«Ho colpito Stefano al collo perché ero sicuro che sarebbe morto»

Inizierà il 18 novembre il processo con rito abbreviato nei confronti di Said Mechaquat, il giovane marocchino che ha confessato l'omicidio di Stefano Leo.

«Ho colpito Stefano al collo perché ero sicuro che sarebbe morto»
18 Ottobre 2019 ore 10:36

«Ho colpito Stefano al collo perché ero sicuro che sarebbe morto».

Le parole del killer

Inizierà il 18 novembre il processo con rito abbreviato nei confronti di Said Mechaquat, il giovane marocchino che ha confessato l’omicidio di Stefano Leo, avvenuto mentre quest’ultimo andava al lavoro, il 23 febbraio scorso a Torino. «La questione è molto semplice – ha detto in un audio pubblicato dal Corriere della Sera – volevo prendere a Torino un ragazzo, giovane quanto me, toglierli tutte le promesse di figli che avrebbe voluto fare, toglierli generazione che avrebbe pensato di fare togliere l’amore ai suoi genitori», ha detto l’indagato. Ricostruendo i fatti davanti al team di inquirenti durante l’interrogatorio, il marocchino ha poi detto: «Piglio il coltello con la mano sinistra, mi alzo tranquillo, lo raggiungo, gli passo davanti leggermente, gli do il colpo al collo, guardo se glielo dato bene poi l’ho superato. Lui già faceva fatica respirare, si è accasciato a terra».

Il coltello per uccidere

Said aveva comprato un coltello la sera prema di uccidere il commesso biellese, e aveva confessato di aver deciso di compiere il delitto scegliendo un giovane a caso solo perché camminava con l’aria felice. L’omicidio era avvenuto proprio a poca distanza dalla casa dell’ex fidanzata, da cui aveva avuto un figlio, e del nuovo compagno di lei. E in effetti Said provava forti rancori verso la coppia, soprattutto perché il bambino chiamava quell’uomo “papà”. Ma nonostante ciò, al momento non c’è prova che Said abbia aggredito Leo per via di uno scambio di persona.

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