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Il caso

Funivia Mottarone, tra i tre indagati, il biellese si sfila: “Non ne sapevo niente”

Sono Luigi Nerini, Gabriele Tadini e Enrico Perrocchio.

Funivia Mottarone, tra i tre indagati, il biellese si sfila: “Non ne sapevo niente”
Cronaca 27 Maggio 2021 ore 09:57

Sono Luigi Nerini, Gabriele Tadini e Enrico Perrocchio.

Come riporta Prima Novara secondo il procuratore capo Olimpia Bossi di Verbania il sistema di emergenza dei freni era stato manomesso con la presenza di un forchettone, era stato messo lì per evitare blocchi della funivia. Da quanto emerso il problema sulla funivia andava avanti da tempo, per risolverlo sarebbe stato necessario fermare l’impianto. Ma questo avrebbe voluto dire stoppare la stagione appena ripresa dopo il Covid.

La difesa: “Mai autorizzato forchettone”

Il legale di Perocchio, l’avvocato Andrea Da Prato ha dichiarato che il suo assistito “non ha mai autorizzato alcun forchettone. Ha saputo della possibile presenza da una telefonata di Tadini”.

Enrico Perocchio, 51 anni, vive nel Biellese a Crocemosso. L’uomo, che svolgeva l’incarico di consulente esterno per le Ferrovie del Mottarone come direttore di esercizio, è originario di Torino ma iscritto all’ordine degli ingegneri di Biella.

“Perocchio è un ingegnere scrupolosissimo – aggiunge il suo legale – Ha ricostruito i vari interventi degli ultimi mesi e non si capacita della rottura del cavo”.

L’avvocato invece di Tadini, Annamaria Possetti ha detto ai tanti cronisti che non rilascerà dichiarazioni in quanto “siamo in una fase delicata”.

L’intervento di Matteo Salvini

Anche il leader della Lega Salvini è intervenuto sulla tragedia del Mottarone:

Altro che disgrazia, altro che fatalità. Tre arresti per la strage della funivia Stresa-Mottarone, l’accusa è di aver volontariamente disattivato il freno per motivi economici. Se fosse vero, non esisterebbe pena al mondo per punire tanta avidità e cattiveria.