Cronaca

Fiamme al Tracciolino e in Baraggia

Fiamme al Tracciolino e in Baraggia
Cronaca 09 Febbraio 2013 ore 16:42

Sono stati spenti gli incendi che ieri hanno devastato pascoli e boschi per lo più di betulle nella zona del Tracciolino, tra i ripetitori e la Muanda, e nella Baraggia di Candelo, nei pressi dell’osservatorio. Resta attivo solo il rogo partito l’altra sera nella zona appena sopra il ponte sull’Elvo, sempre lungo la strada del Tracciolino, che è stato bloccato al di sotto della strada e lasciato sfogare verso la montagna, in direzione delle pendici del Mars e del rifugio Coda, in zone troppo impervie da raggiungere da parte dei volontari del Corpo Antincendi boschivi del Piemonte che, anche ieri, insieme agli agenti del Corpo forestale dello Stato (che hanno in compito di coordinare gli interventi) e ai Vigili del fuoco, sono stati impegnati in un vero e proprio tour de force.

Gli interventi. I tre-quattro fronti di incendio del Tracciolino, sono rimasti visibili da tutto il Biellese per l’intera giornata, fino a quando i volontari, una trentina in tutto, non sono riusciti a spegnere anche gli ultimi focolai. Nel frattempo è partito l’allarme anche nella Baraggia di Candelo, dove un altro rogo stava devastando i pascoli e si stava avvicinando in modo pericoloso anche alla zona boschiva. Altri volontari dell’Aib sono quindi usciti dalla base di via per Candelo e si sono diretti con diverse squadre e sei mezzi, tutti fuoristrada muniti di cisterna, verso il punto segnalato.

Come per tutti gli altri divampati nei giorni scorsi soprattutto in Valle Cervo (devastati oltre cento ettari di boschi tra le alture di Campiglia Cervo e Rosazza), appare evidente la natura dolosa dei roghi: i soliti ignoti che appiccano il fuoco per dare retta all’errata convinzione che l’erba secca bruciata possa lasciar spazio in primavera a erba verde e sempre più rigogliosa, mente, in realtà, è vero proprio il contrario. Il fuoco, infatti, danneggia le sostanze nutritive del terreno e lo rende meno fertile. Non si esclude che in alcuni casi possano aver appiccato gli incendi dei moderni e folli incendiari, veri e propri delinquenti che impiegano tanica e accendino per compiere i loro crimini ambientali.

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