Disabili, a 65 anni calano gli aiuti

Disabili, a 65 anni calano gli aiuti
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La protesta arriva direttamente dall’Anfass nazionale ma parte da Biella ed è incentrata con l’Asl. Il motivo? Una nuova direttiva che “trasforma”, al compiere dei 65 anni, un disabile in un anziano, “obbligandolo” di fatto a lasciare le comunità che li ospitano per le case di riposo visti i minori contributi che vengono elargiti ai vari soggetti e i maggiori costi che le comunità hanno rispetto a una casa di riposo. E ad alzare la voce, ora, sono proprio i disabili che vivono da sempre nelle comunità, come appunto l’Anfass di Gaglianico.

«Vergogna» è il titolo della lettera firmata da decine di ospiti. «Nel mondo attuale tutti sappiamo che la prospettiva di vita è cambiata: si invecchia più tardi, bisogna lavorare molto più a lungo, bisogna fare movimento, seguire una giusta dieta e tanto altro per  essere sempre attivi. A 65 anni non si può essere considerati anziani e di certo a nessuno verrebbe in mente di dire a un ultrasessantacinquenne, anche se con problemi di salute che possono manifestarsi con il passare dell’età, che questa è la soglia oltre la quale è consentito solo l’accesso alle case di riposo. Eppure c’è chi la pensa così ed attua delle strategie economiche inaccettabili, sulla base di una logica razzista: se ad aver compiuto 65 anni è un disabile che vive, anche da lungo tempo, in comunità, in quelle famiglie allargate, sostitutive o di supporto a quelle d’origine, per il disabile non c’è scelta... basta famiglia, solo strutture per anziani. Vergogna». 
La replica.  L’Asl, sulla vicenda, spiega: «Conformemente a quanto previsto da norme regionali i pazienti disabili fisici o psichici, al compimento dei 65 anni hanno ancora diritto alla quota sanitaria da parte dell’Asl, ma con standard assistenziali commisurati alle esigenze di una persona anziana. Le indicazioni regionali non prevedono l’obbligatorio trasferimento dell’utente in struttura per anziani, bensì consentono la permanenza della persona all’interno della medesima struttura ospitante, con l’esclusivo adeguamento delle rette e degli standard assistenziali, secondo quanto previsto dalle norme in vigore per gli anziani non autosufficienti. E’ importante precisare che sono in corso colloqui con le strutture per disabili per esaminare caso per caso quale sia la soluzione prescelta dall’individuo o dalla struttura ospitante».

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