Cronaca
Nel Basso Biellese

Figlia violentata e segregata in casa per 12 anni: chiuse le indagini, il padre resta in cella

Tutto è partito da una lettera anonima. Il caso nelle mani del Procuratore capo e dei Carabinieri della Squadra di Pg.

Figlia violentata e segregata in casa per 12 anni: chiuse le indagini, il padre resta in cella
Cronaca Basso Biellese, 02 Novembre 2021 ore 13:10

Figlia violentata e segregata in casa per 12 anni: chiuse le indagini, il padre resta in cella.

Chiesto il rito immediato

E’ stato chiesto il processo con rito immediato per il caso del settantenne del Basso Biellese, molto conosciuto, accusato di aver abusato sessualmente della figlia per dodici anni, fino a due anni fa, e per averla sottoposto per una vita, fin da quando era bambina, a violenze e soprusi. L’avrebbe inoltre segregata in casa costringendola a uscire solo per recarsi al lavoro oppure in sua compagnia. Le accuse sono pesanti: violenza sessuale aggravata e continuata e maltrattamenti in famiglia. Delle accuse di maltrattamenti e lesioni dovrà invece rispondere per aver fatto passare allo stesso modo una vita d’inferno alla moglie.

Lui ancora in carcere

Ora madre e figlia sono a casa. Il loro presunto aguzzino è invece ancora in carcere, da giugno, da quando era stato arrestato su richiesta del procuratore capo, Teresa Angela Camelio, che aveva voluto coordinare in prima persona le indagini condotte da una squadra specializzata in simili reati come quella dei Carabinieri che lavorano in Procura coordinati dal luogotenente Tindaro Gullo. “Rito immediato” significa che le indagini sono stati chiuse (nel caso di indagato in carcere) nei termini dei sei mesi.

Processo il 3 gennaio

L’inizio del processo è stato fissato per il prossimo 13 gennaio anche se è probabile che il difensore, avvocato Carla Mortarolo, chieda il rito abbreviato che prevede un processo sulla base degli atti con una sconto di pena di un terzo.

Tutto per una lettera anonima

A far partire l’indagine era stata una lettera anonima giunta ai Carabinieri di Cavaglià che denunciava le violenze e i soprusi in quella famiglia all’apparenza dai comportamenti irreprensibili.
Alla lettera era stata allegata come da prassi una nota di servizio e il plico era stato consegnato direttamente nelle mani del procuratore capo, Teresa Angela Camelio, che ha voluto vederci chiaro e ha quindi coinvolto nelle indagini la squadra di Carabinieri che opera in Procura.

Chiamata in Procura

Per non insospettire li padre, la figlia, che ha meno di 40 anni, è stata dirottata verso il palazzo di giustizia di Biella mentre era diretta al lavoro in compagnia di un’amica. Nell’ufficio al terzo piano, è stata messa a proprio agio e, dopo una lunga serie di incertezze e di mezze frasi, si è finalmente confidata con quei Carabinieri dalla notevole umanità e dalla lunga esperienza che hanno raccolto la sua dettagliata deposizione.

Una vita allucinante

E ha raccontato una vita di soprusi e di violenze culminata negli ultimi anni persino in episodi di abusi sessuali.
Dopo aver sentito amici, eventuali testimoni e vicini di casa, i militari hanno consegnato in una manciata di giorni la loro relazione al Procuratore capo che ha chiesto e ottenuto l’arresto del “padre padrone”.