizi previsti (senza, ovviamente, percepire fondi direttamente dallo Stato, ma ricevendo adeguato corrispettivo proprio dal Comune). Insomma, per dirla in poche parole, passando dagli attuali Cas al sistema Sprar.

Dopo Trivero, che gia? nelle scorse settimane aveva manifestato l’intenzione di affrontare l’emergenza migranti con questa nuova filosofia di accoglienza, ora anche altri due Comuni del Biellese orientale si dicono pronti a proporsi per “fare da se?”: Valle Mosso e Mosso. Tutti e tre i paesi, negli ultimi tempi, sono stati investiti “dall’alto” dal problema degli arrivi: Trivero ospitando, in un Cas coordinato dalla Prefettura, un certo numero di richiedenti asilo sotto la gestione (non scevra da problemi) dell’associazione La Nuvola; Valle Mosso vedendo istituito anch’esso un Cas, nel quale attualmente soggiornano 28 migranti, tra pakistani e africani, sotto l’egida di un gestore che fa capo al consorzio “Il filo da tessere”; Mosso subendo la condizione di “quei che son sospesi”, tra l’annuncio dell’istituzione - mai attuata - di un Cas allo Ianua Coeli e la voce di corridoio che vorrebbe il progetto ormai naufragato (anche se la Prefettura si limita ad un laconico: «Per ora non previsto»). Situazioni diverse, che ora sfociano in un’unica volonta?: quella di cambiare rotta. Evitando che le amministrazioni comunali debbano  soccombere davanti alle scelte di Stato, Prefetture ed enti gestori, e passando la palla direttamente alle loro mani con l’attuazione - al posto dei Cas - dei centri Sprar, piu? diffusi, dai numeri piu? piccoli e dalla natura meno problematica.

Il bando che consentira? ai Comuni di proporsi quali gestori scade il prossimo 31 ottobre. L’Unione montana del Biellese orientale, mesi fa, aveva tentato di creare una squadra per affrontare la partita, ma il tentativo non ha avuto seguito. Nessun Comune, nei tempi previsti, ha accettato di mettersi in gioco con gli Sprar, pur tramite l’intercessione dell’Unione. Unica eccezione: Trivero. Che ha deciso di proporre un progetto autonomo per la gestione diretta di 12 migranti, con l’aiuto delle associazioni del territorio. Oggi, a quell’annuncio fa seguito la scelta di Valle Mosso e Mosso, i quali proporranno «un progetto per l’accoglienza complessiva di dieci migranti sul territorio dei due paesi - spiega il sindaco di Valle Mosso, Cristina Sasso -, sotto la nostra gestione diretta. Una scelta che abbiamo fatto nella convinzione che questa, e non i Cas, sia la giusta forma di accoglienza da attuare». A Valle Mosso, intanto, la prospettiva e? che il parallelo Cas possa nel frattempo esaurirsi, mentre a Mosso ci si muove in ottica preventiva, nell’attesa di conoscere il destino di un Cas del quale, comunque, il destino sembra segnato in partenza. Per entrambi i paesi, in ogni caso, una sola certezza: candidarsi ad ospitare migranti secondo il sistema Sprar significa - in caso di accettazione della domanda - escludersi automaticamente dal novero dei paesi in cui in futuro potranno essere attivati nuovi Cas. E dunque, dei paesi nei quali potranno arrivare migranti secondo logiche “calate dall’alto”: proprio quelle che creano i problemi tanto stigmatizzati dall’opinione pubblica.

Veronica Balocco

VALLE MOSSO - Banalizzando in maniera forse estrema, l’idea di base e? quella di superare innanzitutto le problematiche che attirano le critiche piu? feroci. Quelle che, piu? o meno populisticamente, scatenano ire e malumori dell’opinione pubblica. In sostanza, cambiare totalmente approccio alla questione dell’accoglienza dei migranti, dando per assunto di base l’ineluttabilita? degli arrivi e la necessita? di farvi fronte nel modo piu? conveniente possibile. E dare cosi? il via a un nuovo corso delle cose, evitando che troppi migranti vengano assembrati in pochi centri; togliendo la gestione diretta, e dunque l’assegnazione dei fondi europei giornalieri, ai gestori tradizionali, molto spesso rivelatisi incapaci di amministrare al meglio l’emergenza; trasferendo agli enti locali, e dunque al settore pubblico, la responsabilita? della partita, facendone anche i destinatari dei finanziamenti. E, non ultimo, consentendo ai Comuni di avere voce in capitolo (anche con scelte precise) sul numero di migranti che sono disposti ad ospitare, sui locali nei quali accoglierli, sulle modalita? di azione e sull'identità dell'ente terzo che, tramite convenzione, dovra? farsi carico di erogare ai migranti i servizi previsti (senza, ovviamente, percepire fondi direttamente dallo Stato, ma ricevendo adeguato corrispettivo proprio dal Comune). Insomma, per dirla in poche parole, passando dagli attuali Cas al sistema Sprar.

Dopo Trivero, che gia? nelle scorse settimane aveva manifestato l’intenzione di affrontare l’emergenza migranti con questa nuova filosofia di accoglienza, ora anche altri due Comuni del Biellese orientale si dicono pronti a proporsi per “fare da se?”: Valle Mosso e Mosso. Tutti e tre i paesi, negli ultimi tempi, sono stati investiti “dall’alto” dal problema degli arrivi: Trivero ospitando, in un Cas coordinato dalla Prefettura, un certo numero di richiedenti asilo sotto la gestione (non scevra da problemi) dell’associazione La Nuvola; Valle Mosso vedendo istituito anch’esso un Cas, nel quale attualmente soggiornano 28 migranti, tra pakistani e africani, sotto l’egida di un gestore che fa capo al consorzio “Il filo da tessere”; Mosso subendo la condizione di “quei che son sospesi”, tra l’annuncio dell’istituzione - mai attuata - di un Cas allo Ianua Coeli e la voce di corridoio che vorrebbe il progetto ormai naufragato (anche se la Prefettura si limita ad un laconico: «Per ora non previsto»). Situazioni diverse, che ora sfociano in un’unica volonta?: quella di cambiare rotta. Evitando che le amministrazioni comunali debbano  soccombere davanti alle scelte di Stato, Prefetture ed enti gestori, e passando la palla direttamente alle loro mani con l’attuazione - al posto dei Cas - dei centri Sprar, piu? diffusi, dai numeri piu? piccoli e dalla natura meno problematica.

Il bando che consentira? ai Comuni di proporsi quali gestori scade il prossimo 31 ottobre. L’Unione montana del Biellese orientale, mesi fa, aveva tentato di creare una squadra per affrontare la partita, ma il tentativo non ha avuto seguito. Nessun Comune, nei tempi previsti, ha accettato di mettersi in gioco con gli Sprar, pur tramite l’intercessione dell’Unione. Unica eccezione: Trivero. Che ha deciso di proporre un progetto autonomo per la gestione diretta di 12 migranti, con l’aiuto delle associazioni del territorio. Oggi, a quell’annuncio fa seguito la scelta di Valle Mosso e Mosso, i quali proporranno «un progetto per l’accoglienza complessiva di dieci migranti sul territorio dei due paesi - spiega il sindaco di Valle Mosso, Cristina Sasso -, sotto la nostra gestione diretta. Una scelta che abbiamo fatto nella convinzione che questa, e non i Cas, sia la giusta forma di accoglienza da attuare». A Valle Mosso, intanto, la prospettiva e? che il parallelo Cas possa nel frattempo esaurirsi, mentre a Mosso ci si muove in ottica preventiva, nell’attesa di conoscere il destino di un Cas del quale, comunque, il destino sembra segnato in partenza. Per entrambi i paesi, in ogni caso, una sola certezza: candidarsi ad ospitare migranti secondo il sistema Sprar significa - in caso di accettazione della domanda - escludersi automaticamente dal novero dei paesi in cui in futuro potranno essere attivati nuovi Cas. E dunque, dei paesi nei quali potranno arrivare migranti secondo logiche “calate dall’alto”: proprio quelle che creano i problemi tanto stigmatizzati dall’opinione pubblica.

Veronica Balocco