Cronaca

Gioielli spariti, il maresciallo non c’entra

Gioielli spariti, il maresciallo non c’entra
Cronaca 16 Luglio 2016 ore 10:27

E’ stato condannato a otto mesi di reclusione con la condizionale solo per l’omissione d’atti d’ufficio e assolto da tutte le altre accuse più pesanti, il maresciallo dei carabinieri, Plinio Rocco, 35 anni, ex comandante a Masserano (attualmente è in servizio nel Torinese), finito sotto processo per un’intricata storia di alcuni gioielli sequestrati nell’ambito di un procedimento penale e spariti in modo misterioso dalla cassaforte del suo ufficio. Il sottufficiale è stato assolto dalle accuse di simulazione di reato e dal peculato che, in caso contrario, gli sarebbero potute costare un procedimento militare e probabilmente anche il posto di lavoro.

La condanna emessa ieri mattina dal Tribunale in composizione collegale (presidente Paola Rava, a latere Emanuele Migliore e Pietro Brovarone), per quanto emerso durante il processo, è apparsa legata più che altro a un’ingenuità piuttosto che alla reale intenzione dell’imputato di commettere un reato.

V.Ca.

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di sabato 16 luglio 2016 

E’ stato condannato a otto mesi di reclusione con la condizionale solo per l’omissione d’atti d’ufficio e assolto da tutte le altre accuse più pesanti, il maresciallo dei carabinieri, Plinio Rocco, 35 anni, ex comandante a Masserano (attualmente è in servizio nel Torinese), finito sotto processo per un’intricata storia di alcuni gioielli sequestrati nell’ambito di un procedimento penale e spariti in modo misterioso dalla cassaforte del suo ufficio. Il sottufficiale è stato assolto dalle accuse di simulazione di reato e dal peculato che, in caso contrario, gli sarebbero potute costare un procedimento militare e probabilmente anche il posto di lavoro.

La condanna emessa ieri mattina dal Tribunale in composizione collegale (presidente Paola Rava, a latere Emanuele Migliore e Pietro Brovarone), per quanto emerso durante il processo, è apparsa legata più che altro a un’ingenuità piuttosto che alla reale intenzione dell’imputato di commettere un reato.

V.Ca.

 

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