«Dateci i soldi o vi ammazziamo»

«Dateci i soldi o vi ammazziamo»
23 Febbraio 2017 ore 12:26

BIELLA – I titolari di un’impresa edile con sede a Biella, un calabrese di Locri e il suo socio di Genova, sono stati denunciati per estorsione nei confronti di amministratore, segretarie e un geometra della  società Viabit di Dorzano per conto della quale avevano eseguito dei lavori di subappalto a Carisio e a Graglia, pretendendo poi con pesanti minacce, anche di morte, il pagamento di quanto pattuito invece di ottenere il dovuto con la consegna dei documenti previsti dalla legge. La moglie di uno dei due, residente ad Andorno Micca, è stata invece denunciata a sua volta per il reato di favoreggiamento personale per aver raccontato fatti non rispondenti al vero agli inquirenti al fine di difendere i due principali indagati. Le indagini sono state condotte dai carabinieri in forza alla Procura, coordinati dal maresciallo Tindaro Gullo, su mandato del procuratore facente funzioni, Mariaserena Iozzo.

La Viabit, con sede a Dorzano, è un’importante società che si occupa di appalti pubblici anche a livello nazionale. Secondo l’accusa, agli indagati erano stati affidati lavori di subappalto per circa ventimila euro relativi a due bandi pubblici che Viabit si era aggiudicata: la ristrutturazione del Municipio di Carisio per 350mila euro e i lavori alla scuola di Valle di Graglia da 750mila euro. Per ottenere il pagamento, l’impresa subappaltante avrebbe dovuto consegnare a Viabit i documenti previsti dalla legge tra i quali il  Durc, il documento unico di regolarità contributiva che rappresenta l’attestazione dell’assolvimento, da parte dell’impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e Cassa Edile. Ma quei documenti non erano mai stati consegnati e la somma pattuita era stata di conseguenza congelata. 

Per ottenere quel denaro – secondo gli investigatori – i due indagati avrebbero deciso di utilizzare le maniere forti. Prima avrebbero minacciato l’amministratore delegato di Viabit e due segretarie, poi se la sarebbero presa con il giovane geometra con il quale erano soliti confrontarsi nei cantieri di Carisio e di Graglia. Si parla di minacce dal tenore mafioso, da far venire i brividi, del tipo: «O pagate o vi ammazziamo». Oppure: «Vi bruciamo tutti i camion che avete posteggiato nel cortile». Oppure ancora: «Vi spacchiamo le gambe».
Per un determinato periodo, per paura di trovarsi di fronte i due indagati, le due segretarie avevano preso l’abitudine di farsi accompagnare dai rispettivi mariti sia all’ingresso in azienda al mattino, sia all’uscita la sera.
testimoni: «Anche in questo caso – ha spiegato ieri il maresciallo Gullo – lo Stato ha risposto al cittadino che chiedeva aiuto con un segnale forte a difesa di un territorio ancora sano dove è necessario respingere simili tentativi di prevaricazione…».

V.Ca.

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 23 febbraio 2017

BIELLA – I titolari di un’impresa edile con sede a Biella, un calabrese di Locri e il suo socio di Genova, sono stati denunciati per estorsione nei confronti di amministratore, segretarie e un geometra della  società Viabit di Dorzano per conto della quale avevano eseguito dei lavori di subappalto a Carisio e a Graglia, pretendendo poi con pesanti minacce, anche di morte, il pagamento di quanto pattuito invece di ottenere il dovuto con la consegna dei documenti previsti dalla legge. La moglie di uno dei due, residente ad Andorno Micca, è stata invece denunciata a sua volta per il reato di favoreggiamento personale per aver raccontato fatti non rispondenti al vero agli inquirenti al fine di difendere i due principali indagati. Le indagini sono state condotte dai carabinieri in forza alla Procura, coordinati dal maresciallo Tindaro Gullo, su mandato del procuratore facente funzioni, Mariaserena Iozzo.

La Viabit, con sede a Dorzano, è un’importante società che si occupa di appalti pubblici anche a livello nazionale. Secondo l’accusa, agli indagati erano stati affidati lavori di subappalto per circa ventimila euro relativi a due bandi pubblici che Viabit si era aggiudicata: la ristrutturazione del Municipio di Carisio per 350mila euro e i lavori alla scuola di Valle di Graglia da 750mila euro. Per ottenere il pagamento, l’impresa subappaltante avrebbe dovuto consegnare a Viabit i documenti previsti dalla legge tra i quali il  Durc, il documento unico di regolarità contributiva che rappresenta l’attestazione dell’assolvimento, da parte dell’impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e Cassa Edile. Ma quei documenti non erano mai stati consegnati e la somma pattuita era stata di conseguenza congelata. 

Per ottenere quel denaro – secondo gli investigatori – i due indagati avrebbero deciso di utilizzare le maniere forti. Prima avrebbero minacciato l’amministratore delegato di Viabit e due segretarie, poi se la sarebbero presa con il giovane geometra con il quale erano soliti confrontarsi nei cantieri di Carisio e di Graglia. Si parla di minacce dal tenore mafioso, da far venire i brividi, del tipo: «O pagate o vi ammazziamo». Oppure: «Vi bruciamo tutti i camion che avete posteggiato nel cortile». Oppure ancora: «Vi spacchiamo le gambe».
Per un determinato periodo, per paura di trovarsi di fronte i due indagati, le due segretarie avevano preso l’abitudine di farsi accompagnare dai rispettivi mariti sia all’ingresso in azienda al mattino, sia all’uscita la sera.
testimoni: «Anche in questo caso – ha spiegato ieri il maresciallo Gullo – lo Stato ha risposto al cittadino che chiedeva aiuto con un segnale forte a difesa di un territorio ancora sano dove è necessario respingere simili tentativi di prevaricazione…».

V.Ca.

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