Cronaca

I medici tornano a prescrivere

I medici tornano a prescrivere
Cronaca 21 Luglio 2016 ore 13:21

I camici bianchi possono tornare a prescrivere prestazioni senza rischiare ripercussioni. Niente sanzioni, infatti, per medici e maggiore libertà prescrittiva, ma l'appropriatezza resta. Proprio in questi giorni si è registrato un netto dietrofront sul decreto appropriatezza. La novità, prevista nei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza, è frutto di un lavoro condiviso tra ministero della Salute e professionisti ed è stata annunciata venerdì scorso in una conferenza stampa dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal presidente della Fnomceo Roberta Chersevani.

 

«Bene i nuovi Lea che garantiscono più diritti esigibili agli assistiti, ma affinché siano anche fruibili per tutti occorre fermare la deriva del definanziamento e riorganizzare la nostra sanità per garantire continuità assistenziale e liste d’attesa più snelle». Ha commentato Giacomo Milillo. «Prendiamo anche favorevolmente atto della decisione di abbandonare la chimera della “appropriatezza prescrittiva” che proponeva in realtà un modello di medicina amministrata antitetica ai progressi della ricerca, sempre più orientata alla personalizzazione delle cure. Quello che occorre ora – ha concluso Milillo - è promuovere invece l’appropriatezza organizzativa, partendo dal rinnovo della convenzione dei medici di medicina generale che con la continuità assistenziale può contribuire in modo determinante ad abbattere le liste d’attesa. Che troppe volte riducono i Lea a un libro dei sogni».

 

Presentato anche un manifesto sull'appropriatezza, realizzato dal ministero della Salute e dalla Fnomceo. che verrà diffuso in tutti gli studi medici, ospedali e sedi delle Asl per informare i cittadini sulla novità introdotte dai nuovi Livelli essenziali di assistenza. Nel testo si fa riferimento proprio a questa grande novità, dopo le tante polemiche dovute all’introduzione del decreto appropriatezza che andava a colpire ben 200 prestazioni tra cui le Tac e le risonanze magnetiche, senza considerare i tanti esami preventivi entrati nella “lista nera” predisposta inizialmente dal ministero della Salute.

 

I camici bianchi possono tornare a prescrivere prestazioni senza rischiare ripercussioni. Niente sanzioni, infatti, per medici e maggiore libertà prescrittiva, ma l'appropriatezza resta. Proprio in questi giorni si è registrato un netto dietrofront sul decreto appropriatezza. La novità, prevista nei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza, è frutto di un lavoro condiviso tra ministero della Salute e professionisti ed è stata annunciata venerdì scorso in una conferenza stampa dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal presidente della Fnomceo Roberta Chersevani.

«Bene i nuovi Lea che garantiscono più diritti esigibili agli assistiti, ma affinché siano anche fruibili per tutti occorre fermare la deriva del definanziamento e riorganizzare la nostra sanità per garantire continuità assistenziale e liste d’attesa più snelle». Ha commentato Giacomo Milillo. «Prendiamo anche favorevolmente atto della decisione di abbandonare la chimera della “appropriatezza prescrittiva” che proponeva in realtà un modello di medicina amministrata antitetica ai progressi della ricerca, sempre più orientata alla personalizzazione delle cure. Quello che occorre ora – ha concluso Milillo - è promuovere invece l’appropriatezza organizzativa, partendo dal rinnovo della convenzione dei medici di medicina generale che con la continuità assistenziale può contribuire in modo determinante ad abbattere le liste d’attesa. Che troppe volte riducono i Lea a un libro dei sogni».

Presentato anche un manifesto sull'appropriatezza, realizzato dal ministero della Salute e dalla Fnomceo. che verrà diffuso in tutti gli studi medici, ospedali e sedi delle Asl per informare i cittadini sulla novità introdotte dai nuovi Livelli essenziali di assistenza. Nel testo si fa riferimento proprio a questa grande novità, dopo le tante polemiche dovute all’introduzione del decreto appropriatezza che andava a colpire ben 200 prestazioni tra cui le Tac e le risonanze magnetiche, senza considerare i tanti esami preventivi entrati nella “lista nera” predisposta inizialmente dal ministero della Salute.

 

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